venerdì, Agosto 6

Migranti: tre opzioni per superare Dublino Caso Regeni: una fonte anonima rivela i nomi dei responsabili

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L’auspicata riforma delle norme sul diritto d’asilo in Europa comincia a muovere timidamente i primi passi. La Commissione europea ha presentato oggi un nuovo pacchetto di misure sulla politica comune di immigrazione e in particolare una comunicazione contenente diverse opzioni possibili per modificare il regolamento di Dublino, in base al quale i profughi devono presentare domanda d’asilo nel primo Paese europeo in cui arrivano e dimostratosi del tutto inadeguato a governare la crisi migratoria in corso.
Nel dettaglio, la Commissione ha proposto oggi tre diverse opzioni di riforma.

La prima prevede che «l’attuale criterio nell’allocazione della responsabilità dell’asilo venga confermato, ma associandolo a un meccanismo strutturale di ricollocamento d’emergenza e di redistribuzione, da far scattare in circostanze specifiche, quando un Paese membro è sottoposto a una pressione sproporzionata.  La seconda, più radicale, prevede invece «un nuovo meccanismo di collocamento dei richiedenti asilo sulla base di una chiave permanente di distribuzione. Il criterio di distribuzione tra i Ventotto si baserebbe, sempre secondo le linee-guida della Commissione europea, sulla taglia, la ricchezza e la capacità di assorbimento dei singoli paesi membri. Nel lungo termine – terza opzione – la Commissione prospetta la possibilità di trasferire la gestione delle politiche di asilo a una istituzione comunitaria. Sul piano della sicurezza, gli attacchi di Parigi «hanno chiaramente dimostrato che i flussi di migranti irregolari possono essere utilizzati dai terroristi per entrare nella Ue». E’ quanto evidenzia Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue, nel rapporto 2016 sull’analisi dei rischi pubblicato oggi.

Arriveranno a Roma questa sera, intorno alle 21, i magistrati e gli inquirenti egiziani responsabili delle indagini sul caso Regeni. Un dossier di duemila pagine sarebbe pronto per arrivare sulle scrivanie degli investigatori italiani dai colleghi del Cairo. Tra giovedì e venerdì si terranno, in una struttura della polizia, una serie di riunioni con gli italiani che indagano da due mesi sull’omicidio del ricercatore italiano. Gli inquirenti del Cairo potrebbero indicare il nome di almeno un responsabile per la morte del ricercatore italiano, il generale Khaled Shalaby, l’alto ufficiale della sicurezza nazionale incaricato del caso Regeni. Shalaby viene citato anche dalla fonte anonima, che si presenta come un agente della polizia segreta egiziana, che ha scritto una serie di email al quotidiano la Repubblica.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni inizia oggi una missione in Myanmar (Birmania) che durerà fino all’8 aprile. Gentiloni ha incontrato il suo omologo Aung San Suu Kyi. Il titolare della Farnesina è stato il primo tra i ministri degli Esteri occidentali ad incontrarla all’indomani della sua assunzione del dicastero birmano.

In Libia il governo di Tripoli ha diffuso ieri sera una dichiarazione scritta per annunciare il proprio scioglimento. L’obiettivo è lasciare spazio al nuovo governo di unità nazionale, guidato da Fayez al Sarraj, arrivato in città una settimana fa. Le autorità di Tobruk, invece, continuano a opporsi all’esecutivo sostenuto dall’OnuIl nuovo esecutivo ha ordinato oggi a tutte le istituzioni locali di utilizzare il suo simbolo e di richiedere il via libera dell’esecutivo per le loro spese. Serraj ha ordinato alla Banca centrale di congelare tutti i conti appartenenti a ministeri e istituzioni pubbliche di Tripoli o Tobruk. I salari dei funzionari continueranno tuttavia ad essere pagati. «Non formeremo un consiglio militare e sosterremo qualsiasi governo di unità che otterrà la fiducia del parlamento» di Tobruk: è quanto ha detto il generale Khalifa Haftar, da sempre contrario al governo di unità.  Parlamento che continua però a fare resistenza: ieri ha anche respinto le sanzioni dell’Onu contro Aguila Saleh, il presidente dell’Assemblea che ancora non ha dato alcuna luce verde al governo Sarraj e continua a sostenere il proprio premier Abdullah al-Thinni. Intanto, è corsa alla riapertura delle ambasciate a Tripoli. La Tunisia annuncia il ripristino della sua sede, mentre la Francia intende farlo nel più breve tempo possibile.

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