giovedì, Maggio 13

Migranti: nuova rotta Albania-Italia?

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Si è concluso con l’approvazione di un pacchetto di 17 punti che dovrebbe rappresentare la prima pietra dell’edificio’ -come ha dichiarato la Cancelliera Angela Merkelper governare il flusso dei migranti che entrano in Europa dalla rotta balcanica, il mini-summit UE sull’emergenza migranti, cui hanno partecipato Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Romania, Slovenia e Ungheria, più Albania, Macedonia e Serbia, convocato per una maggiore cooperazione e nuove iniziative per gestire i flussi. Le misure concordate dovranno essere operative in 24 ore.

A margine dell’incontro, però, si è appuntata l’attenzione sul rischio che nel corso dell’inverno i migranti aprano una nuova rotta, quella  dall’Albania verso l’Italia.

Quasi 500.000 persone, tra cui siriani, iracheni e asiatici, hanno raggiunto la Grecia dalla Turchia nei primi 10 mesi del 2015. La maggior parte ha scelto la Macedonia verso la Croazia, l’Ungheria, destinazione finale la Germania. L‘Ungheria ha sigillato le sue frontiere, i Paesi vicini stanno per adottare misure similari, e migliaia di persone sono bloccate nei Balcani con il freddo e il brutto tempo che incombe. La via del mare verso l’Italia, anche se sbarrata da montagne tra Grecia e Albania, potrebbe essere la soluzione per un viaggio, certamente complicato ma comunque risolutivo rispetto alla paralesi invernale.

Da domani, martedì 27 ottobre, i Paesi coinvolti nel piano approvato ieri sera, intanto, dovranno cominciare a scambiarsi le informazioni sui flussi di migranti e a comunicare alla Commissione Ue i bisogni entro 24 ore; ‘scoraggiare i movimenti dei migranti alle frontiere degli altri Paesi senza previo accordo dei vicini, in modo da rallentare i flussi; fornire cibo, acqua, riparo e assistenza sanitaria ai migranti con l’aiuto dell’Unhcr e del meccanismo Ue di protezione civile; registrare gli arrivi perfino ricorrendo a sistemi biometrici  collaborando con le Agenzie Ue (Frontex ed Easo). I Paesi inoltre dovranno lavorare per i rimpatri dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale e rafforzare con Frontex i controlli delle frontiere esterne.
D’ora in poi ogni settimana verrà svolto un monitoraggio della situazione insieme a Bruxelles.
Il documento conclusivo sottolinea la necessità di lavorare con le istituzioni finanziarie internazionali come la Banca europea per gli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, tutte istituzioni pronte a sostenere finanziariamente gli sforzi dei Paesi disposti a fare uso di queste risorse.
Saranno creati 100mila nuovi posti di accoglienza, e il ricollocamento dei rifugiati in tutti gli Stati membri è sottolineato essere un dovere, che deve essere messo in atto contestualmente all’attivazione di tutti gli strumenti funzionali alla registrazione di chi arriva in Europa, per tanto accelerazione degli hotspot. «Senza registrazione, nessun diritto», ha dichiarato il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Nessun Paese potrà più scaricare in massa i migranti alle frontiere dei vicini senza prima il loro accordo.

L’Unione europea è preoccupata che gli scafisti possano aprire, questo inverno, una nuova rotta tra Albania e Italia. Proprio questa preoccupazione ha spinto i leader presenti al summit a decidere che siano rafforzati i controlli sui collegamenti terrestri tra Grecia e Albania. «Sono in crescita tutte le rotte migratorie, eccetto quelle del Mediterraneo centrale», aveva dichiarato, nei giorni scorsi, il Ministro degli Affari Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ieri non presente al vertice di Bruxelles in quanto l’Italia non sembrava coinvolta dalla rotta al centro dell’attenzione della Commissione.

Il percorso che i profughi potrebbero scegliere è lo stesso adottato per molti anni nella così detta migrazione circolare  irregolare che dall’Albania si muoveva verso la Grecia attraverso il confine terrestre tra Grecia e Albania, che è stato, per molti anni, uno dei più importanti flussi migratori irregolari attraverso le frontiere esterne dell’UE.
All’orizzonte l’incubo degli sbarchi albanesi del 1991, quando, in una sola giornata,  quella del
7 agosto, sbarcarono a Bari 18 mila albanesi in fuga dal caos venutosi a creare con il crollo nel regime comunista.
C’è, per altro, da sottolineare, che l’Albania è uno dei Paesi europei più ‘inquinati’ dall’ISIS, per tanto si aggiungono anche problematiche di sicurezza di non poco conto.

 

 

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