lunedì, Aprile 12

MilitarMente femminile: donne che sognano la divisa 40

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donne militari

Kiara, tutte le mattine, continua a svegliarsi alle 6:30, fa colazione e poi due ore di allenamento. Lo fa nonostante sia passato ormai un anno dal giorno del diploma alla Scuola Militare AeronauticaGiulio Douhet‘. Prima di entrare nello storico collegio fiorentino, era una ballerina. Ha imparato a correre e allenarsi duramente insieme agli altri 35 allievi della Scuola Aeronautica e da allora non si è più fermata. Ora il suo sogno è l’Accademia.

Sono migliaia i ragazzi che ogni anno presentano domanda per partecipare ai concorsi di ammissione alle scuole militari e il numero di ragazze è in continuo aumento. Sono giovani tra i 15 e i 17 anni pronti a lasciare famiglia, scuola e amici pur di continuare gli studi superiori, classici o scientifici, in uno dei quattro istituti militari: le due scuole dell’Esercito, Scuola Militare Nunziatella di NapoliScuola Militare Teuliè di Milano, la Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet a Firenze e la Scuola Navale MilitareFrancesco Morosini‘ a Venezia. Sono licei a tutti gli effetti, con un’offerta formativa che rispetta i programmi ministeriali, ma alla didattica affiancano un percorso di formazione militare che varia in base al carattere specifico della forza armata di appartenenza. C’è disciplina, tanto sport e corsi di sopravvivenza, ma anche campi estivi, settimane bianche, concerti e teatri. L’obiettivo delle scuole militari è preparare gli allievi ad un eventuale accesso alle Accademie, ma i ragazzi non sono obbligati a proseguire nella carriera militare. Preso il diploma, possono scegliere di tornare alla vita civile, continuando gli studi con l’università oppure inserendosi nel mondo del lavoro.

Proprio in questi giorni si sono chiuse le selezioni per l’anno accademico 2014-2015 e i primi dati disponibili parlano chiaro: dal 2009, anno in cui per la prima volta le porte dei licei militari sono state aperte anche alle ragazze, il numero delle domande è raddoppiato. Stando ai dati forniti dall’ufficio comunicazione dello Stato Maggiore della Marina, quest’anno si sono iscritti al concorso per il ‘Morosini’ 785 giovani, di cui 218 ragazze. Nel 2009 le donne erano 126. Alle selezioni per il ‘Douhet’, invece, si sono presentati in 900: 700 candidati per il liceo scientifico e 200 per il classico. Tra questi le aspiranti allieve erano 230. In tutto la scuola aeronautica mette a disposizione 50 posti, così a settembre tra i 28 banchi della classe scientifica siederanno quattro giovani donne, mentre sono 11 ad aver scelto l’indirizzo classico.

Kiara Boccone aveva 16 anni quando, nel 2011, decise di iscriversi al concorso per la scuola aeronautica “Douhet”. Originaria di Grosseto, frequentava il liceo classico e nel tempo libero andava a danza. Poi un’estate, durante la parata del 2 giugno, qualcosa in lei è cambiato: “Ho visto gli allievi in uniforme“, racconta “ed è stato un colpo di fulmine. Così mi sono informata su internet, per capire cosa potevano offrirmi le diverse scuole militari e poi, passo dopo passo, sono andata fino in fondo”. Nonostante nelle sue vene scorresse già sangue militare, con un papà maresciallo dell’Aeronautica, non è stata la tradizione familiare la principale motivazione di Kiara, piuttosto la voglia di mettersi in gioco. “Il mio liceo mi piaceva, ma mi annoiava un po’, perché finite le lezioni ognuno tornava alle proprie vite, non c’erano molti stimoli o sfide quotidiane da superare. Così ho visto il concorso come la possibilità per mettermi alla prova e fare anche cose di cui non ero capace. È grazie alla scuola se ho imparato a nuotare, così come non avrei mai immaginato di poter fare un corso di sopravvivenza in mare o costruire un rifugio in montagna”.

