giovedì, Maggio 13

Migranti, l'Ungheria procede con i primi arresti

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L’emergenza migranti continua a mettere in subbuglio l’Europa. L’Ungheria ha dichiarato lo stato di emergenza in due contee meridionali al confine con la Serbia e al tempo stesso è entrata in vigore la nuova legge che prevede fino a tre anni di carcere per chiunque tenti di entrare illegalmente nel Paese. Una decisione che dalla mezzanotte ha portato all’arresto di almeno 174 persone. Una decisione quella del governo Orban che rischia di mandare nel pallone completo l’UE, che proprio ieri con il nulla di fatto del vertice straordinario che doveva portare alla ratifica delle quote obbligatorie di redistribuzione dei migranti ha mostrato tutta la sua fragilità. Il rischio è che con l’aumentare della pressione dei profughi ai confini europei, ogni Stato possa fare di testa propria. Germania, Olanda, Austria e Slovacchia hanno annunciano già controlli alle frontiere, sospendendo così Schengen, e a pensarci è anche la Francia. L’Austria si è mossa e ha annunciato l’avvio in serata di controlli alle frontiere con Slovenia, Slovacchia e Italia. Uniche voci ‘stonata’ quelle di Svizzera e Slovenia, con quest’ultima che ha annunciato di essere pronta ad accogliere migliaia di migranti. Ad intervenire è ancora la cancelliera tedesca Angela Merkel, che vorrebbe un Consiglio europeo straordinario sui profughi già la prossima settimana. Ma soprattutto polemizza con Italia e Grecia: «È urgente che la Grecia, e anche l’Italia, facciano subito gli hotspot. Diversamente non può esserci la distribuzione equa dei migranti».

«Sui flussi migratori Italia e Regno Unito hanno come è noto posizioni diverse. Posizioni delle quali abbiamo preso reciprocamente atto». Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, al termine di una missione a Londra, dove ha incontrato il collega britannico Philip Hammond. «I tempi dell’evoluzione di questa vicenda non coincidono con i tempi di decisione europea. Questo rischia di diventare un problema e mi auguro che ci sia un impulso ad accelerare nei negoziati»«Ho parlato con il ministro degli Esteri tedesco della possibilità di anticipare il Consiglio europeo».

I governi di Francia, Italia e Germania sono avviati verso la soluzione più convincente della sfida dei migranti che arrivano in Europa. A dirsene convinto è stato il presidente del Bundestag, Norbert Lammert, incontrando alcuni  giornalisti nella sede dell’ambasciata tedesca a Roma. «Finora non ho ascoltato nessuna proposta più  convincente di quella che prevede un processo che sia equo e vincolante di distribuzione delle persone che arrivano in Europa tra Paesi Ue, quindi un sistema di quote con base giuridica, in modo che si possa garantire prima di tutto che nessun paese possa sottrarsi a questo sistema e poi che da nessun paese venga preteso che dia più di quanto possa dare in base alle proprie possibilità. La mia impressione è che i governi di Francia, Germania e Italia stiano veramente avviandosi verso una tale soluzione. E non sono tre Paesi qualunque, essendo Paesi fondatori. Di fronte alla crisi, a centinaia di migliaia di migranti c’e un’opzione che noi assolutamente non possiamo considerare, ovvero quella di non fare nulla. Parlando realisticamente ci sono due opzioni che sono a nostra disposizione: la prima, quella per cui ogni stato fa ciò che ritiene giusto e opportuno fare, la seconda è che raggiungiamo un consenso a livello europeo e concordiamo una concezione, ovvero una strategia su come concepire e affrontare la sfida. Io ovviamente sono a favore della seconda opzione, perché è evidente che nessuno stato da solo può risolvere questo problema e diventa sempre più evidente che se non si giunge ad una soluzione comune i problemi invece di sminuire e diventare minori diventano maggiori».

Nel frattempo continuano gli sbarchi dal mare e anche le tragedie. L’ultima in Turchia, dove a perdere la vita sono state almeno 24 persone, tra cui quattro bambini e 11 donne. Una imbarcazione lunga 20 metri, partita dalla città di Datca, nella provincia sud-occidentale di Mugla, e diretta all’isola greca di Kos, si è rovesciata in acque internazionali: salvate 211 persone.

Per il terzo giorno consecutivo a Gerusalemme sulla Spianata delle moschee sono continuati gli scontri tra polizia israeliana e palestinesi. Un fitto lancio di sassi ha portato all’uso da parte delle forze dell’ordine di granate stordenti. Cinque agenti della polizia israeliana sono stati feriti lievemente e due palestinesi sono stati arrestati. Secondo la polizia di Israele, numerosi giovani palestinesi che vogliono impedire le visite al sito si sono barricati all’interno della moschea di Al Aqsa e quando la polizia ha cercato di entrare, sono scoppiati dei disordini.

Passando all’Egitto, il ministero dell’Interno egiziano ha confermato la morte di 8 turisti messicani nell’attacco nel deserto occidentale delle forze di sicurezza del Cairo che li avevano scambiati per terroristi. Le altre quattro persone morte sono egiziane. I feriti, una decina, sono in condizioni stabili. nelal dichiarazione ufficiale resa nota, si legge che «un contingente delle forze di polizia e dell’esercito stava inseguendo dei terroristi nella zona desertica occidentale di al Wahat e ha ingaggiato per errore quattro veicoli appartenenti a turisti messicani presenti in una zona interdetta. E’ stata istituita una commissione d’inchiesta per appurare l’accaduto e capire perché il convoglio dei turisti si trovasse nell’area interdetta». Nel Paese è giunto il ministro messicano degli Esteri Claudia Ruiz Massieu: «Siamo di fronte a una perdita terribile di vite umane e ad un attacco ingiustificabile che ci obbliga a fare della protezione dei nostri concittadini una priorità».

In Libia invece è l’Isis a preoccupare. Lo Stato islamico ha lanciato infatti un ultimatum agli abitanti di Sirte (che scadrà a fine ottobre) per aderire al gruppo jihadista. Il muftì Hussein al Karami ha affermato che «gli abitanti di Sirte si devono sbrigare nel chiedere perdono prima che sia troppo tardi, perché se non lo fanno li considereremo degli apostati nemici dello Stato islamico». Il segretario generale della Lega Araba, Nabil el Arabi, ha ribadito la necessità di «offrire sostegno politico e militare alla Libia nella lotta contro lo Stato islamico». «Dobbiamo assumere tutte le iniziative necessarie per far ritornare la pace e la stabilità in Libia e dare supporto politico e militare per proteggere l’integrità della Libia e la sua sovranità nei confronti dei terroristi». Per Gentiloni se si arriverà a un governo di unità nazionale in Libia, l’Italia punta «a coinvolgere altri Paesi a collaborare» per sostenerlo e aiutarlo. «Il governo che potrebbe nascere potrebbe avanzare diverse richieste. Dobbiamo dare il messaggio che dice ‘siamo nella fase finale del negoziato’ e, se questo negoziato avrà successo, la comunità internazionale sarà pronta a intervenire su richiesta del governo libico».

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