mercoledì, Dicembre 1

Mina vagante coreana tra Mosca e Pechino field_506ffbaa4a8d4

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E’ difficile tuttavia non presumere che a Mosca prema altresì conservare e se possibile rafforzare ad ogni buon conto il legame con Pyongyang e la propria quota di influenza e controllo sulla porzione settentrionale dellaterra del freddo mattino‘, come tradizionalmente ama chiamarsi la Corea, se necessario anche a costo di dissensi con Pechino.

Dissensi che non mancano, del resto, quanto meno a livello potenziale, nella più ampia area estremo-orientale e anzi nell’intero scacchiere Asia-Pacifico, la cui problematica è resa oggi più che mai complessa dall’orientamento americano a concentrare qui i propri impegni, dall’ambivalenza dei multiformi rapporti Cina-USA e dalla concomitanza con la tensione Russia-Occidente nel vecchio continente.

Basta guardare agli sforzi incessanti, benchè finora poco produttivi, di Russia e Giappone per riaggiustare definitivamente le loro relazioni ed estendere una possibile cooperazione che Pechino gradisce, nella migliore delle ipotesi, solo fino ad un certo punto, ossia entro i limiti in cui Mosca può svolgere un’efficace mediazione tra due governi e Paesi che continuano a guardarsi per lo più in cagnesco. Nel recente incontro tra Vladimir Putin e il Premier nipponico Shinzo Abe si è parlato, del resto, anche della mina vagante nordcoreana, essendo l’ex impero del sol levante un’altra bestia nera per Pyongyang.

Un altro punto di tendenziale frizione tra Russia e Cina emerso nei giorni scorsi è la richiesta presentata dal Pakistan di ammissione nel Gruppo consultivo dei fornitori di materiale nucleare (NSG la sigla inglese). La mossa, appoggiata dalla Cina, sembra essere stata compiuta al solo scopo di bloccare l’analoga aspirazione indiana, che avrebbe maggiori probabilità di essere soddisfatta (se non ci metterà lo zampino anche l’Italia, membro dell’NGS, per via della vertenza sui fucilieri di marina), grazie alle migliori credenziali di New Delhi in materia di non proliferazione nucleare, ma non lo sarà per evitare una disparità di trattamento dei due grandi Paesi vicini ma così poco amici.

Poco amici sono da sempre anche Cina e India, e lo rimangono evidentemente tuttora nonostante qualche recente accenno di schiarita, mentre altrettanto tradizionale, proprio per questo motivo, è il rapporto speciale tra Cina e Pakistan, accomunati dalla più o meno marcata ostilità nei confronti dell’India, anche quando il secondo faceva parte della rete di alleanze antisovietiche tessuta dagli Stati Uniti.

Con la stessa India è la Russia, invece, ad intrattenere da sempre relazioni relativamente buone, soprattutto quando Mosca e Pechino erano ai ferri corti ma anche adesso che New Delhi fa parte del gruppo BRICS, comprendente la Cina e molto caro al Cremlino benchè indebolito da difficoltà economiche di quasi tutti e per qualcuno (specie il Brasile) anche politiche. Non basta quindi neppure la nuova ‘guerra fredda’ con l’Occidente a cementare un asse russo-cinese che dovrebbe comunque misurarsi con antiche realtà storiche e geopolitiche oltre che con sfide più attuali.

 

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