mercoledì, Dicembre 8

Migranti, l'Ue sfida il blocco dell'Est Orban alza un muro al confine croato. Tensione a Gerusalemme per il venerdì di preghiera

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L’aria è elettrica a Gerusalemme, si respira tensione in ogni angolo della città e sembra che anche uno starnuto possa provocare nuovi scontri. Ormai è così da giorni, dopo le violenze alla Spianata delle Moschee, e la situazione non sembra migliorare. Oggi pomeriggio le autorità israeliane hanno impedito al premier palestinese, Rami Hamdallah di entrare nella moschea di Al-Aqsa dove si era recato per verificare i danni riportati dall’edificio negli ultimi giorni. In una nota hanno fatto sapere che il direttore dell’intelligence, il generale Majib Faraj e Hamdallah sono stati fermati a un posto di blocco israeliano vicino Gerusalemme. Un affronto ingiustificato, per il governo palestinese che dal giorno dei primi scontri ha ottenuto la solidarietà di molti Paesi arabi. Stamattina, infatti, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas hanno avuto una lunga conversazione telefonica in cui al-Sisi ha ribadito il suo sostegno ad Abbas e al popolo palestinese. «Gerusalemme Est sarà la capitale della Palestina» ha detto il presidente egiziano e sulla stessa linea è anche il ministro degli Esteri Sameh Shoukry. Nel corso di un colloquio con il suo omologo britannico, Philip Hammond, ha detto che gli attacchi israeliani alla moschea riducono le possibilità di ripresa del colloqui di pace tra palestinesi e israeliani. Il governo di Benjamin Netanyahu, però, continua sulla sua strada e nel pomeriggio ha limitato ai soli uomini al di sopra dei 40 anni l’accesso alla Spianata delle moschee per le preghiere del venerdì, schierando 4500 agenti di polizia.. Le provocazioni israeliane hanno suscitato immediatamente le reazioni delle resistenza palestinese e infatti sono scoppiate degli scontri proprio nella zona della spianata. Decine i palestinesi rimasti feriti nei tafferugli.

Secondo l’agenzia, tre palestinesi sono rimasti feriti nel pressi del checkpoint di Qalandiya da pallottole di gomma sparate dalle forze israeliane durante una marcia di protesta partita dal vicino campo profughi dopo la preghiera del venerdì. Episodi analoghi si sono registrati anche a Bilin, dove decine tra palestinesi e pacifisti internazionali hanno inalato gas lacrimogeni, e a Kafr Qaddum, dove tre bambini sono rimasti feriti. Scontri si sono registrati in quasi tutta la Cisgiordania, da Hebron a Nablus, da Tulkarem a Qalqiliya. Una marcia di protesta si è svolta anche nel centro di Ramallah, dalla moschea di el-Bireh a Piazza al-Manara. Le nuove tensioni, dunque, preoccupano il mondo tanto che il segretario generale dell’Onu ha voluto parlare con Netanyahu chiedendogli di rispettare lo status quo e ha lanciato un appello generale alla calma.

«Se da Damasco arriverà una richiesta di inviare truppe in Siria, questa sarà naturalmente discussa e studiata dalla Russia nel quadro del dialogo bilaterale». Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov parlando della delicata situazione Siriana. Il governo di Mosca è sempre più intenzionato a supportare l’amico Bashar al-Assad, ma le questione non mette tutti d’accoredo. Gli Usa, per esempio, vogliono condurre colloqui diretti con la Russia sul suo coinvolgimento militare in Siria. Lo ha detto il segretario di Stato americano, John Kerry, che si trova a Londra. Si tratta, ha aggiunto Kerry, di un passo importante per cercare di risolvere la crisi nel Paese del Medio Oriente. Kerry ha detto che il presidente Obama spera che i colloqui possano tenersi molto presto. Per il presidente Barack infatti, le consultazioni a livello militare con la Russia sulla Siria sono un auspicabile prossimo passo e si è augurato che avvengano al più presto. E da Mosca, il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere che la Russia, dal canto suo, è pronta per colloqui. «Il presidente ritiene che consultazioni mil-to-mil, a livello militare, siano un importante prossimo passo e si augura che avvengano il prima possibile e aiutino a definire alcune delle diverse opzioni sul terreno secondo noi percorribili e che consideriamo il prossimo passo in Siria» ha commentato Kerry, in apertura dei colloqui a Londra con il ministro degli Esteri emiratino, Abdullah bin Zayed. E immediata è stata la risposta di Mosca. «Non abbiamo mai rifiutato il dialogo con gli Stai Uniti», ha assicurato piccata la portavoce del ministero Maria Zakharova. «Siamo aperti al momento su tutte le questioni di mutuo interesse, compresa la Siria». Per gli Usa l’obiettivo primario è la distruzione dell’Isis e per ottenere quest’obiettivo è disposta anche a un accordo politico a patto che questo non comporti la presenza prolungata di Assad. Ma il nodo della questione è proprio questo. Assad è protetto dalla Russia, mentre per altri paesi come la Francia è il nemico numero uno del suo Paese. L’asse sembra spezzato, ma continuano le trattative e Usa e Russia, in una telefonata tra il segretario alla Difesa Usa e la controparte russa, hanno concordato di discutere ulteriormente i meccanismi per risolvere il conflitto in Siria.

