sabato, Aprile 10

Minerali insanguinati: l’Ue faccia esame di coscienza

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Di fronte alle violenze causate dai cosiddetti ‘minerali insanguinati o da conflitto‘, la cui estrazione è all’origine di violenze e sfruttamento da parte di gruppi armati, molte associazioni di ispirazione cristiana hanno voluto sollecitare le istituzioni europee a chiarire la loro posizione nei confronti dell’estrazione e commercio di tali prodotti che servono alla produzione di oggetti oramai di uso quotidiano come i-phone e i-pad. «In assenza di un efficace sistema di regolamentazione i cittadini europei non possono essere sicuri che i prodotti che acquistano e utilizzano quotidianamente non nascondano violazioni dei diritti umani», avvertono.

La Commissione europea ha risposto proponendo, nel maggio 2014, un regolamento sui ‘minerali da conflitto’. Ma la proposta fu considerata deludente sotto vari punti di vista. Si proponeva infatti un sistema di autocertificazione ‘volontaria’ per le imprese, applicabile solo a poche fonderie e raffinerie con sede nell’UE, lasciando al di fuori molti prodotti che entrano nel mercato comunitario contenenti i minerali indicati: stagno (tin in inglese), tantalio, tungsteno e oro (gold in inglese), i cosiddetti 3TG). Esattamente un anno dopo, nel maggio 2015, il Parlamento Europeo ha modificato la proposta, rafforzandola. Esso ha chiesto a tutte le aziende europee produttrici o importatrici di componenti o prodotti finiti contenenti “minerali da conflitto” di controllare il proprio sistema di approvvigionamento assicurandosi che esso non sia la causa di conflitti armati o non sia fonte di violazioni dei diritti umani.

Il voto del Parlamento europeo, secondo il CIDSE –  un’alleanza internazionale delle agenzie di sviluppo cristiane – ha rappresentato un grande passo in avanti rispetto alla proposta della Commissione europea, stabilendo che l’ approccio volontario da essa ipotizzato era inaccettabile. Sei mesi dopo, tuttavia, in un compromesso deciso dal Consiglio europeo nel dicembre 2015, il colpo di scena: si ritorna ad un approccio volontaristico, indebolendo di fatto quanto stabilito in maniera progressista dal Parlamento europeo.

Il dibattito tra le tre istituzioni passa ora alla fase successiva, quella del cosiddetto ‘trilogo’, un dialogo cioè a tre in cui le tre istituzioni comunitarie dovranno cercare di trovare una soluzione ‘comune’. In base al voto del Parlamento europeo, tutte le imprese dell’Unione europea che lavorano, importano o utilizzano i cosiddetti “3TG”  devono agire in modo responsabile. Una presa di posizione che va ben oltre l’iniziale proposta della Commissione per il Commercio Internazionale (INTA) che richiedeva solo a fonderie e raffinerie europee di controllare le proprie catene di approvvigionamento.

In vista dell’apertura del ‘trilogo’, il CIDSE – insieme ad altre associazioni tra cui FOCSIV (Volontari nel mondo) – ha coordinato una dichiarazione firmata da 146 Vescovi cattolici di 38 Paesi nei 5 continenti, in cui si chiede una normativa che possa servire a spezzare il legame tra risorse naturali e conflitti. Ne parliamo con l’Abate Leonard Santedi, Segretario Generale della Conferenza dei Vescovi congolesi.

 

Qual è la situazione in Congo?

In Congo si è venuta a creare una situazione di grande insicurezza con la presenza di gruppi armati che vivono dello sfruttamento delle miniere impedendo alla popolazione di dedicarsi all’agricoltura. Questo ha generato violenze, soprattutto nei confronti delle donne e bambine che venivano sfruttate e spesso stuprate (ricordiamo a questo proposito la battaglia svolta dal dott. Mukewege dell’ospedale di Panzi impegnato a salvar loro la vita dopo le violenze subite e che ha messo in luce il legame tra lo sfruttamento  e il commercio illecito delle materie prime e gli stupri delle donne. Per questo il Parlamento europeo lo ha insignito del Premio Sakharov, ndr).

Lei è stato anche negli Usa per perorare la causa dei minerali da conflitto. Quale è la situazione negli Usa?

