sabato, Ottobre 16

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Bangkok – L’Indonesia chiederà formalmente al Giappone di ricollocare tutte le attività relative alla fusione ed al trattamento dei minerali in Indonesia nell’ambito di un tentativo di porre termine ad un lungo periodo di tensioni fattesi crescenti in tempi recenti nel campo dell’acquisizione e della trasformazione dei minerali e dei metalli, settori dove vi è stata una successione di limitazioni reciproche o restrizioni in termini di esportazione.

La richiesta sarà presentata nell’ambito dei colloqui bilaterali tra esponenti ufficiali dei Governi indonesiano e giapponese in tempi rapidi, come confermato nella giornata di mercoledì scorso da parte del Ministero dell’Industria indonesiano, dopo l’incontro tra il Ministro MS Hidayat in persona e l’Ambasciatore giapponese in Indonesia, Yoshinori Katori. Il Ministro indonesiano ha affermato in quell’occasione che il Giappone è stato uno dei più grandi investitori in Indonesia e quindi bisognerà attivarsi per ascoltare e ri-orientare le questioni in sospeso e le problematicità come se si trattasse di una sfida da superare. Si spera che si possa addivenire ad un accordo inter-governativo a seguito della riapertura dei colloqui per assicurarsi che questa ri-allocazione da parte del Giappone e favore dell’Indonesia avvenga effettivamente ed in tempi brevi.

L’Indonesia  -uno dei maggiori fornitori di minerali  e metalli chiave oggi, come carbone, nichel, bauxite e alluminio-  pose il blocco sulle esportazioni di metalli non-trattati lo scorso 12 gennaio nella speranza di far crescere la sua industria di lavorazione nel settore. Scopo di questa politica indonesiana era anche quello di creare nuovi posti di lavoro e di aggiungere valore alle risorse minerarie della Nazione. Il prezzo del nichel sui mercati mondiali, dopo la decisione indonesiana, ha avuto un andamento altalenante.

La strategia indonesiana ha avuto esiti significativi anche sul Giappone, che è uno dei principali produttori di acciaio inossidabile al mondo, a causa dei prezzi spinti verso l’alto, costringendo  la sua industria a cercare altre fonti di nickel. L’Indonesia è uno dei maggiori produttori di minerali metallici al mondo e soprattutto rappresenta il 44 per cento del fabbisogno giapponese. Il resto delle necessità nipponiche in questo settore è coperto da altri produttori come Filippine e Nuova Caledonia. Alcuni produttori giapponesi di nickel ora stanno conducendo  studi di fattibilità per allocare proprie fonderie in Indonesia. Vi sono, però, problemi di non lieve entità da risolvere nel campo dell’impiego di personale.

Lo sviluppo di impianti di fusione e trattamento di metalli e minerali ferrosi porterebbe vantaggi sia al Giappone sia all’Indonesia, entrambe le Nazioni potrebbero combinare le proprie risorse nazionali  -materiali non trattati dall’Indonesia e investimenti e tecnologia da parte del Giappone.
Al momento, l’Ambasciatore giapponese ha preferito glissare su domande che gli son state poste circa la visione che ognuno dei due Paesi ha mostrato circa l’intera materia in questione. In precedenza, il Giappone aveva affermato che avrebbe portato il tema all’attenzione della Organizzazione Mondiale del Commercio  se non si fosse trovata una soluzione a proposito del blocco imposto dall’Indonesia nel settore specifico e nei confronti del Giappone.
Il Governo giapponese, secondo quel che riporta il ‘Nikkei Daily‘, stava cercando di creare momenti di dialogo con l’Indonesia, proprio attraverso la WTO. Nel caso in cui la questione non si fosse risolta, il Giappone avrebbe potuto richiedere un arbitrato internazionale da predisporre al fine di chiarire il quadro specifico della materia. Nel caso in cui i colloqui bilaterali fossero falliti, il Giappone era sul punto di creare un gruppo di lavoro con la Cina, un altro buyer tra i maggiori nel novero dei clienti dell’Indonesia, pur di trovare un rimedio, secondo quel che hanno riferito le fonti giapponesi.

In ogni caso, i giapponesi hanno anche confermato che conferire tutta la questione nelle mani della WTO resta sempre un’opzione da considerarsi, sebbene al momento nessuna decisione in merito sia stata ancora presa in modo esaustivo ed ufficiale.

 

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