Intanto, Isis continua la sua avanzata e sembra coinvolgere nel progetto del califfato sempre più persone. Una fonte del ministero turco degli Esteri ha rivelato che sono circa 400 i turchi che si sono uniti ai jihadisti di al-Baghdadi e hanno perso la vita in Siria e in Iraq mentre altri 900, secondo la fonte combattono tuttora tra le file. Il numero 2 dei servizi di sicurezza russi (Fsb) Serghei Smirnov, citato dall’agenzia RIA-Novosti, invece ha svelato i suoi numeri: sono circa 2.400 cittadini di nazionalità russa che combattono per Daesh.

Colpo di Stato in Burkina Faso dove i militari del reggimento di Sicurezza presidenziale (Rsp) hanno preso in ostaggio il presidente Michel Kafando e il capo del governo Isaac Zida. I leader dell’esercito hanno annunciato questa mattina di aver dissolto le istituzioni di transizione e hanno promesso di organizzare elezioni inclusive. Il golpe ha trascinato il Paese, già tormentato, in un incubo di violenze e nella capitale Ouagadougou si sono registrati numeri scontri in cui sono morte almeno una decina di persone. Macky Sall, presidente del Senegal e della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao) è arrivato a Ouagadougou dopo che l’organismo regionale, insieme con l’Unione Africana, l’Onu, la Francia e gli Stati Uniti, ha condannato il golpe guidato dal generale Gilbert Dienderè. E anche il governo ghanese ha condannato senza mezzi termini il colpo di Stato. Il ministro degli Esteri e dell’Integrazione regionale, Hannah Tetteh, ha sottolineato come Accra abbia seguito con grande preoccupazione gli eventi nella “nazione sorella e la tensione che si è creata a causa della destabilizzazione del processo di transizione. «È spiacevole» ha sottolineato Tetteh «che un processo per promuovere il principio della democrazia e della governante costituzionale sia stato violato impunemente». Da qui l’appello del Ghana a sostenere lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, incluso l’immediato e incondizionato rilascio del presidente ad interim e il premier. Anche l’Unione europea ha chiesto la liberazione immediata del presidente e del capo del governo. In una dichiarazione adottata all’unanimità dai suoi 15 membri, anche il Consiglio Onu ha sottolineato che questa detenzione da parte di elementi del Reggimento di sicurezza presidenziale rappresenta una violazione flagrante della costituzione del Paese.

É di 438 terroristi uccisi e 462 arresti il bilancio di 11 giorni dell’operazione antiterrorismo condotta dalle forze armate egiziane nel nord del Sinai. Nell’operazione il Diritto del martire sono stati neutralizzati 385 esplosivi, distrutti 65 veicoli 4×4 e 530 nascondigli dei terroristi, oltre a 26 depositi di armi. Solo ieri, riferisce la Mena, 17 terroristi sono stati uccisi e 62 sospetti arrestati. I militari hanno operato con l’ausilio degli elicotteri Apache battendo palmo a palmo tutti i villaggi del nord del Sinai. Iniziata lo scorso 7 settembre, l’operazione vede l’impiego congiunto di forze armate e polizia che stanno proseguendo nei loro rastrellamenti palmo a palmo nelle aree più calde del nord del Sinai alla ricerca dei covi dei terroristi. Le zone interessate dalle azioni sono quelle di al Arish, Sheikh Zuid e Rafah. Secondo quanto riferito dai media egiziani, i militari avanzano casa per casa e hanno arrestato 41 persone e distrutto 3 auto e 32 moto usate dai terroristi per compiere i loro agguati. Sono stati inoltre distrutti decine di rifugi e disinnescati 18 ordigni esplosivi piantati nel terreno. Nelle operazioni di questi giorni sono rimasti uccisi anche cinque civili nel corso degli scontri a fuoco fra forze di sicurezza e terroristi.

Almeno sei sospetti terroristi sono morti oggi nel raid di un drone Usa sul Waziristan meridionale, territorio tribale nord-occidentale pachistano al confine con l’Afghanistan. Lo hanno reso noto fonti locali. A quanto risulta il velivolo senza pilota ha sparato due missili contro un obiettivo in cui si nascondevano i militanti nella sottodivisione di Sarokai.  Il Waziristan meridionale è uno dei territori tribali pachistani utilizzato dai talebani per organizzare gli attacchi alle forze governative pachistane ed anche afghane. Da molti
mesi le forze di sicurezza di Islamabad, con ripetute operazioni sul terreno, hanno cercato di eliminare le basi terroristiche. Inoltre, è salito a 13 il numero dei terroristi uccisi dalle forze di sicurezza pachistane dopo l’attacco sferrato oggi prima dell’alba da un commando del Tehrek-e-Taliban Pakistan (TTP), il principale movimento talebano pachistano, alla base aerea dell’aviazione a Peshawar. In un messaggio via Twitter il direttore dell’ufficio stampa dell’esercito pachistano (Ispr), generale Asim Bajwa, ha confermato peraltro il ferimento di 10 militari, fra cui due ufficiali.

Chiusa la campagna elettorale, la Grecia prova per la seconda volta in nove mesi alle urne ed è testa a testa, secondo i sondaggi, tra Syriza e Nea Demokratia.

 

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