venerdì, Maggio 7

Migranti: Merkel contro Seehofer

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In serata è stato reso noto un documento di sei pagine che illustra come il Governo tedesco intenda migliorare la politica fin qui perseguita. Il documento contiene una sola vera novità: che vengano istituite nelle immediate vicinanze della frontiera con l’Austria le così dette zone di transito‘, dove dovrebbero essere raccolti per un breve periodo gli immigrati e verrebbe eseguito un primo, rapido esame. Chi con tutta evidenza non ha titoli per richiedere lo statuto di profugo non verrà fatto proseguire in Germania, ma riportato al Paese di origine (non in quello di provenienza, che sarebbe l’Austria, come pure prescriverebbe la Convenzione di Dublino del 2013).

Tanto è bastato per irritare i socialdemocratici, che considerano questa misura indegna e inumana. Tutti gli immigrati dovrebbero, secondo la SPD, essere portati nei centri di accoglienza all’interno del Paese e avere le garanzie di un normale procedimento amministrativo per la loro richiesta d’asilo. Contrari sono i socialdemocratici anche all’altra inumana proposta di imporre agli immigrati l’obbligo di non lasciare per un certo periodo i centri di accoglienza.

Non solo per l’opposizione socialdemocratica appare comunque molto dubbio che le zone di transito arrivino per davvero a realizzazione: una parte piuttosto aggressiva della stampa e del giornalismo televisivo presenta infatti ogni proposta che sembra limitare la cultura del benvenuto come una pericolosa scivolata a destra, uno strizzare l’occhio al populismo e all’intolleranza. Insomma neppure merita di essere discussa. E le zone di transito, definite dai socialdemocratici e dalla sinistra ‘zone di carcerazione’, pare rientrino in questa categoria.

Sarà anche per questo che tutte le misure del documento finale del vertice, tolto quella accennata, mostrano una sostanziale rassegnazione di fronte alla realtà così come si va disegnando da sé. Si prevede, ad esempio, di limitare il diritto del ricongiungimento familiare ad alcune categorie di immigranti per un periodo di due anni (ma esponenti della CDU si sono affrettati a precisare nei talk show che tale restrizione toccherà appena il 4% dei richiedenti; tanto è il timore di passare per xenofobi); e si è ribadito che ci si attende maggiore collaborazione dall’Austria, solidarietà dall’Europa, sostegno dalla Turchia, la quale verrà ricompensata in danaro e con facilitazioni sulla via dell’adesione all’Unione. È l’ennesima volta che i tedeschi lanciano questi appelli, evitando di chiedersi come mai finora nessuno risponda. Tanto che taluni cominciano a credere che gli unilaterali appelli alla solidarietà europea siano solo un comodo paravento per nascondere le proprie difficoltà.

Il vertice ha infatti manifestato l’impotenza della coalizione governativa nell’affrontare in modo unitario il problema e, benché metta tutti a disagio il caos con cui avviene settimanalmente l’ingresso di decine di migliaia di persone in Germania, a provare a ristabilire l’ordine alle frontiere. In particolare il vertice ha segnato una netta sconfitta politica, forse però solo passeggera, per Seehofer, che non è riuscito a strappare alla Cancelliera una sia pur vaga indicazione sul ‘numero massimo’ né, in sostanza, un solo provvedimento che scoraggi per davvero dal prendere la via che dall’Asia porta alla Germania.

L’unico merito del vertice e delle incertezze governative sulla questione dei migranti sarà stato quello di distogliere l’attenzione dalle truffe ordite dalla Volkswagen. E ciò si comprende. Per quanto gravi siano quelle truffe, esse non pareggiano neppure minimamente la portata storica dell’orgogliosa e allo stesso tempo passiva cultura dell’invito tedesca, che sta cambiando in modo profondo e irreversibile il volto del continente europeo. Se in meglio, si vedrà.

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