venerdì, Luglio 30

Miliband punta sui giovani

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edmiliband

LondraAllargare l’elettorato ai più giovani. Sembra essere questa una delle tendenze nel Regno Unito per avvicinare un popolo disilluso e lontano dalla politica e da Westminster ai diritti e dovere della cittadinanza e della democrazia. Negli ultimi anni è stato sempre più consistente il dibattito intorno alla questione di permettere a tutti coloro sopra i 16 anni d’età di poter votare nel Regno Unito. C’è chi dice che i giovani sono disinteressati e apatici alla politica e non sarebbe una buona idea dare loro il diritto di voto, e chi pensa che sia proprio dando loro la possibilità di votare che si possa destare la loro coscienza civile. Proprio Ed Miliband, leader del Partito Labour, si è fatto portavoce di questa battaglia e già durante la Conferenza di Partito di settembre sottolineo come sia importante dare il voto ai più giovani. Nei giorni scorsi, però, si è impegnato formalmente con la promessa di far passare una legge che consenta il voto ai cittadini di 16 e 18 anni nelle elezioni locali, in quelle di Londra e del Parlamento Scozzese nel 2016, nel caso i Labour andassero al Governo dopo le elezioni di maggio. Il turnout per il Referendum sull’indipendenza della Scozia ha dimostrato come il voto degli under 18 può essere determinante. Gli elettori che hanno deciso di esprimere la loro preferenza sul futuro della Scozia sono stati l’84% degli aventi diritto, e secondo i dati diffusi dalla Votesat16 coalition più dei quattro quinti degli aventi diritto tra i 16 e i 18 anni si sono registrati per votare. Solo il 3% dell’elettorato, ma che può essere decisivo per l’esito di un’elezione.

È stato durante una trasmissione lo scorso weekend, in cui Miliband ha risposto a domande dai teenagers del Regno Unito, che la sua posizione è stata esposta più chiaramente. Affrontando temi che spaziavano dall’immigrazione alle droghe, dalla devolution al mercato del lavoro, il leader dei Labour durante la trasmissione ‘Leaders Live’ si è soffermato sulla necessità di dare una voce politica ai più giovani. Forse è stato proprio il format e il target della trasmissione, ospitata in collaborazione da ITV e Youtube, e diffusa dai social networks, prodotta dall’organizzazione giovanile Bite the Ballot, che ha dato spazio a queste considerazioni di Miliband.

«Oggi ufficialmente sono qua per impegnarmi, nel caso vincessimo a maggio, a dare il voto agli over 16 sin dal 2016», ha dichiarato il leader Labour ai giovani in studio, «dobbiamo ascoltare la voce dei giovani, è un segnale che crediamo in loro e nelle loro opinioni. Dobbiamo educarli alla cittadinanza e dare loro gli strumenti necessari per prendere delle decisioni politiche». Non solo concedere loro il voto, ma fare un passo ulteriore. «La crisi della nostra democrazia è troppo grande e la voce dei giovani deve essere ascoltata e dobbiamo migliorare la loro educazione civile», spiega Miliband nella trasmissione, suggerendo che scuole, college e università saranno incentivate ad avere un ruolo fondamentale nell’assicurarsi che i giovani si registrino alle liste per votare, come previsto dalla normativa vigente. «C’è una lezione da apprendere dalla Scozia», sottolinea Miliband, «in molti dicono ‘come è possibile che i giovani possano avere una posizione, come possano essere abbastanza preparati per votare’, in Scozia i giovani hanno imparato, approfondito la questione, proprio perché era stata data loro la possibilità di votare». Miliband suggerisce che è solo logico pensare che, se a 16 anni ci si può arruolare, ci si può sposare, lavorare e pagare le tasse, si sia abbastanza adulti per votare. «Perché i giovani non dovrebbero avere una voce nella nostra democrazia, avere un ruolo nelle decisioni che interessano loro direttamente». Non sono della stessa opinione i molti che criticano queste posizioni, sottolineando come in molti ambiti, come l’arruolarsi ed il matrimonio, si sia in qualche modo non totalmente indipendenti fino al compimento dei 18 anni.

