domenica, Maggio 16

Milano, secondo Alessandro Robecchi field_506ffbaa4a8d4

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Esiste ancora la ‘Milan col coeur in man’ che parla milanese? E dove si è andata a nascondere?

Mah, non so cosa voglia dire esattamente… però Milano è città medaglia d’oro della Resistenza, ha accolto e dato lavoro e una vita decente a tutti quelli che sono arrivati qui. Mugugnando, chiamandoli ‘terroni’ prima e ‘marocchini’ poi, ma intanto qui tutti hanno trovato una casa e un lavoro. Il milanese ha una forma di generosità molto… nascosta, quasi invisibile, però credo che ci sia qualcosa che lo rende più umano di come vorrebbe sembrare…

 

E come sono i nuovi milanesi, quelli che sono immigrati di recente?

Anche qui è difficile generalizzare, ma la milanesità è un valore che si acquisisce… conosco pugliesi e siciliani che sono milanesissimi, e molti stranieri delle comunità immigrate spesso apprezzano gli stessi valori, efficienza, cose che funzionano… non so se Milano sia contagiosa da questo punto di vista, ma è certo che premia chi si adatta ai suoi ritmi… poi odiare Milano è un vezzo di moda, quindi, essendo di moda, si adatta più ai milanesi che a chi è arrivato qui…

 

Di quale Milano parlano i tuoi libri?

Quello che vorrei descrivere è proprio come sia possibile essere trasversali in questa città, anche se i milanesi praticano poco questa trasversalità… Il centro e le periferie sono a un tiro di schioppo e invece sembrano lontanissime, poi c’è tutto l’hinterland che i milanesi conoscono pochissimo, come fosse una cartina con scritto hic sunt leones… magari sono stati alle Maldive, ma mai a Bruzzano… Invece posti come il Corvetto, la Bovisa, Quarto Oggiaro sono posti interessanti da esplorare…

 

È vero che sono i milanesi i primi a non conoscere Milano?

Più che una questione geografica mi sembra una questione di classe, di livello economico… Milano è una città molto orizzontale, dove la borghesia parla con la borghesia, i proletari coi proletari, gli immigrati con gli immigrati… si mischiano poco, ecco, e quindi tendono a non sconfinare… fate una prova pratica, andate in un supermercato, anche della stessa catena, in posti diversi. Troverete in centro le porzioni per single, i cibi bio o naturisti, e invece fuori un’altra offerta, per un pubblico più popolare… sarà démodé, ma credo che la società sia ancora (anzi, con l’aumentare delle ingiustizie e delle diseguaglianze, sempre più) divisa in classi… la geografia della città è una conseguenza di questo.

 

Quali sono, secondo te, i luoghi da visitare per avere un’idea della ‘vera’ Milano? Si possono trovare nei tuoi libri?

Non ho luoghi specifici da consigliare: su, dai, è una città piccola, giratevela come farebbe un turista. Il primo libro (‘Questa non è una canzone d’amore’) esplorava più che altro il centro e alcuni non-luoghi che l’immaginario milanese tende a rimuovere (per esempio i campi rom). Nel secondo (‘Dove sei stanotte’) parte della trama si svolge al Corvetto, che è un quartiere a suo modo sorprendente, con una geografia umana molto varia, dal Maghreb al Sudamerica… In quest’ultimo romanzo (‘Di rabbia e di vento’) non ci sono particolari deviazioni geografiche, se si esclude la Brianza e… ah, i cimiteri… una passeggiata al cimitero Monumentale la consiglio a tutti, anzi, leggete le lapidi e le iscrizioni… lì c’è un buon compendio di un paio di secoli di milanesità, industriali che si sono fatti la piramide invece della tomba di famiglia… istruttivo, sì.

 

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