mercoledì, Maggio 12

Migranti: UE, c'è l'accordo sulla redistribuzione

0
1 2


Finalmente il Consiglio dei ministri interni della Ue ha deciso: è stato approvato il documento sui migranti, che punta a ricollocare 120mila rifugiati. La decisione è giunta a maggioranza e non all’unanimità: ad essere contrari sono Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, mentre la Finlandia si è astenuta. E si prepara dunque un altro braccio di ferro con in Paesi dell’Est. Secondo le prime indiscrezioni, in una prima fase verranno redistribuiti 15.600 profughi dall’Italia e 50.400 dalla Grecia, mentre i 54mila che avrebbero dovuto partire dall’Ungheria saranno redistribuiti in una seconda fase fra le stesse Italia e Grecia.

Si pensava ad una soluzione maggiormente condivisa, visto anche che la clausola dell’obbligatorietà era anche stata tolta dalla bozza, ma alla fine il muro è rimasto. Di certo c’è che i Paesi che, per motivi eccezionali, richiederanno di non accogliere i migranti assegnati, avranno una proroga di non più di un anno e per non più del 30% dei richiedenti asilo che gli spetterebbero. Per ora esclusa la multa, ma tutto ancora pare in bilico. Un appello è stato fatto anche ai Paesi maggiormente coinvolti dai flussi migratori, ossia Grecia e Italia, a cui è stato chiesto di impegnarsi a ‘rafforzare’ le strutture di identificazione e registrazione, in collaborazione con le agenzie Ue competenti.

Intanto l’Ungheria va avanti con i suoi muri. Un nuovo decreto firmato dal premier Viktor Orban chiede ai ministri di Interni e Difesa di preparare altre barriere e nelle sei province in cui è stato dichiarato lo stato di crisi per immigrazione di massa chiusure temporanee della frontiera. In particolare in quelle al confine con Croazia e Serbia. Secondo l’Ocse, che ha presentato oggi a Parigi un rapporto sulle prospettive migratorie, la crisi ‘senza precedenti’ durerà ancora, ma l’Europa «ha la capacità e l’esperienza per farvi fronte». SI parla di un milione di richieste di asilo nell’Ue solo per il 2015, ossia cifre esorbitanti: «Una stima di 350mila-450mila persone otterrà certamente lo status di rifugiato o simile. Si tratta di una cifra superiore a qualsiasi altra crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale». E parla della necessità di una «strategia politica globale». «Secondo le ultime stime disponibili da gennaio, sono stati circa 210mila gli sbarchi in Grecia e 120mila quelli in Italia. L’impatto si concentra in pochi Paesi. Il più colpito è la Turchia che ospita attualmente 1,9 milioni di siriani e un importante numero di iracheni. Tra i Paesi dell’Unione europea, Italia, Grecia e Ungheria sono in prima linea ma i principali Paesi di destinazione sono la Germania, in termini assoluti, Svezia e Austria in termini relativi rispetto alla popolazione».

La questione immigrazione colpisce anche gli Stati Uniti. Nel solo mese di agosto le autorità USA hanno fermato quasi 10mila persone che tentavano di passare illegalmente la frontiera dal Messico, con un +52% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. 35mila i minori bloccati, quasi 35mila le famiglie, con dati in diminuzione, ma tutto questo fino al luglio scorso, quando i numeri sono tornati a salire paurosamente. E di sicuro la questione nelle prossime settimane arriverà anche nei dibattiti dei candidati alle presidenziali 2016. Di sicuro nella corsa tra i repubblicani non ci sarà più il governatore del Wisconsin, Scott Walker, che ha annunciato il suo ritiro. Esortando il partito a riappropriarsi di quell’ottimismo che fece grande Reagan, Walker attacca il suo competitor Donald Trump, e chiama tutti a tornare alla base. Fonti vogliono che la sua rinuncia arrivi dopo le difficoltà avute nelle ultime settimane nel reperire fondi per la sua campagna elettorale, dopo un iniziale boom nei sondaggi. E intanto se Trump cala (24% di preferenze), sale Carly Fiorina, che con il 15% supera di un punto Ben Carson e si prepara a diventare ufficialmente la sfidante più pericolosa per il miliardario.

Passando all’altra questione calda, ossia la Libia, è arrivato il giorno della presentazione della bozza di accordo per la nascita di un governo di unità nazionale alle varie fazioni. A farlo l’inviato speciale Onu per la Libia, Bernardino Leon, che rivolgendosi ai delegati dei due Parlamenti rivali di Tobruk e Tripoli, ha spiegato che, dopo lo stop per l’Eid al-Adha, si attende una risposta  definitiva sul documento: «Ora abbiamo un testo, che è il testo finale. Ora le parti e i partecipanti al dialogo devono reagire a questo testo, ma non in termini di aggiungere ulteriori commenti o tornare con qualcosa da negoziare». Secondo Leon è possibile che le delegazioni rifiutino la bozza, «ma in questo caso sarebbe una scelta di incertezza e di difficoltà nel lavorare con la comunità internazionale». E come data limite fissa quella del 20 ottobre. Di una risposta nel più breve tempo possibile e senza ritardi ha parlato l’Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini, che ha richiamato le fazioni nel fare «scelte coraggiose e responsabili» per il bene della Libia. «E’ giunto il momento di dimostrare che sono pronte a ricostruire il loro Paese. L’ultimo miglio è solitamente il più difficile. Richiede leadership, impegno e volontà comune di lavorare insieme per il bene di tutti i libici che meritano pace, stabilità e prosperità».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->