martedì, Ottobre 19

Minerali insanguinati: prove di severità dalla UE

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Il progetto di regolamento è stato approvato con 558 voti in favore, 17 contrari e 45 astensioni.
Il Parlamento ha ottenuto l’obbligatorietà dei controlli per gli importatori: durante i negoziati del novembre 2016, i deputati hanno convinto i Ministri dell’Ue che i controlli per verificare il rispetto delle norme della due diligence, basate sulle linee guida dell’Ocse, devono essere obbligatori per gli importatori di stagno, tungsteno, tantalio e oro da zone di conflitto ad alto rischio. La Commissione e il Consiglio avevano inizialmente proposto solo controlli volontari.   Le autorità degli Stati membri dovranno assicurarsi che le aziende rispettino queste norme. I materiali riciclati e i piccoli importatori, come dentisti e gioiellieri, che rappresentano il 5% delle importazioni, saranno esentati, per non imporre oneri burocratici eccessivi. I produttori e venditori comunitari sono tenuti a divulgare le fonti di approvvigionamento. Nel corso dei negoziati, il Parlamento è inoltre riuscito ad ottenere l’impegno che le grandi imprese dell’Ue (superiore ai 500 dipendenti) che acquistano stagno, tantalio, tungsteno e oro da utilizzare nei loro prodotti, saranno incoraggiate a riferire le loro fonti di approvvigionamento e entreranno a far parte di un registro Ue.   Il regolamento stabilisce che i vigenti sistemi di controllo del settore saranno utilizzati per evitare doppi oneri, ma il Parlamento ha assicurato che questi sistemi saranno controllati regolarmente, in modo da mantenere elevati standard che siano coerenti con le linee guida dell’Ocse.
La Commissione europea dovrà revisionare regolarmente l’efficacia della nuova legge, sia il suo impatto sul terreno sia il livello di rispetto da parte delle imprese europee. Potrebbe inoltre dover proporre misure obbligatorie complementari qualora l’applicazione della due diligence da parte delle imprese si dovesse rivelare insoddisfacente.
Una volta che anche il Consiglio l’avrà approvato, l’accordo sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli obblighi di responsabilità si applicheranno dal primo gennaio 2021, per dare tempo agli Stati membri di nominare le autorità competenti e agli importatori di acquisire familiarità con i loro nuovi obblighi.
Il regolamento si applica a tutte le zone del mondo colpite da conflitti e ad alto rischio, tra le quali la Repubblica Democratica del Congo e la regione dei Grandi Laghi sono esempi lampanti. Gli esperti redigeranno un elenco non esaustivo delle zone, ma il Paese di origine non è l’unico indicatore:
le informazioni sul transito o su di un fornitore irresponsabile dovrebbero anche indurre a un controllo dei precedenti.

Stagno, tantalio, tungsteno e oro sono utilizzati nella produzione di molti dispositivi ad alta tecnologia, nell’industria automobilistica, dell’elettronica, aerospaziale, imballaggio, costruzione, illuminazione, macchine industriali e utensili, così come in gioielleria. Gli obblighi di responsabilità sono definiti dalle linee guida internazionali dell’OCSE per aiutare le aziende a rispettare i diritti umani ed evitare di contribuire al conflitto attraverso il loro commercio di minerali. Attualmente, queste linee guida sono solamente delle raccomandazioni.

Mentre la UE cerca di fare un passo avanti, gli Stati Uniti si muovono per tornare indietro, cancellare la normativa che negli Stati Uniti rendeva più difficile far entrare nel circuito economico i minerali insanguinati. Venerdì 03 febbraio, infatti, il Presidente Donald Trump ha firmato due direttive presidenziali per smantellare la  Dood-Frank Act. La legge federale era stata firmata dal Presidente Barak Obama il 21 luglio 2010 per regolare il mercato finanziario americano. Il Dood-Frank Act, nella sezione della legge dedicata alla tutela dei consumatori, impediva l’acquisto di minerali estratti da zone di guerra. Il capitolo fu inserito sotto pressione della associazioni in difesa dei diritti umani per bloccare la scandalosa vendita di minerali provenienti dalle zone sotto controllo di guerriglie all’est della Repubblica Democratica del Congo. La legge è stata combattuta per anni dagli istituti finanziari e dalle multinazionali della new economy tra le quali: HP, Dell, Compaq. A distanza di un anno dall’entrata in vigore del Dood-Frank Act le esportazioni illegali di minerali congolesi era diminuita passando dai 380 milioni di dollari ai 185 milioni annui.
Il passo indietro degli Stati Uniti potrebbe vanificare il tentativo europeo, o quanto meno indebolirlo molto, visto che il commercio di questi minerali è per gran parte in mano a multinazionali, la porta riaperta dagli USA potrebbe essere una ‘via di fuga’ per gli importatori ‘irresponsabili’.

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