domenica, Agosto 1

Milano nuova capitale morale Politica: il punto

0
1 2


Si sono rivelate una bufala le anticipazioni filtrate nella serata di ieri sugli organi di stampa che davano per certo il ritiro delle dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma durante la riunione della Giunta capitolina fissata per oggi. Il ‘marziano’, almeno per il momento, decide di non decidere, forse aspetta il ritorno di Matteo Renzi da Cuba per trattare, ma la scadenza del 2 novembre, giorno della sua decadenza, si avvicina. Al giallo (rosso) di Mafia Capitale si sovrappongono le voci del presidente Anac Raffaele Cantone e del primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia i quali, durante la cerimonia di consegna del Sigillo della Città all’ex magistrato, con toni trionfalistici e senza esitazioni, fregiano il capoluogo lombardo del titolo di nuova «capitale morale» d’Italia. Il fassiniano Stefano Fassina pretende un chiarimento, mentre Fabio Rampelli di Fd’I risponde a tono citando il «devastante scandalo su Expo momentaneamente accantonato per non rovinare la festa». Intanto, anche Corradino Mineo abbandona il gruppo Pd al Senato.

Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, Giuseppe Fioroni, scrive una lettera agli ex militanti delle Brigate Rosse per chiedere loro di «trovare il coraggio di parlare».

A 24 ore dalla sentenza del Consiglio di Stato -che ha bocciato i ricorsi mossi contro l’annullamento della trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero nei registri di alcuni Comuni italiani- si scatena una guerra di religione intorno alla figura del giudice estensore del verdetto Carlo Deodato, pubblicamente contrario anche alle unioni civili e tifoso sfegatato dei fondamentalisti cattolici autodefinitisi ‘sentinelle in piedi’. Angelino Alfano denuncia il «fascismo rosso» contro Deodato, mentre Alessandro Zan (Pd) avanza «fondati sospetti di non piena imparzialità». In difesa del giudice si schiera, a sorpresa, anche Roberto Saviano che, pur giudicando la sentenza «discutibile», pensa che si stia «sbagliando bersaglio». Quello vero, ne è convinto l’autore di Gomorra, è «chi ci governa».

La folla di giornalisti assiepata sotto una pioggia scrosciante in piazza del Campidoglio, in fervida attesa della fine della prevista riunione della Giunta capitolina, è rimasta delusa: il sindaco Ignazio Marino non ritira le sue dimissioni (almeno per il momento, ma ha tempo fino al 2 novembre). Eppure i soliti spifferi di Palazzo davano per certo il passo in avanti del ‘nuovo Che Guevara’ proprio mentre, ironia della sorte, Matteo Renzi si trova ancora in visita nella Cuba dei fratelli Castro. Una ‘giunta tecnica dove non si sono affrontati temi politici come le dimissioni’, fanno timidamente sapere dal Palazzo Senatorio. E così il mistero di Mafia Capitale si fa sempre più fitto, mentre alla città manca ormai solo un Nerone che la ripulisca mettendola a ferro e fuoco. Idea delle fiamme purificatrici che deve aver brillato anche nella mente di Raffaele Cantone e Giuliano Pisapia, riuniti oggi a Milano in occasione della cerimonia di consegna del Sigillo della Città da parte del sindaco al presidente dell’Autorità anticorruzione che, pare di capire, ha permesso lo svolgimento liscio, cioè senza ‘intoppi giudiziari’, di Expo 2015. «Milano si è riappropriata del ruolo di capitale morale del Paese, mentre Roma sta dimostrando di non avere quegli anticorpi di cui ha bisogno e che tutti auspichiamo possa avere», ha colpito basso l’ex pm. «Mi sembra che parlino i fatti, non bastano le parole e noi l’abbiamo dimostrato», ha mollato a sua volta un gancio terrificante il ‘number one della Madonnina’, «mi interessa che Milano sia al centro dello sviluppo del Paese, la locomotiva del Paese e dell’Europa». Secondo Pisapia, infatti, parte del merito del fatto che Milano, indimenticata culla di Tangentopoli, sia vista «come punto di riferimento per la lotta alla corruzione anche da organismi nazionali e internazionali» è proprio di Cantone. Non la pensa così, come detto, il ‘Fratello d’Italia romanamente romano’ Fabio Rampelli.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->