lunedì, Giugno 27

Migranti, UE pronta a rivoluzionare Dublino? La riforma non piace a Londra, che potrebbe accelerare i tempi del referendum sulla 'Brexit'

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L’Austria ha annunciato che introdurrà una sorta di tetto limite al numero di richiedenti asilo nel Paese: fino al 2019 dovranno essere complessivamente massimo 127.500. Il vice cancelliere Reinhold Mitterlehner ha parlato esplicitamente di un ‘tetto limite’.

Ieri il terzo hotspot italiano è diventato operativo a Pozzallo. Lo annuncia il portavoce della Commissione Ue Natasha Bertaud. Si tratta del terzo hotspot su sei che l’Italia si è impegnata ad attivare. In una recente intervista il commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos ha detto che gli hotspot in Italia e Grecia dovranno essere aperti entro le prossime quattro settimane.

L’Ue deve risolvere i suoi contrasti interni e mantenere le promesse fatte alla Turchia in merito all’accordo sui migranti, che prevede il trasferimento di 3 miliardi di euro per la gestione della crisi. Lo ha detto il ministro per gli Affari Europei di Ankara, Volkan Bozkir, alla tv di stato Trt. «Il metodo che useranno in relazione all’accordo è una questione interna all’Ue», ha aggiunto Bozkir, sostenendo che la Turchia ha già rispettato la sua parte dell’accordo.

Pakistan –  Almeno 30 persone sono morte (ma alcuni testimoni parlano di oltre 50 vittime) in un assalto armato contro un’università del Nord-Est del Pakistan, lanciato, secondo i talebani che hanno rivendicato, da quattro kamikaze. Testimoni sul luogo hanno riferito di intense sparatorie e poi due grosse esplosioni mentre le forze di sicurezza facevano irruzione per bloccare l’attacco, ostacolate da una fitta nebbia. Il bilancio delle vittime ha continuato ad aggravarsi rapidamente, dopo che uomini armati si sono introdotti nell’ateneo Bacha Khan di Charsadda, a circa 50 chilometri da Peshawar; l’ultimo attentato in ordine di tempo in una regione funestata dalla presenze dei militanti. L’assalto del 2014 a Peshawar è stato il più sanguinoso in Pakistan e determinò una dura repressione nel Paese. L’esercito, nel mirino dell’opinione pubblica, intensificò l’offensiva contro le aree tribali dove prima gli estremisti avevano agito nell’impunità.

Stato Islamico – L’Is ha rilasciato 270 delle 400 persone catturate nei giorni scorsi durante un’offensiva a Deyr az Zor, nell’Est della Siria. Lo riferisce l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), secondo il quale gli ostaggi rimessi in libertà sono bambini, donne e gli uomini di oltre 55 anni. Secondo testimoni citati dall’Ondus, l’Isis sta facendo accertamenti sugli uomini trattenuti, e chiunque verrà sospettato di avere lavorato per le forze governative sarà processato da una Corte islamica. Oggi l’organizzazione ha confermato, sul numero 13 della sua rivista online Dabiq, la morte di Jihadi John, il miliziano islamista di origini kuwaitiane che, partito dalla Gran Bretagna dove risiedeva, si faceva riprendere in video mentre sgozzava le sue vittime vestite con la turta arancione. Il magazine – che celebra anche il sacrificio di Syed Farouk e Tashfeen Malik, i due killer della scuola di San Bernardino –  ricostruisce minuziosamente la vita di Abu Muharib al Muhaijr, il nome di battaglia di Jihadi John, dai primi contatti nel 2005 con la nebulosa jihadista a Londra fino al rapporto con due islamisti -Bilal al Barjawi e Muhammad Saqr – poi eliminati in Somalia. Sempre oggi, l’Isis ha raso al suolo il più antico monastero cristiano in Iraq. Si tratta del monastero di Sant’Elia, a Mosul, chiamato anche Dair Mar Elia, costruito 1.400 anni fa.

Iraq – I peshmerga del Governo regionale del Kurdistan, insieme ad altre milizie curde, hanno «demolito, fatto esplodere o dato alle fiamme migliaia di abitazioni nel nord dell’Iraq, con l’apparente obiettivo di vendicarsi contro le comunità arabe per il loro presunto sostegno al gruppo armato ‘Stato islamico’». L’accusa viene dall’ONG Amnesty International, che oggi ha pubblicato un rapporto basato su indagini condotte sul campo in 13 città e villaggi e su dichiarazioni di oltre 100 testimoni oculari e vittime di sparizioni forzate. Il rapporto descrive gli sfollamenti forzati e la distruzione su larga scala delle abitazioni nei villaggi e nelle città delle province di Ninive, Kirkuk e Diyala, strappate allo ‘Stato islamico’ tra settembre 2014 e marzo 2015. «Immagini satellitari – fa sapere l’organizzazione – confermano le distruzioni di massa compiute dai peshmerga e, in alcuni casi, da milizie yazide e gruppi armati curdi provenienti dalla Siria e dalla Turchia».

«Le forze del Governo regionale del Kurdistan paiono aver lanciato una campagna coordinata con l’obiettivo di allontanare con la forza le comunità arabe, distruggendo interi villaggi nelle zone dell’Iraq settentrionale strappate allo ‘Stato islamico’. Lo sfollamento forzato di civili e la deliberata distruzione di case e beni di proprietà senza giustificazione militare possono equivalere a crimini di guerra» ha dichiarato Donatella Rovera, alta consulente di Amnesty International per la risposta alle crisi, che ha condotto la ricerca. «È fondamentale che la comunità internazionale, compresi gli stati membri della coalizione diretta dagli Usa contro lo ‘Stato islamico’ condannino pubblicamente queste violazioni del diritto internazionale umanitario e assicurino che l’assistenza che stanno fornendo al Governo regionale del Kurdistan non ne favorisca di ulteriori».

Afghanistan – In Afghanistan almeno quattro persone sono morte e almeno altre 23 sono rimaste ferite nell’esplosione di un’autobomba vicino all’ambasciata russa a Kabul. Lo riferisce l’emittente Tolo tv. Il capo del servizio di pronto intervento della polizia della capitale afghana, gen. Humayoon Aini, ha precisato che un kamikaze a bordo di un furgone ha attivato l’esplosivo nelle vicinanze di un autobus parcheggiato vicino all’ambasciata russa nell’incrocio di Alluddin, sulla Darullaman Road.

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