sabato, Maggio 8

Migranti: tre opzioni per superare Dublino Caso Regeni: una fonte anonima rivela i nomi dei responsabili

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La vicenda dei Panama Papers comincia già a produrre effetti sul piano politico: il premier islandese si è dimesso ieri in seguito alle polemiche relative a un suo coinvolgimento nello scandalo. Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, primo ministro dal 2013, ha rassegnato il mandato dopo la scoperta che sua moglie risulta titolare di una società offshore nelle isole Vergini britanniche che avrebbe fatto affari con le banche islandesi fallite durante la crisi del 2008. Intanto l’inchiesta coinvolge sempre più personalità di livello internazionale, come Marine Le Pen e il neo presidente della Fifa, Gianni Infantino. Due stretti collaboratori della leader del Front national avrebbero creato un ‘sofisticato sistema offshore’ per far uscire dalla Francia grandi quantità di denaro. Parigi vuole reinserire Panama nella lista dei paradisi fiscali. Per quanto riguarda Infantino, dai documenti emerge che nel 2006 avrebbe firmato un contratto con un imprenditore accusato di corruzione. Coinvolto anche l’ex ministro dell’Economia ed ex direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn: il fondo d’investimento lussemburghese Leyne, Strauss-Kahn & Parners (LSK), creato dal socio di DSK Thierry Leyne, avrebbe aperto e domiciliato 31 società offshore attraverso una filiale denominata Assya Asset Management Luxembourg (AAML) per conto i importanti clienti. ‘Panama papers’ è il nome dato all’inchiesta dell’International consortium of investigative journalists che ha svelato che politici e personaggi pubblici di tutto il mondo hanno nascosto i loro soldi in paradisi fiscali.

Notte di gloria per gli inseguitori nelle primarie Usa. Il candidato democratico Bernie Sanders ha battuto Hillary Clinton con il 56% delle preferenze, mentre il senatore repubblicano Ted Cruz ha superato Donald Trump con il 49,6% dei voti. Cruz trionfa con quasi 20 punti di vantaggio in un altro grande Stato, dopo il suo Texas, accreditandosi di fatto come l’unico vero avversario di Trump. Sul fronte democratico, Sanders coglie la sua sesta vittoria consecutiva.

E’ stato raggiunto un accordo per una tregua in Nagorno-Karabakh. L’annuncio è stato dato dai separatisti armeni e dal ministro della difesa dell’Azerbaigian. Nei combattimenti, durati quattro giorni e probabilmente i più violenti degli ultimi anni, sono morte almeno 64 persone.

Dopo quattro anni di contrazione, nel 2015 le spese militari nel mondo hanno registrato un aumento dell’1% toccando quota 1.676 miliardi di dollari. Secondo quanto riferito nel rapporto annuale dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace, con sede a Stoccolma (Sipri), tra le principali ragioni dell’incremento c’è la crescente minaccia dell’Is. Pesano anche le rinnovate tensioni Usa-RussiaIn cima alla classifica troviamo gli Stati uniti con un investimento di 596 miliardi di dollari, in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente, seguiti a ruota dalla Cina, che nel 2015 ha destinato alle spese militari un bilancio di 215 miliardi di dollari. L’Italia occupa il 12esimo posto, con 21,5 miliardi di euro (23,8 miliardi di dollari), pari allo 0,95% del Pil. Il taglio delle spese italiane è stato superiore al 10%, il più forte tra i 28 Paesi Ue. Sempre in tema di difesa, avrà fino a 350-400.000 effettivi la Guardia nazionale russa la cui creazione è stata annunciata ieri da Vladimir Putin. Il nuovo corpo sarà subordinato direttamente al presidente russo e, secondo il Cremlino, sarà con ogni probabilità impiegato nella repressione di manifestazioni non autorizzate.

Infine, la Corte penale internazionale ha annullato il processo al vicepresidente keniano William Ruto, accusato di aver fomentato le violenze interetniche del 2008. I giudici hanno stabilito che non ci sono abbastanza prove per incriminare il vicepresidente e l’altro imputato, il giornalista Joshua Sang. li incidenti seguiti alle elezioni di otto anni fa causarono 1.200 morti e almeno 600mila sfollati.

 

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