venerdì, Luglio 1

Migranti, l’Ue cerca l’accordo su 120mila profughi Autorizzata la forza contro scafisti. Isis chiude le banche a Sirte. Stasera duello tv Tsipras-Meimarakis

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Doveva essere una vacanza ed è finita nel peggiore dei modi. Sono morti così alcuni turisti, attaccati dalle forze di sicurezza egiziane mentre erano a bordo di quattro veicoli nel deserto, al confine con la Libia. L’allegra carovana è stata scambiata per un convoglio dell’Isis e senza pensarci, i militari hanno fatto fuoco uccidendo 12 persone. Le vittime sono quasi tutte egiziane, meno due turisti messicani che erano diretti verso l’oasi di Bahariya, nel deserto libico, 300 chilometri circa a sudovest del Cairo, i cui alberghi sono molto frequentati dai turisti. Ma quella zona era vietata, cioè interdetta al passaggio, soprattutto di turisti, e infatti diverse ambasciate occidentali sconsigliano sui loro siti ai propri connazionali di recarsi nelle oasi del deserto occidentale. Tanto più dopo il rapimento e la successiva uccisione a luglio di un giovane cittadino croato dipendente di una società francese non lontano dal Cairo, proprio all’ingresso del deserto occidentale. Inoltre, secondo una portavoce del governo egiziano, i veicoli sui quali i turisti viaggiavano non avevano i permessi richiesti, sottolineando che il ministro del turismo Khaled Rami, ritiene responsabile l’agenzia che ha organizzato quel tour. La notizia dell’incidente è arrivata poco dopo e subito il Messico ha condannato l’uccisione dei suoi due connazionali chiedendo un’indagine esaustiva per capire cosa è successo. In mattinata, l’ambasciatore al Cairo, Jorge Alvarez, si è recato a visitare altri 5 messicani rimasti feriti nell’attacco e ricoverati in condizioni stabili all’ospedale Dar al-Fouad, nella capitale. Le dinamiche dell’accaduto sono ancora poco chiare e non è nemmeno certo che i turisti siano stati sparati o siano stati bombardati. L’ipotesi di un attacco aereo non è da scartare, anche perché, intanto, il gruppo jihadista affiliato all’Isis nella regione ha fatto sapere di aver respinto un’operazione militare nel Deserto Occidentale. E l’erroneo agguato ai turisti potrebbe essere parte  proprio di quell’operazione. La zona del deserto è sempre più instabile e teatro di azioni dell’Isis. Proprio ieri  i militanti del califfato islamico hanno decapitato un egiziano e l’hanno crocifisso a un albero, accusandolo di collaborazione con la polizia. I testimoni hanno aggiunto che gli abitanti del posto hanno chiesto l’intervento della polizia per ricercare gli assassini, poi fuggiti a bordo di vetture 4×4, auto simili a quelle usate dai turisti poi uccisi nella stessa zona. Inolttre, su un sito web, i jihadisti hanno rivendicatoun’operazione militare di resistenza contro le forze egiziane. «In un’operazione benedetta da Dio i soldati del Califfato hanno affrontato una campagna condotta dall’esercito degli apostati nel deserto occidentale. Questa operazione li ha obbligati a ritirarsi dal luoghi dopo essere stati sconfitti dai mujaheddin». É quanto si legge nella dichiarazione dell’Isis che, in questo modo, ha fatto sentire la sua forte presenza nell’area a ridosso del confine libico.

Se l’Egitto, dunque, ancora tenta di tamponare la presenza dell’Isis, in Libia la situazione è sempre più fuori controllo. A Sirte, l’emiro Hassan el karami ha lanciato un nuovo anatema invitando gli abitanti a pentirsi entro il 1 ottobre, data di apertura del tribunale islamico, altrimenti rischieranno la morte. Lo riferiscono fonti locali citate dal sito di informazione Alwasat. «Se non aderite a Daesh» ha minacciato «sarete considerati apostati e sarete uccisi» Sono ormai otto mesi che Sirte è sotto il controllo dell’Isis e stamattina gli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi hanno chiuso tutte le banche della città. Lo ha riferito il sito del quotidiano Libya Herald, citando una fonte locale, secondo la quale nei giorni scorsi i rappresentanti dell’Is hanno vietato le attività degli istituti di credito finché non adotteranno il sistema islamico, basato sul divieto della riba (usura ndr), ovvero del tasso di interesse. La fonte, rimasta anonima, ha rivelato che i miliziani, dopo aver chiuso le banche, hanno ordinato a tutti i dipendenti di recarsi presso la principale moschea della città per pentirsi e chiedere perdono per aver commesso il peccato. La maggior parte dei dipendenti degli istituti di credito avrebbe rispettato l’ordine dell’Is e tornerebbero al loro regolare posto di lavoro una volta eseguite le modifiche. Intanto, alcuni testimoni hanno affermato che ieri alle porte della città i jihadisti hanno rapito 12 egiziani che volevano rientrare nel loro Paese e che sono stati messi ai lavori forzati per costruire alcuni edifici amministrativi per lo Stato Islamico.

