mercoledì, Maggio 12

Minacciato il colle di Leopardi field_506ffb1d3dbe2

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«Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare
».

Così Leopardi ne ‘L’Infinito’ riportava le riflessioni sulla vita, la morte e l’eternità che il silenzio del colle da lui prediletto gli ispirava, all’ombra della siepe che gli escludeva la vista fino all’orizzonte, coprendogli l’abitato di Recanati.

Oggi il colle è a rischio sotto il profilo paesaggistico, a causa di un progetto di edificazione da parte di un privato che sul luogo possiede un casolare e ne intende avviare la ristrutturazione. Il colle de ‘L’Infinito’ da angolo rurale, con una cascina munita di deposito per gli attrezzi, porcilaia e fienile, potrebbe essere così irrimediabilmente alterato, trasformando il luogo in qualcosa di molto lontano dalla visione leopardiana. In Italia e all’estero si guarda al colle come ad un contesto sacro, a un luogo dell’anima, da difendere a tutti i costi e salvaguardare nella sua integrità mantenutasi inalterata attraverso i secoli.

La proprietaria del casale, Anna Maria Dalla Casapiccola, afferma che il progetto da lei presentato serve solo a rendere meno decadente l’abitazione, destinata al figlio Francesco. Il Ministro del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), Dario Franceschini, ha convocato una riunione il 26 marzo scorso per evitare che si alteri l’ultimo angolo di paesaggio marchigiano rimasto intatto fin dall’Ottocento, dato che il Consiglio di Stato ha approvato il ricorso del privato per l’edificazione contro il parere negativo dato dalla locale Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici.

Concordi con l’opinione di una difesa a oltranza dell’altura evocata da ‘L’Infinito’ leopardiano, oltre al Ministro, sono il Presidente del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), Andrea Carandini, che dice di aver supportato fin dall’inizio la Soprintendenza in questa battaglia, e il pronipote del poeta, Vanni Leopardi, che interviene per promuovere una legge ‘ad hoc’ per la tutela dell’‘ermo colle’, pur non dichiarandosi contrario ad una ristrutturazione del casale, se questa rispetterà l’originalità e la particolarità del luogo in cui è immerso. Di diversa opinione, invece, l’Assessore all’urbanistica di Recanati, Roberto Bruni, che vede il progetto di riqualificazione dello stabile come molto sobrio, equilibrato e non in grado di alterare in alcun modo il paesaggio del colle, caro a Leopardi.

Il ‘Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio’, promulgato dall’allora Ministro Giuliano Urbani, non prevedeva che l’ultima istanza, quella decisiva in materia di paesaggio, spettasse al MiBACT e da allora la norma non è stata rettificata o cambiata, anche se molte sono state le proposte di legge in merito.

Secondo il Soprintendente delle Marche, l’architetto Stefano Gizzi «la sentenza del Consiglio di Stato non dà alcun via libera alla trasformazione della casa colonica», ma impone alla Soprintendenza di dare un nuovo parere al riguardo. Secondo Gizzi il Consiglio di Stato si è espresso in merito alla variante urbanistica del piano regolatore, ma non sotto il profilo paesaggistico e della tutela; inoltre va detto che il Comune di Recanati non ha mai trasmesso alla Soprintendenza il progetto di ristrutturazione in argomento, come stabilisce il ‘Codice’ su citato.

Il cemento ha ormai preso a invadere il nostro paesaggio sempre più spesso: quasi 161 ettari di terreno ogni giorno subiscono questa sorte e vanno progressivamente scomparendo i più begli scorci del nostro Paese, come ha già più volte evidenziato anche Salvatore Settis, autore del volumetto ‘Paesaggio, Costituzione, cemento’, dove si legge «Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Quello che fu il Belpaese fa scempio di se stesso, è sommerso dal cemento».

Nel frattempo, aspettando che si arrivi ad una decisione, abbiamo intervistato sulla questione Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario del MiBACT.

