venerdì, Maggio 7

Migranti: tra respingimenti e promesse di asilo europeo field_506ffbaa4a8d4

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Superare Dublino, ovvero, il così detto ‘Dublino III’    – il 15 giugno 1990 in Irlanda venne firmata una prima Convenzione, per questo detta ‘di Dublino’, revisionata con il passaggio al Dublino II, emanato dal Consiglio europeo nel 2003, e nuovamente rivisto nel 2013 con il passaggio all’attuale Regolamento europeo n. 604/2013, in vigore dal 1° gennaio 2014, il ‘Dublino III’, il regolamento che stabilisce i criteri e i meccanismi per determinare a quale Stato membro (uno soltanto) competa esaminare una domanda d’asilo presentata in uno dei Paesi Ue-    e approdare a un diritto di asilo europeo, come richiesto ieri dal Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, e come, in qualche modo, riconosciuto nei giorni scorsi dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel.

I Ministri della Giustizia e degli Interni dell’Unione europea si riuniranno il prossimo 14 settembre a Bruxelles per discutere della crisi dei migranti. «La situazione in tema di immigrazione riguardo le frontiere dell’Ue ha recentemente preso delle proporzioni quasi inedite», si legge nella nota della Presidenza UE. «Allo scopo di valutare la situazione sul terreno, le azioni politiche in corso, e di discutere di nuove iniziative mirate a rinforzare la risposta europea il Ministro dell’Immigrazione Jean Asselborn ha deciso di organizzare un consiglio Jai (Giustizia e Interni) straordinario», si legge nella nota. La convocazione segue di qualche ora l’appello dei Ministri dell’Interno di Francia, Germania e Gran Bretagna nel quale si chiedeva organizzare un summit sull’immigrazione straordinario «entro due settimane» per affrontare l’emergenza, chiedono misure immediate e la compilazione di una lista dei ‘Paesi d’origine sicuri’ verso i quali i migranti  possono essere rimpatriati. In questa sede è possibile che si cominci a discutere della riforma del regolamento di Dublino che secondo i tempi ordinari sarebbe in calendario non prima del 2016 e del diritto di asilo europeo.

L’Unione europea si è impegnata a costruire un Sistema Comune di Asilo Europeo basato sulla piena e completa applicazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, il problema di fondo è che, per un verso, i Paesi hanno legislazioni diverse in materia di diritto d’asilo, per l’altro verso, il Dublino II si è ampiamente dimostrato inefficace, non esiste una vera e propria politica integrata europea sull’immigrazione, e ancora meno un diritto di asilo europeo.

La strada per uniformare la legislazione in materia di diritto di asilo e riformare il regolamento di Dublino è tutta in salita, vista la riluttanza di molti governi, specie del nord Europa, ad avviare una politica veramente comune.

E’ di ieri il pronunciamento del Ministro dell’Interno britannico, Theresa May, secondo la quale il principio di libera circolazione all’interno dell’Unione europea deve essere interpretato come «libertà di movimento verso il lavoro» e non per cercare un’occupazione o i  benefici del welfare offerti dai vari Paesi. E, secondo May, la situazione dei migranti extracomunitari che tentano di entrare in Europa, è stata «esacerbata dal sistema europeo di assenza di frontiere». L’accordo di Schenghen, che consente di muoversi liberamente nell’Ue -tranne che in Gran Bretagna- sarebbe, secondo il Ministro, responsabile della morte di centinaia di migranti che scappano dalla Siria per finire nelle grinfie dei trafficanti di esseri umani. Proprio per questo va fatto a pezzi. Il Governo britannico si prepara a un nuovo giro di vite: stop allo sbarco di europei alla ricerca di un posto di lavoro. Non sarà più consentito loro di sbarcare nel Regno se non avranno un contratto di lavoro pronto. «Lo scorso anno 4 su 10 migranti dall’Ue, 63.000 persone, sono arrivate qui senza neanche uno straccio di accordo per qualunque tipo di lavoro», ha lamentato May. Stretta anche contro gli studenti stranieri che restano in Gran Bretagna, senza fare nulla, dopo aver finito i corsi. Per May bisogno «rompere il legame» tra lo studiare in Gran Bretagna ed il diritto a restarci.

E mentre il Ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, definisce ‘scandalosol’atteggiamento di alcuni Paesi dell’Est europeo nei confronti dei migranti, l’Ungheria ha annunciato di aver completato in anticipo sui tempi previsti la barriera di filo spinato lungo la frontiera con la Serbia -175 chilometri di tre matasse successive di ‘razor-wire’-, progettata per impedire l’ingresso sul territorio nazionale a migliaia di migranti intenzionati a raggiungere l’Unione Europea. Intanto, ieri, la Polizia ungherese ha fatto uso di gas lacrimogeni per riportare la calma nel centro di accoglienza di Kishkunhalas, a sud del Paese, dove una settantina di migranti  e profughi protestavano contro le lungaggini nelle operazioni di registrazione.