Maxi evasione in Afghanistan, dove un commando talebano ha liberato 400 detenuti dalla prigione di Ghazni, nel sud del Paese. L’annuncio è stato dato dal ministro dell’Interno di Kabul il quale ha ammesso che nell’assalto sono stati uccisi almeno quattro poliziotti di guardia. L’evasione è stata progettata fin nei minimi dettagli, come confermato dalle uniforme che i talebani hanno indossato per confondersi con i militari e avvicinarsi alla struttura quel tanto per far saltare in aria con un razzo un pezzo di parete. Le esplosioni hanno creato il caos dando il tempo ai galeotti di scappare attraverso un tunnel lungo un chilometro che era stato scavato in due mesi nella zona. Dunque, erano almeno 60 giorni che l’organizzazione terroristica pianificava tutto e non è la prima volta che riesce in un’impresa simile. Già nel 2011, infatti, erano riusciti a far evadere 500 combattenti rinchiusi in una prigione di Kandahar. L’operazione è stata messa a segno proprio in un periodo in cui i talebani hanno intensificato gli attacchi nel sud-est e nella stessa capitale. Secondo alcuni osservatori, si tratta di un’attivismo che punta a far crescere il sostegno attorno al nuovo capo del movimento, il mullah Akhtar Mansour, succeduto a fine luglio al mullah Omar, morto secondo il figlio, per cause naturali. La scelta non è stata condivisa da tutti e infatti nelle scorse settimane si sono registrati scontri all’interno stesso del gruppo, tra chi appoggia Mansour e chi non accetta la sua nomina a leader indiscusso dei talebani. L’assalto alla prigione, dunque, potrebbe essere il sintomo di una ritrovata unione dell’organizzazione, ma anche il segnale di un allontanamento dall’obiettivo di avviare un processo di pace con il presidente Ashraf Ghani. Il governo afghano ha dovuto ammettere l’evasione, ma è stato poi sommerso da polemiche circa la reale volontà di evitarlo. Secondo alcune fonti, infatti, era stato avvertito dai servizi di intelligence di un possibile attacco, mentre per l’agenzia di stampa Pajhwok il ministro degli Interni sarà quanto prima chiamato a dare spiegazioni sull’accaduto. E se queste non fossero soddisfacenti, non è nemmeno esclusa la presentazione di una mozione di sfiducia. Da parte sua il parlamentare eletto a Ghazni, Ali Akhbar Qasimi ha stigmatizzato l’accaduto chiedendosi come può tale governo difendere il Paese se non è in grado di proteggere la sicurezza di una sua singola prigione.

Ancora tensione a Gerusalemme. La Spianata delle moschee, che dovrebbe essere luogo sacro, di preghiera e di pace, è ancora una volta teatro di scontri tra israeliani e palestinesi. Secondo la polizia militare, le tensioni sarebbero nate dopo che alcuni ragazzi hanno lanciato pietre e sbarre di ferro all’ingresso del Monte del Tempio per bloccare  l’accesso a visitatori ebrei arrivati per il Capodanno. Le forze dell’ordine avrebbe ricacciato i ragazzi che si sarebbe rifugiati all’interno della moschea. Gli scontri di oggi sono scoppiati dopo giorni di nervosismo dopo che il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha messo al bando il movimento Al Mourabitoun che si oppone alla presenza di visitatori ebrei sulla Spianata. Ieri sera, poi, un colono è rimasto ucciso in un incidente d’auto che, secondo le forze israeliane, sarebbe stato provocato dal lancio di una pietra. Il 65enne alla guida dell’auto è morto stamane a causa delle gravi ferite riportate mentre altri due passeggeri sono rimasti solo leggermente feriti. Da quanto riferito dai familiari, citati da Haarezt, stavano ritornando da una cena per Rosh Hashanah, il capodanno ebraico, quando nei pressi del sobborgo palestinese di Sur Baher, a Gerusalemme est, l’uomo ha perso il controllo dell’auto, ha colpito un palo della corrente ed è finito in un fosso. Forse un colpo di sonno, forse una distrazione, ma per la polizia l’accaduto è da attribuire a un’aggressione palestinese e così, Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione d’emergenza prevista per martedì. Al centro della discussione la lotta ai lanciatori di pietre e bombe incendiarie a Gerusalemme e nei dintorni. «Il premier guarda con grande severità a questo fenomeno» ha detto il suo portavoce «e intende combattere il fenomeno con tutti i mezzi, comprese un incremento delle pene e dei rinforzi». Già all’inizio del mese, in realtà, premier aveva minacciato di dare il via libera alle forze di sicurezza a sparare proiettili veri, una misura al momento valida solo in caso di pericolo di vita di fronte a proteste violente.

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