mercoledì, Giugno 23

Mille radio sul web vogliono crescere Intervista a Fabrizio Mondo, studioso di mass media online

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Qual è il giro d’affari stimabile?

Chiunque crei una web radio, oggi ha serissime difficoltà nel far diventare la radio una macchina economica. Ci sono emittenti su Internet che riescono a trovare degli sponsor, ma il fatturato lordo della web radiofonia italiana, tenendo conto di tutte le emittenti persistenti, non arriva al milione di euro.

 

Gli introiti pubblicitari sono l’unico sostegno per una web radio?

La pubblicità non è l’unica fonte di introiti per una radio. La radio deve puntare a quella che io definisco ‘ibridazione dei media’, ovvero la creazione di canali video, podcast, approfondimenti informativi testuali, eventi e merchandising. Quello che conta soprattutto è essere un brand sicuro, forte e conosciuto.

 

Gli investimenti per le strutture sono sostenibili?

Possono essere anche graduali. All’inizio una web radio può avere strutture e hardware limitato, per poi svilupparsi e crescere. Poche grandi aziende e pochissimi centri media puntano oggi ai media online, perché non ne comprendono il potenziale aggregato o non hanno interesse nell’investire in radio di nicchia, che hanno però forti tassi di engagement sugli ascolti.

 

Quanti radioascoltatori scelgono l’online?

Potenzialmente tutti coloro che hanno accesso a Internet. In realtà, il bacino di ascolto complessivo non raggiunge attualmente un milione di ascoltatori giornalieri.

 

Quali sono le radio online più conosciute?

Venice Radio è nella top 50 delle web radio mondiali, mentre LolliRadio, il network di Marco Lolli, è il network web radiofonico più ascoltato d’Italia.

 

Cosa rende famose queste emittenti?

Venice Radio ha moltissimi ascoltatori esteri, dato il target musicale classico. LolliRadio invece è fatta da un professionista come Marco Lolli, e questo è già sufficiente a generare molti ascolti.

 

Come fa una radio sul web a diventare popolare?

Per essere popolari le radio devono lavorare molto sui contenuti, sulla qualità degli stessi e sulla promozione. Devono necessariamente investire. Se il direttore dell’emittente è professionale e competente, o esiste un gruppo coeso e attivo, i risultati arrivano.

 

Nelle radio online lavorano vari professionisti?

Eccome! Lavorano professionisti di vario genere: si passa da figure ancora in attività presso media locali e nazionali, fino a ex editori radiofonici locali, tecnici, dj, doppiatori e molti altri professionisti degli ambienti radiofonici.

 

Oltre all’entertainment le radio sul web fanno anche informazione?

Sì, moltissime web radio fanno anche informazione. È una prassi, ad esempio, delle radio universitarie. Occorre fare una precisazione, però, perché la web radio è una metodologia d’ascolto della radio, ma non è un mondo isolato da quello della radio tradizionale. Quindi è chiaro che ci siano professionisti e redazioni di altissimo livello. Non dobbiamo vedere nella web radio una moda giovanile, ma un serio mezzo di trasmissione alternativo alla modulazione di frequenza, che con il tempo garantirà maggiore libertà editoriale e d’impresa.

 

Si potrebbe pensare, però, che in una web radio non si venga pagati. È così?

Non si viene pagati neanche in piccole radio locali. Come per qualsiasi attività, mediatica e non, online o fisica, è necessario che ci siano fatturati e che i dipendenti contribuiscano all’aumento del fatturato aziendale, altrimenti per l’azienda rappresenterebbero solo un costo. Se la radio ha introiti pubblicitari, la radio crea contratti con i dipendenti come per qualsiasi altra attività legale.

 

Perché un dj, con una bella voce e capacità, dovrebbe lavorare in una web radio?

La radio è un’azienda. Il dj o lo speaker cerca un’attività che in primis gli garantisca uno stipendio e dopo che gli garantisca la fama. Le web radio non hanno ancora sufficiente forza per garantire entrambe le cose e, quindi, personalità considerate maggiormente attraenti mediaticamente tendono a snobbarle.

 

Da una web radio può nascere una vera e propria imprenditoria del settore?

L’imprenditoria esclusivamente web radiofonica può esserci. Il gruppo radiofonico che non avesse a disposizione frequenze, licenze ministeriali e antenne, e si rivolgesse esclusivamente a Internet, dovrebbe muoversi autonomamente per cercare sponsor, ma dovrebbe anche ritagliarsi una nicchia d’interesse e lavorare sull’ibridazione del mezzo, fornendo contenuti testuali e visivi per arricchire l’esperienza dell’utente. L’utente, infatti, oggi non è più soltanto un ascoltatore, ma è un telespettatore o un lettore. È quindi una figura che richiede tanto e interagisce tanto.

 

Com’è possibile individuare le proprie web radio preferite fra le tante che esistono?

Progetti come Streema, Tunein, Radio.net o il mio progetto Zeptle, che è un sistema di catalogazione numerica per radio simile al digitale terrestre, possono aiutare gli ascoltatori a filtrare il mare magnum delle emittenti su Internet e scegliere cosa realmente ascoltare. Zeptle attribuisce a ciascuna emittente un numero, esattamente come avviene per i canali televisivi. Non è ancora un radiocomando ‘fisico’, ma ci stiamo lavorando. Pensiamo che dare a ogni emittente un numero possa permettere alla radio di essere ascoltata agevolmente anche da persone anziane, persone che si trovano alla guida di auto e chi ha bisogno di pratica e semplicità.

 

Quali i passaggi sono ancora da compiere affinché le radio online comincino a contare economicamente?

Il futuro delle web radio è legato alla qualità della connettività a Internet in movimento. C’è moltissimo da lavorare su questo, ma la strada è tracciata e occorrerà soltanto asfaltarla e percorrerla fino in fondo. In campo economico i centri media devono accorgersi che le web radio esistono, che i giovani e i meno giovani le ascoltano e che esiste un legame forte tra editoria e ascoltatori. Un fattore che in tutta evidenza dal punto di vista pubblicitario non può non interessare l’economia.

 

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