venerdì, Settembre 17

Minerali insanguinati: prove di severità dalla UE

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I Paesi ricchi di minerali e afflitti da conflitti devono affrontare un circolo vizioso, dove le entrate provenienti da risorse estratte illegalmente alimenta le rivolte armate. Ieri l’Unione Europea, pur con la lentezza che la contraddistingue, ha fatto un passo avanti per bloccare l’ingresso sul mercato europeo dei così dettiminerali insanguinati’. Gli Stati Uniti lo avevano fatto nel 2010, e poche settimane fa, il 3 febbraio, il Presidente Donald Trump ha firmato due direttive presidenziali per smantellare la legge Dood-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act, comunemente definita Dood-Frank Act.

Mentre la produzione mineraria può contribuire alla crescita economica, i minerali possono anche contribuire ad incrementare i conflitti in corso nelle regioni ricche di risorse. In Africa, un continente in cui è presente il 30% delle risorse minerarie mondiali e dove la produzione mineraria rappresenta il 24% del PIL, nel 2015 sono stati censiti dalla UE 27 conflitti noti per dipendere dalle risorse minerarie.
Il ruolo che le risorse minerarie hanno avuto nel prolungare i disordini nella Repubblica democratica del Congo (RDC) è stato riconosciuto fin dall’inizio del 2000, quando sono state avviate iniziative globali e dell’UE per bloccare il finanziamento dei conflitti da parte del commercio di diamanti. E’ stato riconosciuto anche il ruolo svolto da altre risorse minerarie, ma l’azione internazionale è iniziata solo nel 2010, quando l’OCSE ha adottato le sue Linee guida sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile di minerali e la risoluzione (1952) 2010 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto ai vari Paesi di esortare i commercianti che importano merci da lla RDC ad esercitare il dovere di diligenza nella gestione della filiera. L’invito delle Nazioni Unite è stato attuato nel 2010 dagli Stati Uniti attraverso la sezione 1502 della legge Dodd Franck, che stabilisce disposizioni obbligatorie di dovere di diligenza per le aziende registrate negli Stati Uniti. Dopo un processo di consultazione, la Commissione europea ha presentato , nel marzo 2014, una proposta di regolamento in tesa ad istituire un sistema europeo di esercizio del dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento, sulla base dell’autocertificazione, da parte degli importatori responsabili di stagno, tungsteno, tantalio, dei loro minerali e di oro, originari di zone di conflitto e ad alto rischio. Da più parti tale normativa  -che puntava sulla non obbligatorietà del controllo, per tanto faceva affidamento alla ‘buona volontà’ degli operatori economici, non comprendeva tutte le risorse naturali, e non riguardava tutte le impreseera stata duramente criticata per la sua scarsa efficacia.
Ieri il Parlamento UE ha approvato un regolamento potenzialmente migliorativo, volto a  porre fine al finanziamento di gruppi armati e alle violazioni dei diritti umani collegate al commercio di minerali provenienti da zone di conflitto, Oro, tungsteno, stagno e tantalio, che spesso finiscono per finanziare conflitti nei Paesi di produzione.

La normativa sui ‘minerali dei conflitti’ obbliga tutti gli importatori europei di stagno, tungsteno, tantalio e oro, esclusi i più piccoli, a effettuare controlli per garantire che gli obblighi di responsabilità (due diligence in inglese) siano rispettati dai propri fornitori. Per tanto viene accolta una delle richieste fondamentali di questi anni: viene superata la volontarietà. I produttori più grandi dovranno anche indicare come intendono monitorare le loro fonti per assicurare il rispetto delle norme.   «Il nuovo regolamento ha la possibilità di cambiare le vite delle popolazioni in conflitto. Il nostro sistema, tuttavia, funzionerà solo se applicato sul campo, se resta flessibile e se tutte le parti interessate continuano ad imparare e agiscono in modo responsabile», ha ammesso il relatore Iuliu Winkler.
«Non possiamo far finta di non vedere i danni che noi causiamo in altre parti del mondo. Queste norme hanno posto le basi per uno strumento in grado di spezzare il legame tra conflitti, abusi dei diritti umani e il consumo quotidiano di prodotti», ha detto il Presidente della commissione per il Commercio internazionale, Bernd Lange.

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