domenica, Ottobre 24

Migranti, sgomberi e respingimenti tra i gas lacrimogeni field_506ffbaa4a8d4

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Intanto, pare che il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdad, abbia affidato a una donna saudita l’incarico di creare un nuovo battaglione nel Nord-Est della Siria. Secondo quanto riferito da un attivista ad al Arabiya, Nada al-Qahtani, che si è unita all’Isis nel 2013, guiderà una nuova unità composta da sole donne ad Hasakah, dopo essere stata a capo del battaglione Khansa a Raqqa, addetto controllo del rispetto del dettame islamico da parte delle donne. Secondo l’emittente araba, Baghdadi avrebbe incontrato Qahtani due volte in incontri con gli altri comandanti Isis. «La donna si trova ora ad Hasakah e ricoprirà un ruolo di primo piano nelle comunicazioni con i foreign fighter» ha detto l’attivista ad al Arabiya. Qahtani avrebbe raggiunto la Siria nel dicembre 2013, giurando fedeltà ad al Baghdadi. In un tweeet, la donna aveva espresso l’intenzione di diventare un kamikaze, invitando le donne a incoraggiare mariti e figli a unirsi all’Isis.

Mentre in Siria vige la calma apparente, decisa dalle grandi potenze, il califfato ha colpito in Iraq compiendo uno degli attentati più sanguinosi degli ultimi mesi. Stamattina a Sadr City, quartiere a maggioranza sciita di Bagdad, un kamikaze si è fatto esplodere tra la folla uccidendo 70 persone e ferendone almeno 80. Le milizie dell’Isis sarebbero anche responsabili dell’attacco a una postazione dell’esercito nella zona di Abu Ghraib, a ovest di Bagdad, tristemente noto per il carcere che fu teatro degli abusi e delle torture commessi dagli statunitensi ai danni dei prigionieri iracheni. Qui altre 17 persone, in gran parte militari, sono rimaste uccise nell’assalto, ma si contano  anche almeno 14 vittime civili in due attentati dinamitardi nella cittadina a maggioranza sunnita di Mahmoudiya, 30 chilometri a sud di Baghdad, e nel vicino distretto di Dora.

 

I moderati iraniani hanno ottenuto la maggioranza in Parlamento e nell’Assemblea degli Esperti, per il cui rinnovo si è votato il 26 febbraio. Lo ha confermato la tv di Stato di Teheran, che ha citato dati del ministero degli Interni. I riformisti hanno conquistato almeno 85 seggi in Parlamento su 290, mentre i conservatori ‘moderati’, che appoggiano l’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano, ne hanno conquistati 73. Agli ultraconservatori sono andati invece 68 seggi, contro gli oltre 100 che occupano nel Parlamento uscente. Cinque seggi andranno alle minoranze religiose, mentre gli ultimi 59 saranno assegnati sulla base dell’esito dei ballottaggi di aprile. Ottimi risultati per i moderati anche all’Assemblea degli Esperti, che ha il compito di eleggere la nuova Guida Suprema quando quella in carica muore o viene destituita. Hanno ottenuto infatti una maggioranza del 59% degli 88 seggi, mentre finora ne occupavano solo 20.

Infine, il Ministro degli Interni Abdolreza Rahmani Fazli ha confermato il dato dell’affluenza al 62%. Fazli ha spiegato ai giornalisti che la partecipazione a Teheran è stata del 50% circa e del 62% in tutto il Paese. Il Ministro ha quindi precisato che sarà il Consiglio dei Guardiani a confermare in maniera ufficiale i risultati elettorali. Il Consiglio contribuirà anche a definire la data esatta del ballottaggio, che si terrà nel mese di Farvardin (tra marzo e aprile). Dunque,  due esponenti di peso del fronte conservatore in Iran sono stati sconfitti nell’elezione per l’Assemblea degli Esperti. Si tratta – confermano i risultati delle urne – dell’ayatollah Mohammad Yazdi, attuale capo dell’Assemblea degli Esperti, e dell’ayatollah Mohammad Taghi Mesbah Yazdi. La notizia ribadisce la solida affermazione nella capitale iraniana dei riformatori, come già mostrato dall’en plein dei 30 seggi conquistati nelle legislative. E conferma la nuova atmosfera nel Paese dopo l’accordo con le principali potenze mondiali sul nucleare.

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