venerdì, Luglio 23

Migranti, UE apre infrazione contro l'Italia

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Ora è ufficiale: la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione all’Italia in materia di asilo. La lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura di infrazione, è stata inviata, oltre al nostro Paese, anche a Grecia e Croazia. La richiesta è quella di attuare correttamente il regolamento Eurodac per la raccolta di impronte dei migranti. «La risposta non è una formalistica apertura di una procedura di infrazione. La soluzione non è applicare in modo miope e rigido le regole comuni verso chi ha fatto molto più e meglio di altri», il commento di Sandro Gozi, responsabile degli Affari Ue, spiegando che la procedura «non è la risposta che ci aspettiamo dall’Europa. Non c’è risposta efficace europea senza presa di responsabilità europea».

Intanto proprio l’Europa fa sapere i nuovi numeri sulle richieste di asilo: 410mila nel terzo trimestre di quest’anno, il doppio rispetto a quello precedente. In testa Germania e Ungheria con quasi 108mila richieste, il 26% del totale, con l’Italia quarta con 28.400 richieste, 91% in più rispetto ai tre mesi precedenti. In totale l’UE sta valutando oltre 8020 mila richieste di asilo. E sulla questione migranti è intervenuto anche il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi«Qualcosa si è mosso ma l’Europa non sta facendo tutto quello che può. L’Italia non ha bisogno di aiuto, noi possiamo fare senza l’Europa: è l’Europa che non può tradire se stessa e i suoi ideali. Non basta lavarsi la coscienza dando qualche soldo a qualche Paese», ha detto dalla Conferenza per il dialogo mediterraneo Med 2015 apertasi a Roma e alla quale partecipano (fino al 12 dicembre), oltre 200 leader del mondo della politica, diplomazia, business, media e cultura. «Mai chiedere all’Italia di rinunciare a quello che è. Anche se dovesse costarci perdere dei voti non smetteremo mai, continueremo a salvare vite umane nel Mediterraneo, anche prendendo critiche e insulti da alcuni altri partner europei. Spero che il Mediterraneo non sia il luogo dove si perde la civiltà, come mi viene da pensare quando sento le allucinanti reazioni di alcune parti politiche di fronte all’arrivo dei nostri fratelli e sorelle che fuggono dalla guerra». Intanto oggi altra tragedia in mare: quattro persone sono morte e altre 9 risultano disperse nel naufragio all’alba di un barcone di profughi iracheni vicino l’isola greca di Farmakonissi, al largo della provincia turca di Aydin, nell’Egeo. Salvate dalla Guardia Costiera 2 persone.

«Il Califfato vuole fare di Sirte una filiale di Raqqa. Per l’Italia è un problema serio. Noi siamo pronti ad aiutarvi». Così il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ai giornalisti italiani e in particolare de ‘La Repubblica’«Non so dove sia Al Baghdadi. Ma abbiamo informazioni su cellule dell’Is insinuate nelle milizie libiche. Il Califfato vuole dimostrare di essere un prodotto di successo e mira a espandersi ancora. Per l’Italia è una forte preoccupazione per motivi geografici e storici. Putin e Renzi ne parlano da più di un anno in tutti i loro incontri. Faremo del nostro meglio per aiutarvi. E speriamo che tutti si rendano conto del grave errore commesso in Libia quando si pensò che la fine di un regime fosse la panacea di tutti i mali. Bombardare Gheddafi, destituirlo, giustiziarlo in diretta tv, ma senza un progetto alternativo, fu una grave dimostrazione di irresponsabilità. Noi diciamo: non scavare una buca per gli altri perché poi ci cadi anche tu».

Il 13 dicembre a Roma la conferenza sulla Libia. E Lavrov dice la sua sulla posizione russa: «Il piano Onu prevede di scavalcare gli speaker dei parlamenti di Tobruk e Tripoli che si trovano su posizioni opposte. Noi appoggiamo questa soluzione, anche se rischiosa, ma bisognerà aumentare gli sforzi per l’unità di quel Paese. E bisogna farlo coerentemente e minuziosamente. La conferenza è molto importante ma non ci aspettiamo che risolva tutti i problemi». Mentre sulla situazione in Siria parla chiaro: «Tra forze russe, americane e di alcuni Paesi arabi moderati, c’è quanto basta per sconfiggere l’Is. Dovremmo fare come nella Seconda guerra mondiale quando, davanti al pericolo nazista, si superarono tutte le barriere. Noi russi siamo i soli ad agire in Siria in perfetta legalità su richiesta del Presidente siriano Assad che, tra l’altro, guida le sue forze di terra contro l’Is. Se i partner della possibile coalizione continuano a richiedere una data certa per l’uscita di scena di Assad, noi rispondiamo che tutto ciò è contrario al diritto e alla democrazia. Abbiamo realizzato strutture di informazione a Baghdad e anche ad Amman, che sarebbero strumenti fondamentali per coordinare le operazioni militari. Ma finché prevarranno solo le richieste di mandar via Assad non si troverà un accordo. Le coalizioni diventano possibili solo quando si rinuncia a cercare vantaggi geopolitici unilaterali».

Delicata la questione con la Turchia, ma Lavrov spiega: «Come ha detto Putin, è stata una pugnalata alla schiena. Noi consideravamo la Turchia un partner nella lotta al terrorismo. Traffici di petrolio con l’IS? Sapevamo da tempo come i terroristi usino il territorio turco per i loro traffici ma non potevamo credere che vi fossero coinvolte tutte le autorità di Ankara. Sapevamo delle forniture di armi, dell’assistenza medica ai jihadisti in Siria ma anche nel nostro Caucaso. Lo dicevamo ai colleghi turchi perché prendessero provvedimenti. Invece hanno sparato al nostro aereo, svelando il loro sostegno ai terroristi. Non so per quali motivi». Per lui nessun accenno alla questione ucraina, passata sotto traccia ormai con le operazioni in Siria, di cui anche noi di L’Indro oggi parliamo. Si sa però che l’uso del gas stoccato nei depositi sotterranei ucraini, di norma conservato per far fronte ai picchi di utilizzo nei periodi più rigidi dell’anno, già all’inizio dell’inverno potrebbe risultare in una ‘spiacevole situazione’ in Europa verso febbraio. A dirlo il rappresentante permanente russo presso l’Ue Vladimir Chizhov, citato da Interfax.

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