martedì, Maggio 18

Milizie curde in Siria sotto accusa di Amnesty Una rappresaglia e deliberata punizione collettiva ai civili legati ad ISIL

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Una milizia curda in Siria ha scacciato migliaia di civili non-curdi dalle aree catturate da militanti ISIL.
Questa è l’accusa che viene dall’Ufficio responsabile dei diritti umani con sede a Londra di Amnesty International, l’organizzazione afferma che le azioni perpetrate ai danni dei cittadini siriani sono da considerarsi crimini di guerra.
Nel suo rapporto l’organizzazione afferma che gli sventramenti e le demolizioni di case sembrano essere state una rappresaglia per i residenti sospettati di sostenere o di avere legami con ISIL. «Nella sua lotta contro IS, l’Amministrazione autonoma kurda sembra stia calpestando tutti i diritti dei civili coinvolti nelle rappresaglie. La relazione rileva una chiara evidenza di una campagna coordinata e di deliberata punizione collettiva dei civili nei villaggi precedentemente catturati dall’IS, o dove vi era una piccola minoranza sospettata di sostenere il gruppo», come riporta l’Estratto dal Rapporto Annuale di Amnesty International.

Amnesty accusa Unità di Protezione Popolare (YPG), alleato chiave della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro ISIL, e l’ala militare del Partito Unione Democratica (PYD), di razziare interi villaggi controllati dall’Amministrazione autonoma curda tramite le sue milizie curde in Siria. Un portavoce della YPG ha negato le accuse, definendole ‘false del tutto‘. Amnesty ha detto che il YPG aveva cercato di giustificare le sue azioni come «necessarie per proteggere i civili» o alla «salvaguardia degli obiettivi militari dei curdi».

 

(tratto dalla sezione ‘LIVE’ del sito di ‘Euronews English’)

 

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