L’obiettivo dichiarato è quello del 2016, in cui sarebbero oltre 1,5 milioni di giovani che entrerebbero di diritto a far parte dell’elettorato. Questo dibattito non è nuovo nel Regno Unito, ma è negli ultimi anni che la richiesta per questo cambiamento si è fatta sentire. Già nel 2009, in uno dei pomeriggi in cui si riunì il UK Youth Parliament, ovvero il Parlamento dei Giovani, vennero trattate queste questioni. Nel video, disponibile online, si possono ascoltare le opinioni di quei giovani che pensano che il voto debba essere concesso dopo il compimento del sedicesimo anno di età. Nel Gennaio del 2013 furono poi i parlamentari ‘adulti’ a discuterne, proprio nella Camera dei Comuni. La mozione che il diritto di voto fosse concesso agli over 16 per tutti i referendum e le elezioni, e il cui dibattito fu guidato dal Parlamentare Stephen Williams, ebbe 119 voti a favore e 46 contrari. L’ultimo step in ordine temporale, come già sottolineato, è stato quando il voto è stato concesso ai più giovani per il referendum sulla Scozia. In realtà è un progetto che parte da lontano, dalla fine degli anni 90. In questi anni si è formata una coalizione, Votes at 16 appunto, che ha fatto molte campagne per convincere i politici sul riformare questo aspetto del sistema elettorale. Una coalizione che comprende charities e gruppi organizzati, come il British Youth Council, l’Unione Nazionale degli Studenti e l’Alleanza per i diritti dei bambini e molte altre.

Il Regno Unito non è il solo paese che sta parlando di questa opportunità, è un dibattito su scala globale. In realtà nel mondo sono già molte le realtà dove si può votare già dopo i 16 anni, come ad esempio in Brasile, in Equador e Nicaragua, mentre in Argentina il voto è obbligatorio dopo i 18 ma facoltativo tra i 16 e i 18 anni. Anche in Europa ci sono delle realtà dove il voto è concesso ai più giovani, in Norvegia ad esempio ci sono 20 municipi dove recentemente questo diritto è concesso ai più giovani, così come i cittadini tedeschi vi possono accedere per certe elezioni, mentre i cittadini sloveni possono votare anche a 16 anni se hanno un lavoro e gli ungheresi se rispettano alcuni criteri specifici, come ad esempio essere sposati prima dei 18 anni. L’Austria, è diventata nel 2008 il primo paese dell’Unione Europea a far scendere l’età per votare ai 16 anni. Proprio sul caso dell’Austria è stato fatto uno studio, pubblicato nel Journal of Elections, Public Opinion and Parties, che suggerisce tramite dati empirici che non si possa generalizzare sulle conseguenze di abbassare l’età per il voto, poiché questo studio contraddice studi precedenti che evidenziavano un basso turnout nell’elettorato più giovane. E in Italia? Proprio ieri in Commissione Affari Costituzionali della Camera è approdata una proposta di legge che arriva dall’Emilia Romagna e che chiede una modifica all’articolo 48 della Costituzione per attribuire il voto ai giovani al compimento del sedicesimo anno d’età. Anche in Italia se ne sta quindi iniziando a parlare più concretamente, e il Movimento 5 Stelle si è fatto portavoce di questa battaglia negli ultimi anni.

Se l’Unione Europea si è espressa a favore di concedere il voto ai più giovani, al momento nel Regno Unito, è solo Miliband che si è fatto portavoce di questa politica che ha già avuto molte critiche. D’accordo con lui è stato da sempre il Partito Nazionale Scozzese ed il suo leader Alex Salmond, così come sembrano esserne favorevoli i Lib-Dem, che già nel 2010 parlarono di cambiare il loro manifesto. Contrari, da sempre, i Conservatori. Il risultato delle prossime elezioni sembra quindi ancora più determinante per capire se ci sarà questa riforma del sistema elettorale.

 

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