domenica, Aprile 18

Migranti, sospensione del diritto d’asilo?

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Le crescenti ondate di migrati clandestini e rifugiati nel Mediterraneo rappresentano una grande sfida per i Paesi in prima linea, quali Grecia e Italia. È un problema, per, non regionale, bensì globale, che interessa l’intera Europa. L’attuale situazione apparentemente ingestibile solleva anche importanti interrogativi circa la direttiva della Commissione europea sull’asilo politico, il regolamento Dublino II e l’intera politica europea in materia di rifugiati e immigrazione clandestina.
Abbiamo chiesto a Lambros Kalarrytis, illustre analista politico e Direttore della stazione radio greca ‘Parapolitika 90.1 fm‘, il quandro della situazione dal punto di vista greco.

Cosa pensa delle continue ondate di immigrati clandestini nell’Egeo e nel tratto di mare tra la Libia e l’Italia, in particolare dopo l’annegamento di centinaia di persone? Come si può, secondo Lei, porre fine a questa tragedia?
La tragedia non si fermerà finché non si affronteranno le cause del fenomeno. Cosa molto difficile, perché le cause sono complesse ed è anche troppo tardi per gestire diversi aspetti della crisi. Stati sovrani sono stati smantellati, sono andati in frantumi, sono diventati qualcosa di peggio di ‘Stati falliti’, in realtà sono diventati ‘non-Stati’. Dunque non solo non offrono un futuro ai loro abitanti, ma le persone che vivono lì rischiano la vita. Sono costrette a fuggire. La stabilizzazione delle regioni destabilizzate è un prerequisito per qualsiasi altro intervento sostanziale al fine di controllare l’emigrazione clandestina e il flusso di rifugiati.

Qual è il suo parere sul regolamento Dublino II e sulla direttiva della Commissione europea per l’asilo politico? Ritiene che questa direttiva sull’asilo politico determini alla fin fine un incoraggiamento e una promozione dell’immigrazione clandestina anziché tenerla sotto controllo?
Non esiste una politica europea comune, per lo meno non una che sia efficace. Il regolamento Dublino II mette in evidenza un atteggiamento dell’UE piuttosto ipocrita. Gli Stati membri settentrionali e centrali dell’UE non si assumono le responsabilità che dovrebbero, costringendo i Paesi meridionali, specialmente Italia e Grecia, a trasformarsi in ‘magazzini di anime’. Gli emigranti clandestini e i rifugiati non possono andare oltre il ‘punto d’ingresso’ e dato che i ‘punti di ingresso’ sono prevalentemente gli Stati membri dell’UE che si affacciano sul Mediterraneo, essi rappresentano la fine del viaggio, per i ‘fortunati’. Gli altri muoiono nel tentativo. Una politica europea idonea dovrebbe fondarsi sull’equa distribuzione del fardello, a seconda di fattori quali la dimensione del Paese e la popolazione, l’economia, ecc. Naturalmente emerge una contraddizione: il messaggio che l’Europa sta trasmettendo è che ci sono ‘frontiere aperte’ in un continente intenzionato ad accettare emigranti clandestini e rifugiati senza limitazioni numeriche. Allo stesso tempo, come già detto, non esiste una politica realistica se non quella di far gestire il problema ai ‘meridionali’. Ma dobbiamo sottolineare che le 10 misure annunciate recentemente dal Commissario per migrazione, affari interni e cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, vanno nella giusta direzione. Ritengo che questo sia il primo serio tentativo in anni che affronti adeguatamente la questione.

La Grecia e l’Italia, che sono due Paesi che sopportano il fardello più pesante dell’immigrazione nel Mar Mediterraneo, dovrebbero considerare l’eventualità di sospendere la direttiva europea sull’asilo politico per condizioni straordinarie e ragioni di sicurezza nazionale, fino al riesame della direttiva?
La Grecia e l’Italia dovrebbero chiedere la revisione del regolamento Dublino II e la sospensione della direttiva sulle procedure d’asilo o, perlomeno, una sua temporanea modifica, fino all’elaborazione di una nuova politica permanente. Esistono ragioni di sicurezza nazionale e gravi preoccupazioni circa la coerenza sociale e la salute pubblica, che giustificano una simile richiesta. Ma, allo stesso tempo, si deve fare qualcosa per gli immigrati e rifugiati che nel cercare una vita migliore in Europa, la stanno invece perdendo nel Mar Mediterraneo. Non possiamo essere indifferenti davanti alla perdita di migliaia di vite.

L’attuale impennata dell’immigrazione coincide con l’ascesa del jihadismo in Medio oriente e Africa settentrionale. Ritiene che sia un’ulteriore ragione per la Grecia e l’Italia e per l’intera Europa di affrontare in maniera più efficace e collettiva l’immigrazione clandestina nel Mediterraneo?
L’ascesa della radicalizzazione mussulmana e del terrorismo islamico è la principale minaccia che l’Europa e l’intero mondo occidentale dovranno affrontare negli anni a venire. Non è una questione che si risolverà a breve. I Jihadisti sono qui per rimanere, sono male puro e stanno già preparando le future generazioni di terroristi. Stanno facendo il lavaggio del cervello ai bambini e questo è qualcosa che non può essere fermato al momento. Anche discendenti di immigrati clandestini di seconda e terza generazione, di religione islamica, che sono nati e cresciuti in città europee, si sono uniti all’ISIS o altre organizzazioni terroristiche oppure hanno intrapreso azioni terroristiche. Questo indica l’esistenza di solide identità culturali e religiose e che l’Europa non può assimilare tutto e tutti. Il mito, o propaganda, di ‘multiculturalismo’ sta crollando portando l’Europa ad affrontare una realtà assolutamente sconveniente e scomoda. Mentre molti Paesi europei hanno ingenuamente e stupidamente abbandonato la propria identità culturale, il fulcro dell’esistenza europea -Grecia, Roma, Cristianità- altri ‘ospiti’ sul suolo europeo hanno preservato la propria eredità, visione e prospettiva che sono spesso di natura ostile, addirittura letale, per l’Europa. Si sono trasformati in lupi in un recinto di pecore. E naturalmente gli islamisti stanno sfruttando il flusso di immigrazione clandestina per infiltrarsi ulteriormente in Europa e anche questo deve essere preso in debita considerazione.

Traduzione di Maria Ester D’Angelo Rastelli

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