mercoledì, Settembre 22

Migrazioni: universi umani in movimento La risposta non può che essere militare per un verso, culturale per l’altro

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Per prima cosa, forse è necessario farsi condurre, nell’analisi delle cause di queste disintegrazioni sociali, dal principio di realtà. Ovviamente visti i molteplici interessi in gioco, a cominciare dai rapporti di forza tra le varie Nazioni presenti nell’area, le cause non possono che essere multifattoriali.
Coloro che fuggono dai loro Paesi trasformatisi drammaticamente in teatri di guerra, sono prevalentemente i cittadini di Stati aggrediti dai miliziani dell’Isis. Siria in testa. Questo è un dato di fatto inoppugnabile. Che poi certe potenze occidentali (vedi Francia per prenderne una a caso), abbiano contribuito in maniera determinante anche se non volutamente a certe affermazioni militari dei soldati del Califfato è un altro dato di fatto. Conseguenza delle dissennate operazioni condotte nei Paesi del Magreb. Libia ad esempio, con il disgustoso contorno dell’esecuzione del Colonnello Muammar Gheddafi tramite linciaggio, e inaccettabile, in un consesso civile, seguente vilipendio pubblico del suo corpo oramai inerte. Ma questa sarà materia per gli storici.
La massa di persone che fugge, lo fa perché sente minacce estreme per i propri cari e per se stessi. Tali minacce sono costituite dalle bande dell’Isis.

Alla radice dei drammi di queste popolazioni fuggitive, vi è l’incapacità politica nel voler dare una risposta adeguata militarmente a una drammatica situazione, che sicuramente non riguarda solo i disperati di oggi. L’obbiettivo prioritario, a mio avviso, deve essere quello di debellare la causa di tanti orrori. Non credo che con interlocutori di quella fatta ci siano spazi per scambi di idee o dibattiti. La risposta non può che essere militare e radicale. Quanto detto per quanto riguarda le cause.
Con esse si intrecciano interessi variegati non confessabili di ordine economico e geopolitico e anche questo è lampante. Allo stato attuale gli effetti prodotti da tutto ciò costituiscono l’emergenza.

A fronte della notevole pressione esercitata da queste ‘popolazioni in marcia’, marcia dettata da disperazione nella maggior parte dei casi, in vasti strati sociali degli Stati oggetto di questi flussi, scattano comprensibilissimi, a mio avviso, sentimenti di timore se non di vera e propria paura.
Ma lo schieramento compatto delpoliticamente correttocrede di poter risolvere queste tensioni, scagliando il demonizzante anatema di razzismo, contro questi sentimenti, che generalmente coinvolgono gli strati più deboli e fragili della popolazione del luogo E’ la strada più semplice e miope da seguire, quella di coprire le insufficienti capacità di una classe dirigente scagliando anatemi contro propri cittadini.
Non credo proprio che siano in ballo (almeno in Italia) questioni di razzismo. Penso che il punto vero, centrale, determinante rispetto a comprensibili reazioni di nostri connazionali, risieda nell’assoluta necessaria priorità di armonizzare i comportamenti della terra d’origine deidisperaticon quelli nostri. Questo non può che passare attraverso la cultura che è fondamentalmente conoscenza reciproca. Nessuno deve rinunciare a niente. La richiesta di integrazione e solidarietà dei rifugiati, non può pacificamente avere luogo se non con il rigoroso rispetto da parte di questi ultimi degli usi, tradizioni, leggi, ordinamenti e comportamenti appartenenti ai luoghi ove si riceve asilo.

Certo è necessario uno sforzo di mobilitazione organizzativa di risorse e professionalità. Tensioni si accendono proprio per la carenza di informazione e formazione, rispetto a quanto detto a queste persone disperate.
Non voglio entrare nelle dinamiche se gli immigrati siano una risorsa o meno, o se siano presenze che limitano e comprimono diritti di nostri concittadini.
Un argomento troppo vasto e complesso a mio avviso, per il respiro di un articolo. Armonizzare gli elementi indicati ritengo che sia ineludibile e assolutamente prioritario, a cominciare dal fornire i fondamentali della nostra lingua. Mi permetto di ricordare un vecchio adagio «La cultura costa, ma l’ignoranza costa molto di più». A chiunque. Sempre.

 

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