martedì, Settembre 28

Minatori italiani in Belgio: l’importanza della memoria

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Bruxelles – I 70 anni dalla firma del protocollo di emigrazione italo-belga del 23 giugno 1946, qui in Belgio, sono stati l’occasione non solo per parlare dell’emigrazione italiana in questo Paese, ma anche per guardare alla nuova emigrazione e all’Europa.
Tra i protagonisti di queste celebrazioni, Franco Seminara, ex senatore e deputato belga socialista, e Marc Tarabella, deputato europeo belga nel gruppo S&D (Socialisti e Democratici) e Sindaco di  Anthisnes, due figli di emigrati italiani, ora personaggi politici di spicco sullo scenario belga.

Franco Seminara è nato in Belgio, a Frameries, da padre siciliano, Santo Seminara, di Regalbuto (Enna), giunto in Belgio nel 1956 per lavorare nella miniera di Cuesmes, nel bacino minerario del Borinage (Vallonia). La mamma, invece, arrivò nel 1957 in Belgio, con le sue quattro bambine. Il piccolo Franco nacque l’anno dopo, nel 1958.  All’età di 5 anni si ammalò di poliomielite ed rimase in ospedale fino all’età di 8 anni e mezzo. Dopo il suo rientro a casa ha studiato, ha militato dal 1972 al 1979 nel movimento della gioventù operaia cattolica  belga (JOC, Jeunesse Ouvrière Catholique), e già dall’età di 20 anni lavorava come insegnante alla scuola di alfabetizzazione di Mons (Borinage). “Dopo la mia vita è stata come quella di migliaia di persone”, ci dice. La sua vita è stata vissuta, però, intensamente, anche se su una sedia a rotelle. Ma questo non gli ha impedito di diventare senatore prima della Vallonia, poi del Belgio.
Ora abita a Quaregnon, in quello che era stato il maggior bacino minerario della Vallonia.
Il suo messaggio, oltre che attraverso l’insegnamento, è passato anche attraverso la musica. Ha scritto canzoni che sono poi state utilizzate per finanziare attività a favore di portatori di handicap, come ‘Vivre comme toi‘ (Vivere come te) ai primi posti nelle vendite in Belgio nel 1986. Con i proventi ha finanziato una campagna nazionale per l’acquisto di attrezzature speciali per permettere ai giovani con handicap di utilizzare le piscine. Nel 1994 convinse lo chansonnier italo belga Salvatore Adamo, che abitava anche lui a Quaregnon (e anche lui era figlio di minatore siciliano), a comporre la canzone ufficiale della nazionale di calcio del Belgio per i mondiali degli Usa. Altra canzone, altro beneficiario: ‘Vivre debout‘ (Vivere in piedi) per finanziare la campagna di ‘Handicap International‘ contro le mine anti-uomo.
La sua carriera politica inizia nel 2003,  prima come senatore nel Parlamento della regione vallona, poi senatore al Parlamento federale belga. Dal 2010 al 2015 è stato deputato nel Governo federale del Belgio. Non basta: “ultimamente ho partecipato alle elezioni europee e sono ora primo supplente per il partito socialista del Belgio al Parlamento europeo con 35.000 voti. Sono anche Consigliere comunale nel mio comune Quaregnon, dove è stata firmata la Carta del Partito Socialista del Belgio“, ci dice.

Si può dire che in Belgio ci sia stata una doppia integrazione: prima tra gli abitanti delle varie regioni d’Italia giunti qui a lavorare nelle miniere,  poi  con gli abitanti del Belgio, valloni o fiamminghi. “E’ proprio così“, dice Seminara. “Noi abbiamo creato un gruppo musicale che si chiamava ‘Le groupe levure’ (il gruppo lievito) per aiutare a integrarsi con i belgi e cantavamo nel ‘patois’, la lingua del Borinage, con musica italiana. La nostra ricchezza è stata proprio questa: addizionare le differenze culturali e sociali in modo che ciascuno potesse arricchirsi con la cultura dell’altro“.

