lunedì, Settembre 20

Migranti, nuova tragedia in Spagna field_506ffbaa4a8d4

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Un sogno spezzato, un’esistenza interrotta. Si è consumato in pochi attimi il dramma della morte dell’ennesimo migrante che provava a ricominciare una nuova vita in Europa. Il giovane di 27 anni, proveniente dal Marocco, è morto asfissiato in una valigia mentre il fratello cercava di farlo entrare clandestinamente in Spagna. La Guardia Civil ha spiegato che il fratello della vittima si era imbarcato con un’auto su un traghetto che collega l’enclave spagnola in Marocco Melilla a Almeria, nella Spagna meridionale. Ma durante il tragitto qualcosa è andato storto e quando il giovane si è accorto che il ventisettenne non respirava più, ha allertato l’equipaggio. I marinai hanno cercato di rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare e nonostante la disperazione, il fratello maggiore è stato arrestato con l’accusa di omicidio colposo.

Una storia terribile, ma una storia come tante che l’Europa sta collezionando, soprattutto negli ultimi mesi. Nel pomeriggio, un comunicato del Ministero dell’Interno marocchino ha reso noto che quattro migranti subsahariani sono annegati tentando di raggiungere clandestinamente a nuoto, dal Marocco, le spiagge dell’enclave spagnola di Ceuta. E ieri mattina, dopo giorni di alta tensione, la portavoce della Commissione Europea Mina Andreeva ha sottolineato la necessità di di solidarietà e responsabilità nel modo in cui si affronta la pressione dei flussi migratori. «L’esecutivo è pronto ad aiutare il governo francese a far fronte all’aumento di richieste di asilo da parte di migranti nella regione di Calais» ha detto la Andreeva. «Possiamo fornire assistenza tecnica attraverso le agenzie Ue competenti e i fondi di emergenza e sosteniamo ogni approccio che sia responsabile e solidale» ha aggiunto ricordando la proposta della Commissione per la redistribuzione dei migranti, e gli appelli del commissario Avramopoulos affinché tutti i Paesi facciano la loro parte.

Ma nonostante le parole degli esponenti del Parlamento Europeo, non si placano le polemiche in Francia per la drammatica situazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. A Parigi, dopo gli sgomberi delle tendopoli nelle scorse settimane, un centinaio di sans-papiers di origine africana stamattina ha occupato una scuola abbandonata nel nord della capitale. E aumenta anche il numero di persone che pernotta in condizioni disperate sui Lungosenna della Cit‚ de la Mode, uno dei luoghi più frequentati dell’estate parigina, tra discoteche chic e locali mozzafiato affacciati sul fiume. Una situazione che molti giudicano indegna per una grande capitale come Parigi tant’è che il sindaco, Anne Hidalgo, ha convocato per oggi una riunione per affrontare la questione con tutti gli attori coinvolti nel dossier, a partire dalle Ong per la difesa di rifugiati e richiedenti asilo. Intanto, nei pressi di Calais, nel nord del Paese, continuano i tentativi di intrusione nel Tunnel sotto alla Manica. Questa notte, riferisce France TV Info, circa 1.700 persone hanno nuovamente cercato di accedere al sito di Eurotunnel nella speranza di raggiungere la Gran Bretagna. Un migliaio è stato fermato già all’esterno della recinzione mentre 700 sono stati ‘intercettati’ all’interno. Per far fronte alla situazione, il governo di David Cameron ha formalmente chiesto aiuto all’Unione Europea e intanto ha inasprito le misure contro i migranti illegali. Per chi ospita clandestini, infatti, anche se proprietario, può essere sfrattato immediatamente, anche se una sentenza del tribunale, e chi non lascia la casa rischia fino a cinque anni di carcere. Il clima è davvero infuocato, dunque, e se da un lato si auspica una cooperazione tra Stati per risolvere il problema, i singoli governi confermano la linea dura. E infatti, Londra ha annunciato che aumenterà il numero delle guardie di sicurezza e dei cani addestrati proprio sull’Eurotunnel e aumenterà anche barriere e videocamere di sorveglianza.

Alta tensione anche in Palestina dopo l’uccisione di Ali Dawabsha, il bimbo di 18 mesi, bruciato nella sua casa di Kfar Douma, data alle fiamme da coloni israeliani. L’omicidio è stato condannato anche dal premier Benyamin Netanyahu, ma intanto l’Autorità Nazionale Palestinese ha presentato alla Corte penale internazionale (Cpi) materiale che documenta il ‘terrorismo dei coloni’ israeliani. Come riferisce il Jerusalem Post, il ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki, ha incontrato all’Aja il procuratore Fatou Bensouda al quale ha parlato dei pericolosi sviluppi nei Territori palestinesi. In particolare, ha fornito dettagli dell’attacco incendiario contro l’abitazione della famiglia Dawabsha, esortando così il Cpi ad aprire un’indagine. Secondo alcune fonti, potrebbe avvenire a breve anche un incontro tra il re giordano Abdullah II e il presidente dell’Anp, Abu Mazen proprio per discutere della situazione che, in pochi giorni, ha visto un’escalation di violenza non solo nei territori del West Bank e a Gaza, dove due ragazzi di 17 anni, Leith al Khaldi di Jalazon e Mohammed al Masri, sono stati uccisi da colpi sparati da soldati israeliani, ma anche a Gerusalemme, dove Shira Banki, una sedicenne israeliana è morta dopo essere stata attaccata da un estremista ultra-ortodosso durante il Gay Pride. Dagli Stati Uniti le principali organizzazioni ebraiche americane hanno lanciato un appello a Israele affinché agisca con più forza contro l’estremismo ebraico. «Servono azioni risolute per impedire la violenza, catturare gli aggressori, e portare di fronte alla giustizia coloro che incitano» hanno affermato Stephen Greenberg e Malcolm Hoenlein, esprimendo profonda pena alla famiglia Dawabsha per la morte del figlio. E dal Governo israeliano sono arrivate le prime timide mosse in risposta al crimine che ha sconvolto l’opinione pubblica del mondo, così da placare le critiche della comunità internazionale. Oltre ad aver esteso agli estremisti ebraici il fermo amministrativo e la custodia senza processo, già in vigore per i militanti palestinesi, il governo israeliano ha ammesso anche sui propri cittadini procedure di interrogatorio ben più dure rispetto a quelle finora applicate.

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