martedì, Settembre 28

Migranti, prelievo impronte: non viola i diritti umani

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Gli attentati di Bruxelles hanno fatto ripiombare anche l’Italia nel terrore. Tanto che all’indomani delle esplosioni con cui i terroristi di matrice islamista si sono fatti esplodere uccidendo 32 persone, provocando  oltre 300 feriti, il Viminale ha convocato nuovamente il Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per discutere sulla possibile introduzione di ulteriori misure di contrasto al terrorismo.

In questo scenario difficile, potrebbe tornare alla ribalta la proposta che Angelino Alfano ha inoltrato alcune settimane fa e che ha fatto molto discutere. Il ministro dell’Interno ha posto sul vassoio delle possibili modalità di identificazione dei migranti, il prelievo forzoso delle impronte digitali, con relativa fotosegnaletica. Misura che, peraltro recepisce una serie di direttive e di regolamentazioni in relazione al sistema di informazione Schengen. Un archivio che raccoglie tutti i dati prelevati attraverso le impronte digitali.

Subito sono insorti alcuni sindacati delle forze di Polizia contrari alla proposta del ministro Alfano.

Su questo aspetto, in particolare, è intervenuto il SIULP che,  in un recente lancio di agenzia, del 17 marzo ha precisato che «il prelievo ‘forzoso’ delle impronte è inutile, poiché non possono essere rilevati tutti gli elementi che servono per una identificazione certa, ma soprattutto dannoso. Giacché l’utilizzo delle forza, su chi scappa dalla violenza della guerra, è la peggiore risposta che si può dare ad un profugo, ma è anche la ‘trappola’ più diabolica alla quale si vuole esporre il personale delle Forze di Polizia in quanto la responsabilità penale, nel nostro Paese, è e resta ancora personale e non di chi fa le leggi che poi non possono essere attuate».

Laura Barberio, avvocato civilista, con esperienza decennale nella tutela dei diritti dei migranti e della difesa dei diritti umani, e in particolare dei richiedenti asilo politico, ci spiega che non è contraria al prelevamento delle impronte digitali ai migranti, partendo dal presupposto che, da un punto di vista giuridico, non c’è alcuna violazione dei diritti umani e costituzionali.

Cosa pensa della proposta del ministro Alfano sul prelievo forzoso delle impronte digitali ai migranti per consentirne l’identificazione?

La parola “forzoso” mi sembra fuorviante. Già attualmente i migranti sono sottoposti al foto segnalamento al momento della richiesta di asilo politico e questo ai fini dell’identificazione, ed è una procedura necessaria. A quanto ho capito si tratta di un provvedimento che interesserà in primis coloro che sono privi di valido documento di identità (passaporto), ossia tutti quelli che fuggono dal loro paese per avanzare richiesta di protezione internazionale in Italia. Non mi sembra una novità. Già il nostro codice penale prevede l’obbligo di fornire, -quando legittimamente richiesto, le indicazioni sulla identità personale (ex art. 651 c.p.), naturalmente questo obbligo concerne  in primis i cittadini italiani. Peraltro, per gli stranieri, secondo quanto previsto , è stabilito l’obbligo di esibire ad ogni richiesta di ufficiali e/o agenti di P.S., il passaporto o altro documento di identificazione, ovvero il permesso o la carta di soggiorno (art. 6, comma 3, del T.U. n. 286 del 1998). La maggior parte dei miei clienti – richiedenti asilo- hanno subito una denuncia per violazione di questo articolo in quanto privi di documento di identificazione e impossibilitati di fatto ad adempiere a tale obbligo. Quindi un obbligo di sottoporsi al foto segnalamento certamente ovvierebbe a tale assurdo procedimento penale che intasa inutilmente le aule di giustizia.

Il SIULP (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia) non è molto d’accordo con l’utilizzo di questa tecnica in particolar modo ne contesta la validità e la costituzionalità di questo provvedimento. Quale è la sua posizione?

Per quanto riguarda il diritto costituzionale che si presume violato, esso sarebbe quello alla libertà personale o privacy, ma in ogni caso cederebbe il passo rispetto all’ordine pubblico e alla sicurezza internazionale. Non concordo quindi con una posizione così drastica sul punto perché non credo legittima una comparazione tra tali diritti. Inoltre, Qualunque costrizione sarebbe censurabile , ma se fosse una legge dello Stato a prevedere una identificazione di questo tipo non vi sarebbe alcuna violazione.

