lunedì, Aprile 19

Migranti: Merkel contro Seehofer

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Pareva fosse arrivato il momento in cui il Governo tedesco avrebbe riconosciuto di non essere onnipotente e avrebbe abbandonato la politica della ‘cultura dell’invito’, come l’ha definita ieri il Ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz, con la quale si è di fatto completamente isolato dai suoi partner europei.

L’idea di fare annunci molto mediatizzati sulla volontà di accogliere un numero illimitato di profughi (‘nessun limite‘, ripete ostinatamente la Cancelliera Merkel da agosto in qua) poteva essere concepita solo nel Paese più forte e più ricco dell’Unione, non c’è dubbio. Ma sabato sono entrati in Germania settemila profughi, domenica leggermente di più. Si tratta di cifre stimate al ribasso, poiché non tutti i profughi alla frontiera austro-tedesca aspettano i bus mandati a prenderli. Ogni dieci giorni emerge in Germania l’equivalente di una città di media grandezza, formata da persone di lingua e di cultura diversa da quella locale. Neppure un Paese molto ricco e forte può resistere a una pressione di questo tipo per un periodo di tempo anch’esso illimitato. L’ondata di profughi non cesserà presto, sia che derivi da situazioni di conflitto di cui non si intravede la fine, sia che abbia altre motivazioni.

Di fronte a questi dati che, come si dice, parlano da soli, era stato fissato domenica mattina a Berlino un vertice fra i segretari dei tre partiti che compongono la coalizione di Governo, ovvero Angela Merkel (CDU, democristiani), Sigmar Gabriel (SPD, Socialdemocratici) e Horst Seehofer (CSU, democristiani bavaresi).

Ci si attendeva non solo un appianamento di posizioni a volte discordanti, ma anche e soprattutto un cambio o almeno l’inizio di un cambio di rotta, rispetto alla linea delle frontiere aperte seguita finora. Così non è stato. Il vertice si è rivelato un fallimento e il minimo che si può dire è che è stato mal preparato.

Il leader socialdemocratico se n’è andato sbattendo la porta dopo due ore di discussioni che non devono essere state tranquille. Per l’improvviso abbandono del vertice Gabriel ha invocato, senza specificarli, ‘impegni assunti in precedenza’, lasciando che gli osservatori si chiedessero quali impegni possano essere oggi più urgenti di quelli riguardanti l’immigrazione. Che i punti da discutere non fossero esauriti quando Gabrel se n’è andato intorno a mezzogiorno è dimostrato dal fatto che la Merkel e Seehofer hanno continuato il confronto fino al tardo pomeriggio. Neppure fra i due leader democristiani c’era identità di vedute, come era emerso nei giorni scorsi, quando Seehofer aveva ingiunto, in termini piuttosto ultimativi, alla Merkel di mettere ordine quanto meno nei modi di ingresso degli immigrati e di indicare un numero oltre il quale la Germania ritiene di non avere più possibilità d’accoglienza. La Merkel non aveva risposto pubblicamente, e ciò era parso un segno di imminente ripensamento. Il vertice ha dimostrato invece che la Cancelliera non ha intenzione di recedere neppure di un passo.

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