Sono andato negli Stati Uniti per discutere della legge Dodd-Frank (si tratta di una legge adottata nel 2010 dal Congresso americano mirante a spezzare il legame tra i quattro minerali ‘insanguinati’ e gruppi armati e che esige dalle società quotate in borsa negli Usa il controllo dei minerali contenuti nei loro prodotti se provengono dalla RDC o dai Paesi vicini, ndr). Per noi la legge Dodd-Frank, invece di essere nefasta per la vita della gente è stata positiva perché ha permesso di essere più responsabili decretando la tracciabilità dei prodotti. Ora vanno studiate misure di accompagnamento per vedere come creare cooperative artigianali di sfruttamento delle miniere, e come si possa  far pressione per sollecitare i poteri locali a rispettare le norme sociali. Queste misure sono importanti ma ciò che serve è una legislazione “obbligatoria” perché è la vita della gente ad essere in pericolo. Da un lato c’è un business che bisogna continuare a promuovere  e dall’altra ci sono misure che vanno prese  per evitare il rischio che intere popolazioni possano scomparire a causa dello sfruttamento dei lavoratori e dell’aumento dei gruppi armati con l’imporsi della  legge della giungla, della legge dell’impero della violenza. Ed è per questo che chiediamo all’umanità di avere più responsabilità e più solidarietà.

Tutti si rendono conto della posta in ballo ma ora bisogna vedere quali sono le modalità per realizzare una normativa benefica per gli uni e gli altri. Negli Stati Uniti abbiamo registrato la reazione di alcune imprese legate all’estrazione dei minerali in Congo: quando hanno saputo di essere azionisti di imprese che sfruttavano i ‘minerali di sangue’ hanno minacciato di ritirarsi se non veniva certificata  la trasparenza finanziaria e se non veniva esercitata la ‘dovuta diligenza’.

Cosa c’è da fare ora?

Ora il compito è sensibilizzare i cittadini a capire che nel loro telefono i-phone ad esempio ci sono minerali che magari creano dolore e morte all’altro capo del mondo. Se i cittadini vengono messi al corrente di questo, penso che non accetteranno più questa situazione. Siamo solo agli inizi ma bisogna continuare perché una umanità più responsabile possa avanzare insieme. Questo mondo è diventato tutt’uno con la mondializzazione ma c’è il rischio che gli sviluppi della tecnologia non siano alla portata di tutti. Dobbiamo cercare di essere più ambiziosi perché questo commercio possa diventare etico e foriero di pace e sviluppo.

Qual è ora il ruolo delle istituzioni europee?

Sono portatore di un messaggio che è un grido di dolore ma anche di speranza. Un grido di dolore delle popolazioni che vivono in questi luoghi dove si sfruttano i minerali da conflitto, dove si fa una estrazione artigianale e che sono vittime di molte sofferenze perché lo sfruttamento minerario è ora molto criminalizzato, è un business che rende bene e ci sono molti gruppi armati che sfruttano la gente e le conseguenze le conoscete.  E le donne sono vittime di violenze e stupri ma anche estorsioni e abusi. Noi pensiamo che a questo grido di dolore si debba rispondere con un grido di speranza, la speranza che l’umanità ha fatto molti progressi in campo morale e pensiamo che ci siano dei valori che ciascuno, quale che sia il suo comportamento, deve essere incapace di profanare: il rispetto  della dignità umana, la persona non può essere considerata come una cosa  e questo è un diritto inalienabile. Noi riteniamo che lasciare questo commercio a una regolamentazione volontaria delle imprese non possa funzionare mentre una regolamentazione obbligatoria potrebbe indurre a por fine agli abusi e responsabilizzare le imprese a non lavorare più in questo modo con minerali estratti con lo sfruttamento senza rispettare la dignità e causando violenza e morte.

Abbiamo visto nel 2014 la risposta della Commissione europea e nel dicembre 2015 quella dei Paesi europei sulla regolamentazione volontaria e ci si rende conto che la regolamentazione volontaria non permette di avanzare. Una regolamentazione obbligatoria invece sarebbe un primo passo anche verso una migliore informazione dei cittadini che non accetterebbero di essere complici del sangue di altri esseri umani. Serve il rispetto della dignità umana, dei diritti umani per avviare un dialogo tra le imprese, i governi e la società civile. Sarà questa l’occasione per l’Unione europea  di dare l’esempio di un commercio responsabile e rispettoso della dignità umana. Noi siamo sicuri che con questa regolamentazione si possano fare dei progressi nel commercio dei minerali.

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