Seminara è stato tra i partecipanti all’incontro ‘Migrazione in Europa: da Marcinelle alla crisi dei rifugiati‘ organizzato, lo scorso 30 giugno, dai Socialisti e Democratici del Parlamento europeo, dal PES belga e dal PD italiano nella ex miniera del Bois du Cazier, ora trasformata in museo e luogo della memoria. Ognuno dei nostri connazionali, dice Seminara, “potrebbe raccontare una storia come la mia. Anche loro avrebbero potuto prendere la parola oggi anche se è complicato far parlare 400.000 immigrati italiani. Ognuno di loro può dire quello che ha vissuto, quello che ha visto. Questa è la nostra forza. Oggi abbiamo un vero problema: dei politici che parlano troppo  da tecnocrati. Forse è necessario farlo ma c’è troppo tecnicismo, troppo squilibrio tra loro e la vita. Quindi nella globalizzazione di oggi è importante tener conto anche delle testimonianze viventi, sincere e autentiche altrimenti non andremo mai avanti“. Oggi, prosegue Seminara, “siamo stati tutti insieme, abbiamo parlato e discusso. Ma quello che mi è dispiaciuto di più è stata la mancanza della gioventù tra noi in questa sala!  E penso che questa sia la prima preoccupazione che dobbiamo avere, perché i giovani della nostra emigrazione non ci sono oggi? Per interessare i giovani bisogna raccontar loro le storie del passato! Ma dobbiamo soprattutto dar loro la possibilità di parlare, bisogna dar loro la parola, questa è la prossimità. E gli esponenti politici potranno così capire cosa succede nel mondo giovanile, un mondo che molti di loro non conoscono. I politici dovrebbero stare meno sul podio e più tra il pubblico, tra i cittadini“.

Quest’anno ci sono stati tanti eventi in Belgio per ricordare i 70 anni dalla firma del protocollo di emigrazione italo-belga del 23 giugno 1946 e 60 anni dalla tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956. “Finalmente le autorità hanno aperto gli occhi su quella che è stata la storia dell’emigrazione italiana e sull’importanza dell’integrazione tra i popoli. E ora bisogna aprirsi ai giovani per dare loro speranze concrete per il futuro“.
Marc Tarabella, eurodeputato belga  del S&D, e Sindaco della cittadina di Anthisnes nel bacino di Liegi,  afferma: “E’ importante il ricordo per il semplice motivo che i minatori che sono giunti in Belgio dall’Italia non hanno avuto la vita facile. Sono stati sradicati dalla loro terra e mandati qui a lavorare per darsi un avvenire e darlo alla loro famiglia con un lavoro che forse è tra i più duri che esistano sul pianeta. Questo è il lavoro di minatore di fondo nelle miniere di carbone, un lavoro che ha causato tante malattie. Penso alla silicosi che il Belgio ha impiegato tanti anni a riconoscere come malattia professionale, anni dopo l’Italia, una malattia che ti porta a una morte prematura. Questi minatori  erano destinati a non veder crescere i loro figli, e comunque a non vedere molto i loro figli perché erano spesso al lavoro quando i figli tornavano da scuola.  Questo è un fatto che non va dimenticato perché  questa realtà esiste ancora oggi. Ci sono Paesi dove non ci sono i diritti da noi oggi acquisiti, ci troviamo in un mondo che diventa sempre più ineguale mentre noi diciamo che tutti devono aver diritto a una vita degna, a crearsi un futuro, a curarsi, ad avere una pensione decente, a dare ai propri figli l’opportunità di istruirsi“.
Il padre di Tarabella, ci racconta, arrivava da Serravezza, in provincia di Lucca.  “Era cavatore, lavorava nelle cave di marmo bianco e qui in Belgio ha lavorato nelle cave di pietra nell’Hainaut (il sud del Belgio, ndr) ma anche nella provincia di Liegi. Un lavoro molto difficile soprattutto per l’effetto che la polvere di pietra poteva avere sui polmoni. Mio nonno è morto senza essere riuscito a godersi l’inizio della pensione. E’ morto a 65 anni e tre settimane per un cancro polmonare.  Io avevo tre anni, ho un ricordo molto vago di lui. Forse era un lavoro leggermente migliore della miniera perché lavoravano all’aperto ma era comunque un lavoro molto duro. Era gente che ha dato molto, che ha lavorato molto“.

Il messaggio oggi è che “l’emigrazione continua“, afferma Tarabella. “Conosco molti giovani spagnoli, portoghesi, greci e italiani che hanno avuto una buona istruzione ma non hanno lavoro o un lavoro che non ha nessun legame con i loro titoli di studio e che cercano l’avventura per guadagnarsi da vivere onestamente a Bruxelles, a Parigi, a Londra.  Quindi l’emigrazione esiste sempre anche nel cuore dell’Unione europea. E poi c’è anche la grande storia dei rifugiati che fuggono le guerre e la morte, e questa è una tematica che oggi è stata recuperata dai populisti e dagli estremisti di destra per far paura alla gente approfittando di questa sensazione di disperazione. Ed è anche vero che l’Europa oggi non dà le risposte che servirebbero, perché non bisogna dimenticare che gli europei si trovano ora in un continente in pace grazie all’Unione europea. Molti belgi ad esempio sono fuggiti in Francia durante la seconda guerra mondiale“.
A poche ore dalla Brexit, conclude, “non riesco ad essere veramente triste da questo risultato perché vorrei trasformarlo in una opportunità per rifare l’Europa e rimetterla in moto con politiche che sono nell’interesse dei cittadini, perché i cittadini sono più importanti dei mercati!

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