Come si relaziona questa procedura con quanto stabilito dalle Carte costituzionali europee?

Certamente è legittima. Per quanto a mia conoscenza tale pratica è in uso negli altri paesi europei . Già con la stipula del trattato di Prum (Belgio , Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Austria) è stato concordato uno scambio di informazioni tra gli stati che comprendesse anche la condivisione delle impronte digitali allo scopo di fronteggiare il terrorismo. D’altronde, ciò è perfettamente in linea con il Regolamento (CE) n. 2725/2000 del Consiglio, dell’11 dicembre 2000, che ha istituito l’«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali per l’efficace applicazione della convenzione di Dublino : quindi ai fini della sua applicazione negli Stati europei appare necessario il prelevamento delle impronte ai migranti.

Ritiene che nel nostro paese, a differenza di quanto accade in altri Stati come la Turchia, la Slovenia, e non in ultimo la Grecia, l’arrivo dei migranti sia gestito come in uno Stato di Diritto?

Non credo che l’immigrazione sia una piaga, ma a volte costituisce una risorsa. Suppongo che le pressioni europee abbiano inciso su tale proposta del ministro Alfano. Credo personalmente però che sia una questione politica più che normativa, in quanto la normativa penale già prevede l’obbligo di farsi identificare a richiesta degli agenti di Polizia. Forse, la problematica Italiana è stata la mancata applicazione della normativa, che credo sia stata anche utile a evitare allo Stato italiano di prendere in carico alcune domande di asilo, agevolando in tal modo la fuoriuscita dall’Italia di alcuni richiedenti asilo che sono così sfuggiti  alle regole di cui alla convenzione di Dublino.

Quale dovrebbe essere il ruolo dei paesi extra-europei, tipo gli Stati Uniti, nella gestione delle frontiere marittime? Ritiene che anche questa sia una dolente su cui non ci sofferma a riflettere? C’è stato finora interesse o indifferenza, a parte i proclami del segretario delle Nazioni Unite? E quali sono le conseguenze per l’Italia?

Per quanto riguarda la Grecia, il trattamento dei migranti è stato sanzionato come inumano è degradante e La CEDU ha condannato la Grecia per violazione dei diritti umani. Si tratta di vere e proprie detenzioni e trattamenti brutali così come documentati e riconosciuti a livello europeo. Questo non è il caso dell’Italia ove sebbene le numerose difficoltà di mezzi e risorse , il salvataggio dei migranti è stato sempre la nostra priorità così come la loro accoglienza, nonostante le difficoltà dovute alle forti ondate migratorie e ai numeri da gestire. Personalmente auspico un ruolo attivo della Nato in materia di aiuti umanitari.

Nel concreto, come abbiamo gestito finora la fase successiva alla prima accoglienza, cioè la distribuzione nei vari accampamenti? Quali sono le carenze e quali  secondo lei, gli aspetti prioritari su cui il Ministero dell’Interno dovrà ancora lavorare?

Ci sono state carenze importanti sia logistiche (strutture inadeguate) che organizzative (mancanza di mediatori, psicologi, operatori legali). Carenza fondamentale è l’integrazione (bisogna puntare su corsi di italiano e scuole professionali) un migrante che non parla italiano sarà sempre emarginato.

Il prelievo delle impronte digitali ritiene che sia fra gli aspetti prioritari per sapere, davvero, chi entra nel nostro paese?

Con le impronte digitali non avremo mai la certezza se il nome indicato dal migrante corrisponda effettivamente alla sua  identità , ma certamente avremo più controllo nella gestione degli “alias” dovuti non solo ad atti dolosi del migrante, ma a volte ad errori involontari del migrante stesso o degli operatori, cagionati da differenze linguistiche.

Concludendo, ritiene che il modello prospettato da Alfano sia il migliore anche per avere notizie concrete sul profilo e sulla condotta dei migranti nei loro paesi d’origine? E anche per avere notizie sulla loro fedina penale?

Penso che l’identificazione dei migranti sia necessaria, anche a mezzo impronte digitali. Sono convinta che sia molto utile ai fini della fedina penale nel caso di transiti del migrante all’interno dei paesi europei, non certo per quanto concerne le informazioni dai paesi d’origine, ove probabilmente (penso a piccoli villaggi) nemmeno esiste un registro dell’atto di nascita.

 

 

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