mercoledì, Ottobre 27

Mina: la Tigre nell'Olimpo della musica Successi e vicissitudini della più grande interprete italiana di tutti i tempi da anni in esilio dalle scene

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Il leggero fruscio della puntina del giradischi che, come una ballerina sulle punte, gira sobbalzando nel microsolco di vinile. Immagini in bianco e nero di una televisione ingenua e romantica e di acconciature proiettate, come i primi moderni palazzi, verso il cielo. Parte improvvisa la musica, subito seguita da una voce decisa, grintosa, cristallina come i ruscelli di quei tempi, ed è una voce inconfondibile. Di donne che hanno fatto la storia della musica ce ne sono tante, ma dovendo collocare solo alcune elette in un ideale Olimpo, il cerchio si restringe ad Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Edith Piaf e lei, ‘la Tigre di Cremona’, Mina.

Oltre ad essere l’indiscussa regina della musica italiana, Mina  ha rappresentato un fenomeno di costume, vuoi per aver fatto da colonna sonora all’Italia del boom economico, vuoi per delle scelte personali coraggiose e spesso controcorrente. Se oggi viene considerata, a ragion veduta, alla stregua di un mito intoccabile, non bisogna dimenticare l’ostracismo e le continue invasioni subite nel campo della vita privata.
Siamo nel ’63, Mina è già una cantante affermata, nel suo repertorio ci sono brani che l’hanno proiettata al top delle vendite come ‘Tintarella Di Luna‘, ‘Una Zebra A Pois‘, la hit di Gino PaoliIl Cielo In Una Stanza‘ e ‘Le Mille Bolle Blu‘.
Già quest’ultimo brano aveva suscitato scalpore per via della gestualità di Mina che, nell’interpretarlo, si passava le dita sulle labbra; il pubblico di Sanremo non gradì, questo gioco venne bollato come un misto di peccaminosa audacia e di sberleffo. La pressione della stampa su Mina per questo Festival era alta, la davano favorita per la vittoria finale ma questo episodio la penalizzò e venne alimentata una rivalità con Milva. Questa seconda partecipazione sarà l’ultima, ma sarà anche la prima di una serie di rinunce volontarie della cantante lombarda.

In quel fatidico ‘63, Mina dà alla luce il figlio Massimiliano, avuto da Corrado Pani, brillante attore che piace alle donne ma che è ancora ufficialmente sposato. Nell’Italia democristiana, perbenista e bigotta si grida allo scandalo; la maggior parte della stampa si schiera a difesa dei ‘valori’ e, se a Fausto Coppi tutto venne perdonato in quanto uomo e grande campione, la Tigre viene attaccata, con relativo boicottaggio da parte della televisione.
Lo status quo, Chiesa compresa, non ha fatto i conti con l’affetto della gente che, in anticipo sugli imminenti cambiamenti culturali epocali, si mette dalla parte della bionda cantante. Mina, confortata dal pubblico, risfodera gli artigli come si conviene ad una tigre, appellativo questo datole dalla sua concittadina Natalia Aspesi, nota scrittrice, e riparte con ancora più slancio.
Finita la quarantena, Mina diventa un’apprezzata conduttrice televisiva e regalerà al pubblico alcuni duetti canori e degli sketches diventati degli autentici cult, con Toto’, Lucio Battisti e Alberto Sordi, solo per citare i più memorabili.

Le canzoni di successo di Mina sono tutte dei classici della nostra musica: ‘Se Telefonando‘, scritta da Maurizio Costanzo e tra le più riprese da altri artisti, ‘Città Vuota‘, ‘Insieme‘, ‘Parole Parole‘ con Alberto Lupo.
L’amicizia con Battisti, ha prodotto un brano che, dopo qualche anno, ricorda la propria condizione di parziale ragazza-madre, ‘Amor Mio‘, splendido monologo tra una mamma sola con il proprio figlio e l’ultraterreno: «Amor mio, per amico c’è rimasto solo Dio…Amor mio, basto io, grandi braccia grandi mani avrò per te, stretto al mio seno freddo non avrai, no tu non tremerai, non tremera».

Dopo aver ricevuto pubblici elogi da grandi colleghi come Frank Sinatra, Barbra Streisand, Liza Minnelli e molti altri, Mina si trova all’apice del successo e, colpo di scena, nel ’78 si ritira dalla vita pubblica e dal mondo dello spettacolo.
I motivi sono piuttosto chiari; era da anni uno dei personaggi più paparazzati, vita privata zero, inoltre aveva fondato con il padre una casa discografica in Svizzera, a Lugano, la PDU.

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