 

Qual è l’importanza del cosiddetto ‘ermo colle’ di Recanati e perché va tutelato dall’edificazione?
Il colle di Recanati è il simbolo di un poeta, forse il più grande di quelli italiani, che è Giacomo Leopardi. In quanto tale, ha una valenza non solo paesaggistica, perché si tratta di un posto particolarmente suggestivo e bello, ma anche come luogo legato all’identità culturale sia del nostro Paese, che della regione Marche in particolare.

Cosa ha deciso la riunione convocata dal Ministro Dario Franceschini il 26 marzo scorso in merito al colle caro a Leopardi?
Ha deciso che andremo avanti. Purtroppo il Consiglio di Stato ha già dato ragione a chi ha presentato il progetto di trasformazione di una abitazione agricola a ridosso del colle di Leopardi, quindi con i pochi mezzi che purtroppo abbiamo a disposizione andremo avanti, continueremo a ripresentare ricorso contro questa che certo è una sentenza che ci dispiace molto, e secondo noi, una scellerata operazione di danneggiamento paesaggistico.

L’articolo 9 della Costituzione prevede la tutela del paesaggio del nostro Paese. Come mai il Tar ha accettato il ricorso da parte privata in merito all’edificazione del colle, nonostante il parere negativo della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche?
Il Tar non esprime delle valutazioni in merito, in questo caso è stato il Consiglio di Stato ad esprimersi e queste sono state valutazioni tecniche. Vi sono state delle eccezioni sul nostro ricorso, che sono state sollevate perché magari c’erano delle forme sbagliate in quello. Non è come dire che gli organi come la Corte non rispettino l’articolo 9 della Costituzione, è invece che giudicano il provvedimento a sé ed evidentemente il provvedimento presentato dal Ministero non era stato formulato secondo una forma che la Corte ha ritenuto di accettare. Il parere della Soprintendenza così come è non è stato accettato dal Consiglio di Stato, quindi quello che noi faremo è innanzitutto muovere i nostri uffici legali (che sono già al lavoro) per poter attuare una riformulazione del parere. Il punto importante è comunque che il Ministero non intende cedere sulla questione della tutela assoluta del colle di Leopardi.

Lei, in una recente intervista, ha promesso battaglia. Cosa prevede il MiBACT di fare a tale proposito?
Dobbiamo riformulare il parere della Soprintendenza perché così come è stato fatto non è stato accettato dal Consiglio di Stato. La battaglia è quella che avviene attraverso i nostri uffici legali, che stanno già lavorando alla riformulazione del parere in modo da poterlo ripresentare al Consiglio di Stato.

Lei ha affermato che il paesaggio in Italia è difficile da difendere, anche perché c’è il senso comune che paesaggio e tutela siano una variabile indipendente. Ci può spiegare perché e crede che ciò sia accaduto anche per il colle?
Accade per tutta Italia, quindi anche per un luogo identitario come l’‘ermo colle’. Gli strumenti che ha in mano il Ministero sono spesso spuntati, perché c’è una contrapposizione tra la Normativa Urbanistica e quella Paesaggistica. Questa è la prima questione. La seconda è che purtroppo non si capisce perché il paesaggio non venga considerato come un monumento. Il paesaggio è importante al pari di un monumento, un bene che deve essere tutelato come dice l’articolo 9 della Costituzione.

Il sindaco di Recanati giudica giusta questa operazione di edificazione. Come mai una decisione del genere secondo Lei?
Questo bisogna chiederlo a Lui, io non sono il Sindaco di Recanati, se lo fossi ci terrei a mantenere più intatto possibile questo bene così prezioso, che fra l’altro viene anche visitato appositamente da molti lettori di Leopardi.

Secondo Lei l’extrema ratio da parte del MiBACT resta il ricorso al Consiglio di Stato?
Esattamente sì, riformulandolo perché non era evidentemente fatto in un modo corretto e giusto.

 

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