lunedì, Luglio 26

Migranti, l'Ue deve muoversi compatta Libia, autobomba contro uffici Eni a Mellitah. L'Isis rivendica

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Tutto comincia in Siria, dove infuria la guerra, in Iraq, dove l’Isis terrorizza chiunque, in Afghanistan, dove si riaccende la lotta dei talebani, o nell’Africa sub-sahariana. Qualunque sia il punto di partenza, quello di arrivo, per tutti, è l’Europa. L’emergenza migranti ha conquistato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, ma la fuga dalle guerre è iniziata da mesi e mesi e solo ora, con l’intensificarsi degli arrivi, sta mettendo in allarme l’Unione Europea. Questa mattina Angela Merkel ha chiesto ufficialmente ai 28 di fare di più per condividere l’onere dell’accoglienza dei migranti. «L’Europa nel suo insieme deve muoversi», ha detto la cancelliera tedesca in una conferenza stampa, «e i suoi Stati devono condividere la responsabilità sui richiedenti asilo, perché se l’Europa fallisce sul tema dei rifugiati», ha sottolineato con durezza, «sarà distrutta la sua stretta connessione con i diritti civili universali». A far discutere sono i problemi legati alla contingenza del momento, ma anche una nuova legge sull’ immigrazione di cui il vecchio continente ha assolutamente bisogno. Da scongiurare ci sono il collasso dei singoli stati che si trovano ad affrontare l’arrivo di migliaia e migliaia di migranti, ma anche nuove politiche dell’odio che si innalzano insieme ai muri contenitivi. «Le barriere non mandano il giusto messaggio» ha detto, infatti, una portavoce della Commissione europea «ma la gestione delle frontiere è una responsabilità e una prerogativa nazionale. La Commissione non promuove l’uso di muri ma di altri mezzi per la gestione del fenomeno migratorio e il controllo delle frontiere». Al momento sono la frontiera serba e quella ungherese ad essere attraversate di più, ma il flusso si sta facendo sentire anche al confine con l’Austria. Nel primo pomeriggio, infatti, proprio lì è stato fermato un treno con centinaia di migranti a bordo. «Li stanno facendo scendere da quel treno e saranno fatti salire su un treno regionale per Vienna» ha poi spiegato Roman Haslinger, portavoce della polizia austriaca. Il treno, con destinazione Monaco, era partito da Budapest dove da giorni diverse centinaia di migranti erano accampati, pronti a partire, ma la polizia aveva impedito loro di salire a bordo. Oggi, inaspettatamente, come riferito da un corrispondente della France Presse presente sul posto, sono stati lasciati liberi di prendere i treni diretti in Austria e in Germania. Oggi anche il portavoce della cancelliera tedesca, Steffen Seibert, aveva ammonito che «le persone che arrivano in Ungheria devono registrarsi e chiedere asilo lì». La situazione non è facile da gestire e l’Europa, di punto in bianco, si è trovata ad affrontare un problema ingigantito da lunghi mesi in cui ha fatto orecchie da mercante. Ora, nel pieno della crisi, il Parlamento ha deciso che tutti i Paesi UE devono condividere la responsabilità della tutela del riconoscimento del diritto di asilo. «L’Europa non abbandonerà mai chi ha bisogno di protezione. Lo ha assicurato il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, nel corso della visita a Calais, dove per la prima volta la stampa internazionale ha iniziato a parlare di emergenza. Timmermans ha annunciato che Bruxelles stanzierà la cifra ulteriore di 5 milioni di euro per aiutare la Francia ad assistere migliaia di migranti e rifugiati accampati a Calais nella speranza di raggiungere la Gran Bretagna, ma il problema resta negli altri Stati.

«Bisogna avere un sistema equo di quote» ha ribadito oggi Angela Merkel riferendosi a quei governi che non hanno intenzione di collaborare. L’Ungheria, per esempio, ha respinto le accuse della Francia sulla gestione dell’emergenza e ha annunciato la convocazione di un rappresentante diplomatico di Parigi. Il ministro francese Laurent Fabius, dal canto suo, ha definito scandaloso l’atteggiamento di alcuni Paesi dell’Est, riferendosi in particolare al muro di filo spinato tra Ungheria e Serbia. E fa discutere l’intervista del ministro dell’Interno britannico che ha criticato gli accordi di Shengen, cui Londra non aderisce, che avrebbero alimentato l’emergenza immigrazione. Certamente c’è ancora da discutere tant’è che il prossimo 14 settembre a Bruxelles si terrò un vertice dei ministri della Giustizia e dell’Interno Ue per affrontare la questione.

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