Per quanto attiene la Germania, il 25 agosto, sfruttando la cosiddetta clausola di sovranità del regolamento di Dublino III, Angela Merkel ha deciso di non rimandare indietro al primo Paese Ue d’ingresso i profughi siriani che giungono in Germania. Un segnale di disponibilità, secondo alcuni osservatori, tutto comunque da verificare, a discutere un riforma.
Il regolamento di Dublino III, stabilisce, infatti, che una domanda d’asilo è «esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III del regolamento stesso». Salvo eccezioni, si tratta del Paese di accesso nell’Unione europea.
Che l’argomento sia particolarmente sensibile e complicato lo confermano le difficoltà incontrate tra i governi dell’Unione sulle quote obbligatorie per i profughi in Italia e in Grecia da ricollocare, nonostante l’accordo raggiunto su un (macchinoso) meccanismo volontario.

Il Presidente francese François Hollande e la Cancelliera Merkel, lo scorso 23 agosto, avevano invocato una risposta comune dell’Europa sui migranti, richiedendo un «sistema unificato di diritto di asilo» e «una politica migratoria comune con regole comuni» per fare fronte a una «situazione eccezionale che andrà avanti nel tempo», chiedendo all’Italia e alla Grecia di approntare e aprire entro il 2015 centri di registrazione direttamente nei luoghi di approdo dei profughi. Da precisare che il 20 luglio è stata avviata l’applicazione del nuovo Regolamento Eurodac -approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 26 giugno 2013 contemporaneamente al nuovo Regolamento Dublino 3- il sistema informatico che gestisce una banca dati, che è stata creata nel 2000 per migliorare l’efficacia dell’applicazione dell’allora primo regolamento di Dublino, attraverso la raccolta e la comparazione delle impronte digitali di richiedenti asilo e persone che vengono intercettate al momento dell’ingresso irregolare di una frontiera esterna di uno Stato membro.

Entro ottobre 32.256 profughi dovrebbero essere ricollocati dopo il via libera -atteso a settembre- dell’Europarlamento. Entro dicembre il numero dovrebbe salire a 40mila, dopo una serie di verifiche.
A luglio, nonostante il pressing di Commissione e presidenza di turno lussemburghese dell’Ue, era stato impossibile raggiungere il target dei 40mila (stabilito dal vertice dei leader Ue di fine giugno), a causa delle forti resistenze di vari Paesi, tra cui Spagna e Austria.
Entro fine anno il Commissario Ue all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, intende presentare una proposta legislativa per un meccanismo permanente per il ricollocamento su scala Ue, da attivare in situazioni di emergenza.
Nei giorni scorsi, il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha accusato i governi europei di inattività in materia di immigrazione. «La Commissione ha presentato la sua Agenda sull’immigrazione a maggio», ha spiegato in un’intervista. «Alcuni Ministri ci criticano per una nostra inattività Ma sono critiche ingiustificate. La colpa va data a loro, non a noi».
Juncker, contrarissimo ad un’Europa ‘dei muri’ e ‘degli egoismi’, ha riconosciuto che «nessun Paese può regolare le migrazioni efficacemente per suo conto. L’approccio deve essere più europeo e non c’è tempo da perdere». La Commissione, ha ricordato, «ha proposto un sistema per distribuire equamente in seno all’Ue una parte delle persone che arrivano in Italia e in Grecia e necessitano di tutela. Vogliamo essere ancor più incisivi creando un meccanismo stabile. L’esistenza di confini esterni comuni ci impone di non abbandonare al loro destino i Paesi che si trovano in prima linea, bensì di affrontare le sfide delle migrazioni con spirito di solidarietà».

La Commissione europea si è impegnata a dare una propria valutazione del sistema di Dublino nel 2016. In particolare, tale responso potrebbe «determinare se una revisione dei parametri legali di Dublino sarà necessaria per ottenere una più equa distribuzione dei richiedenti asilo in Europa». Inoltre, la Commissione prenderà in esame l’ipotesi di istituire un unico processo decisionale in materia di asilo.
In questa direzione si muovono le conclusioni di un recente studio commissionato dal LIBE Committee, il Comitato per Libertà civili, Giustizia e Affari interni del Parlamento europeo, intitolato ‘Enhancing the common European asylum system and alternatives to Dublin‘ (Migliorare il sistema d’asilo europeo comune e alternative a Dublino), in cui la necessità di riforma dell’attuale paradigma è chiaramente affermata.
Secondo questo studio, infatti, l’attuale sistema d’asilo europeo non offre soluzioni efficaci né dal punto di vista degli Stati membri né da quello dei richiedenti asilo. Servono corridoi umanitari e serve un sistema di mutuo riconoscimento dell’accoglienza per favorire una più equa distribuzione tra gli Stati membri. I migranti devono avere il diritto di scegliere il Paese di destinazione.

Secondo gli addetti ai lavori che da anni operano tra i rifugiati, il problema è, per un verso, superare l’approccio puramente contenitivo del fenomeno, con l’obiettivo di regolare e canalizzare i flussi, per l’altro verso, l’approccio europeo al tema deve smettere di essere una somma di esigenze nazionali composte da trattative, dove i rapporti di forza in campo dipendono da fattori, quelli politico-economici, che nulla hanno a che vedere con il fenomeno.

 

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