Le parole di Kiara sono quelle di una normale adolescente che, come tante, ha iniziato a ribellarsi al proprio ambiente, in cui ci si sente “brave e coccolate”, per sperimentare qualcosa di nuovo. Ma lasciare la propria casa e la propria famiglia a 16 anni non è poi così facile come sembra: “All’inizio ho sentito molto il peso della rinuncia – racconta Kiara – perché il primo anno è molto difficile da affrontare, ma poi mi sono ritrovata insieme ad altre 35 persone che avevano fatto la mia stessa scelta, avevano i volti spaventati come il mio e ho capito che l’unica soluzione era mettersi insieme e giorno dopo giorno anche loro sono diventati la mia famiglia”. Così la lontananza si ammortizza e le abitudini di casa si affievoliscono: “Le giornate nella scuola sono ben organizzate e quando prendi il tuo ritmo ti senti molto più efficiente. Ormai non mi riesco a svegliare alle 10 nemmeno a casa! – dice ridendo – Punto la sveglia, faccio colazione, vado a correre e poi studio. È una vita diversa, più agile, più veloce e mi fa sentire anche meglio”.

Per arrivare a questa consapevolezza però ci sono voluti tre anni di disciplina e costanza nel sacrificio. Una determinazione nell’impegno che non è circoscritta al concorso, ma inizia ancor prima nella preparazione e deve necessariamente continuare con l’ingresso nella scuola. “La cosa più difficile“, spiega Kiara  “non sono le prove di selezione, ma è restare nella scuola e mantenere la stessa costanza fino al diploma. Sono passati tre anni da quando ho fatto il concorso per l’Aeronautica, ma ricordo tutto benissimo. Studiavo molto, prima le materie per il mio liceo, poi giù a testa bassa sui libri di cultura generale. Per le prove fisiche, invece, mi sono preparata seguendo un allenamento specifico per la corsa e l’atletica. Non è facile. A 16 anni ti senti un po’ perso, hai paura di non farcela. Poi in quel momento senti il via, cominci a correre e dai l’anima, perché ti stai giocando il posto e si gioca fino in fondo”.

Centinaia di ragazzi, giovanissimi, che gareggiano per una cinquantina di posti per ogni scuola: pura competizione senza distinzione di sesso. Ancora oggi, nonostante siano passati ormai 14 anni dall’ingresso delle donne nell’Esercito, è facile pensare che la vita militare non sia adatta al ‘gentil sesso’ e che le ragazze siano in qualche modo penalizzate nel confronto con l’uomo. In realtà, almeno per quanto riguarda le selezioni per l’accesso alle scuole militari, c’è una differenza di valutazione ma solo nelle prove fisiche. Come spiega il Capitano di Vascello Franco Fusco, Capo ufficio del Centro di selezione nazionale della Marina Militare: “Le prove affrontate dai partecipanti al concorso sono molte, si va dalla fase preliminare di carattere intellettivo agli accertamenti sanitari per capire se sono idonei alla vita militare e all’attività sportiva; poi ci sono gli accertamenti attitudinali. Tutte queste prove sono assolutamente identiche tra ragazzi e ragazze. Mentre le prove di educazione fisica, pur prevedendo gli stessi esercizi (come piegamenti sulle braccia, flessioni del busto, nuoto e corsa), sono differenziate, nei tempi e nelle ripetizioni, in modo da garantire uguali opportunità. Così la differenza fisica viene mediata o annullata”. Per fare un esempio pratico: 10 piegamenti sulle braccia fatti da un ragazzo valgono 4,5 punti, mentre fatti da una ragazza valgono 8 punti. “Nella mia classe“, racconta Kiara  “su 36 allievi eravamo sette donne. Ma non è un problema di penalizzazione esterna, è che se non ti alleni non ce la fai a superare determinate prove. I tempi sono calibrati benissimo, tanto per i maschi quanto per le donne, ma è più facile che le ragazze non pratichino costantemente uno sport a casa ed essendo meno allenate si trovano più in difficoltà”.

