venerdì, Luglio 23

Migrazioni, serve maggiore conoscenza field_506ffb1d3dbe2

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Le migrazioni rappresentano un problema costante aggravato dalle guerre sparse qua è là nei Paesi del mondo. Le migrazioni non possono essere affrontate con determinazione e comprese nella loro complessità, senza conoscere i 144 conflitti che insanguinano continuamente il mondo; senza collegarle alla sete e alla mancanza di cibo che investe un miliardo di persone; senza commuoversi davanti alle persecuzioni, alle torture, alla paura, alla mancanza di diritti, alla sfiducia e alla rassegnazione di intere popolazioni. Le migrazioni aumentano sempre di più dividendo la popolazione del Paese. Il Governo riesce a fronteggiare con fatica il fenomeno sociale mentre le politiche dell’accoglienza sono ormai un capitolo chiuso.

Per troppi anni è mancata una vera presa di coscienza delle migrazioni, lasciando trascorrere inutilmente un prezioso tempo che poteva essere utilizzato per iniziare a cambiare la cultura della popolazione. A partire da una reale accettazione delle migrazioni sapendo che non è un problema reversibile, bensì  una nuova realtà sociale del XXI secolo con la quale dobbiamo convivere serenamente.

Sono le teorie sostenute da formazioni politiche della destra”, commenta Giulia Pigliucci, comunicatrice e ufficio stampa Terzo Settore e ONG, “ma anche da movimenti e partiti che si dichiarano moderatamente conservatori, di centro o privi di culture politiche di riferimento, che trovano facilmente il consenso a causa di una crisi economica, sociale e democratica che non accenna a finire. Un pensiero che si intreccia con il modello culturale fondato sull’individualismo, la competizione, la distruzione del senso solidale della comunità e che si alimenta con i conflitti di classe e le diseguaglianze sociali. E’ nell’ampliamento delle diseguaglianze tra icittadini nazionali‘, messo in evidenza dalle diverse elezioni negli Stati dell’Unione Europea di questi ultimi anni, espressione di un contesto sempre più destabilizzato dalle questioni economiche, che si rende più difficoltosa la lotta contro le discriminazioni e il razzismo e, al contempo, diventa complessa la scelta di politiche di accoglienza che non si riducano a una visione ragionieristica degli ingressi nel Vecchio Continente”.
La scelta in Italia di alcuni politici e dei media, prosegue Pigliucci, è quella di “alzare continuamente il livello dell’allarme rispetto alla questione degli sbarchi. La realtà vissuta in tante città italiane, proprio nei quartieri dove sono presenti i profughi e i transitanti, registra una crescita della solidarietà di persone che offrono cibo, sostegno e il loro tempo libero. L’accoglienza, come sottolinea la Comunità di Sant’Egidio, è molto più larga della protesta anche se fa meno rumore. Da un lato il nostro Paese deve ribadire il principio fondante, oggi palesemente calpestato, dell’Unione europea: la solidarietà tra gli Stati membri, troppo spesso omesso negli ultimi tempi, per rivolgersi ai Paesi che si sono mostrati disponibili, avviando accordi bilaterali su questa questione. Dall’altro bisogna fare in modo di derogare il Regolamento di Dublino e, con un accordo con gli Stati disponibili, avviare procedure di ricollocazione e di reinsediamento mediante il meccanismo del ricongiungimento familiare. Inoltre, partendo dalla constatazione che l’Italia versa all’Unione Europea più di quanto riceve in termini di risorse economiche, che il principio della solidarietà tra gli Stati è disatteso poiché non vi è una politica condivisa per l’immigrazione e l’asilo, il nostro Paese può assumere una decisione radicale e ragionevole: la quota eccedente il saldo zero, tra ciò che si versa e ciò che si riceve, deve andare per la creazione di un fondo speciale di solidarietà da destinare a una politica comune per rispondere adeguatamente alla questione sociale. Un’Italia protagonista politica in ambito dell’Unione europea ma, al contempo, un’opportunità per svolgere il ruolo di Paese al centro e non sponda del Mediterraneo”.

Il fenomeno sociale coinvolge una platea molto vasta di Nazioni europee che dovrebbero riflettere con più maturità senza scendere a sterili dibattiti dove stabilire chi è favorevole o contrario alle migrazioni. Bisogna affrontare la situazione con una discussione serena e costruttiva per cercare di coinvolgere gli stessi cittadini, al fine di aumentare quella cultura e quella consapevolezza relativa alla questione delle migrazioni.

Con Oliviero Forti, responsabile nazionale del settore immigrazione della Caritas Italiana, cerchiamo di conoscere le opportune  dell’accoglienza a favore dei migranti, al fine di comprendere la situazione sociale e le possibili soluzioni per l’Italia.

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