Il Colonnello Fusco ha diretto l’ufficio selezioni della Marina per ben due anni, ha esaminato centinaia di ragazzi e di una cosa è certo: “A parità di età, le ragazze sono un po’ più mature dei loro colleghi”. Una maturità che si traduce in determinazione e voglia di arrivare fino in fondo. Durante il triennio alla ‘Douhet’, il gruppo di Kiara ha perso quattro allievi. Due si sono ritirati dopo il primo mese dall’inizio della scuola e altri due nel secondo anno: erano tre ragazzi e una ragazza. “Di solito le ragazze son quelle che se entrano arrivano alla fine”, dice Kiara con un tono d’orgoglio e aggiunge: “Noi donne siamo diverse perché magari ci mettiamo più tempo a elaborare la scelta, facciamo più considerazioni, però una volta entrate non molliamo”.

Kiara adesso ha 19 anni e si sta preparando ad affrontare l’ultimo ostacolo che la separa dal suo sogno: l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Finora ha superato tutte le prove previste dal concorso, manca il tirocinio da fare a settembre: una full immersion di 15 giorni in cui dovrà affrontare prove fisiche e attitudinali, una prova di matematica e una di inglese. Ricordando i tre anni trascorsi nella fiorentina ‘Dohuet’, la voce si riempie di nostalgia. Sente la mancanza di un’esperienza che le ha cambiato la vita profondamente: “La cosa più bella per me è stata imparare a lavorare in gruppo, si era creata un’armonia tra noi che adesso mi manca. Un senso di comunità anche nello sforzo che ci dava una carica in più. La scuola militare è una grande esperienza, insegna ad organizzare la vita con meno tempo dando sempre il massimo”. E a chi le chiede se per una ragazza tutto ciò significhi sacrificare in parte la propria femminilità, Kiara risponde: “Sia negli ambienti militari che civili, tutto sta nella prima impressione. È importante mostrarsi forte, resistente e fare il proprio dovere senza rinunciare ad essere se stesse. Poi la femminilità resta sempre, al di là della divisa o del trucco. Non è difficile perché gli uomini hanno meno pregiudizi delle donne, quindi se riesci a inserirti nell’ambiente in modo naturale i tuoi colleghi ti apprezzano per quello che sei, riconoscono quando sei in difficoltà e ti danno una mano per farti rialzare”.

Gli stessi pensieri e le stesse motivazioni risuonano nelle parole di Ilenia Manzo. Qualche anno più grande di Kiara, con una laurea in lettere e una passione per l’Arma, Ilenia da pochi mesi si è arruolata nella Marina Militare come volontario in ferma prefissata. Il sogno è entrare in Polizia per seguire le orme del papà. Ilenia fa parte delle 94 donne che, insieme agli altri 361 Volontari, hanno giurato fedeltà alla Repubblica, lo scorso 31 maggio, nella suggestiva cornice di Piazza d’Armi della Scuola Sottufficiali Marina Militare di Taranto. E dopo il primo mese di addestramento, è stata assegnata come Nocchiere di porto alla capitaneria di Viareggio. “Non si sceglie di fare il Volontario per motivi d’interesse, magari legati alla paura di non riuscire a trovare un lavoro“, spiega Ilenia con tono deciso, “perché il VFP1 non garantisce nulla. Alla fine dell’anno di servizio, torni ad essere un normale civile e per entrare nell’Arma devi superare un concorso pubblico. È veramente una scelta di vita“. La rigidità degli orari da rispettare, gli obblighi da assolvere si riescono ad affrontare solo se alla base c’è un forte spirito di sacrificio e una grande motivazione. La vera scrematura, dice, “non la fanno i concorsi e le prove, ma la motivazione. Quando ho fatto il concorso a Taranto, con me c’erano moltissime ragazze sarde e siciliane. Avevano affrontato anche 13 ore di pullman pur di essere lì senza avere la certezza di riuscire a superare le prove. Per cui chi tenta il concorso lo fa perché vuole restare e, nonostante la presenza femminile sia in continuo aumento, siamo ancora poche“. 

 

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