sabato, Ottobre 23

Migranti, l’Ue cerca l’accordo su 120mila profughi Autorizzata la forza contro scafisti. Isis chiude le banche a Sirte. Stasera duello tv Tsipras-Meimarakis

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14 settembre, una data tanto attesa quanto temuta dai leader europei. Perché è stato oggi il giorno in cui tutti i ministri dell’Interno dei 28 Stati dell’Unione Europea si sono dovuti confrontare, volente o nolente, sulla questione migranti. Sul tavolo delle trattative c’è la redistribuzione di altri 120mila richiedenti asilo, dopo i 40mila proposti a maggio, ipotesi considerata la base per un accordo. Il lavoro per approvare la proposta sarà condotto in via prioritaria e terrà conto della flessibilità che potrebbe essere necessaria ad alcuni Stati membri nell’attuazione della decisione, in particolare per eventi imprevedibili. La proposta di spartizione dei migranti, però, continua a non piacere a Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia tant’è che è intervenuto il presidente della Commissione europea in persona. Jean-Claude Juncker ha, dunque, contattato i leader di questi Paese ancora ostili per capire le ragioni dell’ostracismo e spiegare ancora una volta la necessità di cooperazione. L’Unione sta spingendo molto su questo punto e infatti una fonte ha confermato l’urgenza di un accordo fra i Paesi Ue. «Il Consiglio dei ministri degli Interni di questo pomeriggio è stato molto importante» ha detto una fonte. Alla riunione straordinaria dai vicepresidenti, la Commissione è stata rappresentata da Frans Timmermans e Federica Mogherini e dal commissario Dimitris Avramopoulos che hanno ribadito l’obiettivo: ricollocare 120mila profughi da Italia, Grecia e Ungheria, ma soprattutto creare degli hotspot, dei centri di identificazione e registrazione dei rifugiati nei Paesi di primo arrivo. La richiesta è arrivata in particolare dal ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve e dal collega tedesco, Thomas De Maiziere. «Non possiamo avere uno schema di ricollocazione senza che prima ci sia un sistema di controllo delle frontiere esterne e la realizzazione degli hotspot», hanno spiegato. Di questo si è discusso in particolare nel mini vertice tra i rappresentanti della Commissione europea, della presidenza lussemburghese del Consiglio Ue, e dei ministri degli Interni di Francia, Germania, Grecia, Italia e Ungheria. Nella riunione, svoltasi nel pomeriggio a Bruxelles, tuttavia, si è confermato che le quote proposte dalla Commissione costituiscono la base per un accordo, ma la decisione definitiva ancora non c’è. Tutto è rimandato all’8 e al 9 ottobre, quando si riunirà il Consiglio Ue Affari interni, e intanto il Consiglio invita il Parlamento europeo a esprimere urgentemente il proprio parere.

I tempi tecnici sono quelli che sono, ma mentre la politica segue il suo iter, l’emergenza non si placa. I numeri crescono e infatti, nella notte e fino a mezzogiorno di oggi altri 5.353 profughi sono entrati in Ungheria dal confine serbo, un numero pressoché analogo a quello nell’intera giornata di ieri, 5.809. Si tratta in prevalenza di siriani, afghani, iracheni, pachistani in marcia verso il nord Europa e in primis  verso la Germania. Gli arrivi non sembrano subire battute d’arresto e la situazione ha spinto alcuni Paesi a creare nuove regole. In Ungheria, per esempio, a mezzanotte entrano in vigore norme più severe, con l’ingresso illegale nel Paese che verrà considerato un reato punibile con il carcere fino a tre anni. Germania, Austria e Slovacchia, invece, in deroga a Schengen, hanno ripristinato i controlli alla frontiera, misura simile a quella evocata anche dal premier polacco, Ewa Kopacz, che si è detta pronta a ripristinare i controlli appena riceverà notizia di una qualsiasi minaccia. «Attueremo controlli temporanei. Ne stiamo informando la Commissione» ha detto il ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner, sostenendo che la misura entrerà in vigore il prima possibile direttamente al confine austro-ungherese. Nel tardo pomeriggio anche l’Olanda ha fatto sapere che ripristinerà i controlli provvisori ai confini e la polizia pattuglierà le frontiere con il Belgio e la Germania.

Queste nuove disposizioni non sono sfuggite alla Commissione europea che auspica la situazione duri il meno possibile. Secondo alcune fonti, infatti, è la prima volta in assoluto che i flussi migratori vengono considerati una circostanza eccezionale e imprevedibile tanto da prevedere la sospensione degli accordi di Schengen. «Per uno Stato membro è possibile reintrodurre i controlli alle frontiere con altri Paesi Ue in circostanze eccezionali» hanno voluto sottolineare dall’Ue. «Se queste sono prevedibili, come nel caso di summit internazionali o eventi sportivi, i controlli possono essere ristabiliti per 30 giorni e poi estesi fino a un massimo di 6 mesi. Nel caso di eventi imprevedibili, i controlli possono essere introdotti per 10 giorni, con un’estensione fino a 20 giorni e fino a un massimo di due mesi». Intanto, anche Bratislava ha annunciato il rafforzamento di controlli alle frontiere con l’invio di 220 agenti, mentre l’Ungheria ha chiuso l’ultimo tratto della controversa barriera eretta al confine con la Serbia per impedire il passaggio. Il completamento della lunga barriera di 175 chilometri è stato raggiunto con la posa di filo spinato al valico di Roszke. Di fronte al massiccio numero di profughi, poi,  anche la Germania ha annunciato che almeno per diverse settimane farà il controllo dei documenti alle frontiere. Lo ha affermato il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, che ha anche criticato Italia e Grecia accusandole di non aver sorvegliato adeguatamente le frontiere esterne dell’Ue. L’Italia si difende inviando al Brennero un ulteriore contingente di poliziotti italiani per intensificare i controlli, ma stamattina le autorità austriache hanno respinto e riconsegnato all’Italia 60 migranti.

L’idea di chiudere la frontiera comincia a stuzzicare anche Marine Le Pen che ha proposto di fare controlli anche tra Francia e Germania, ma l’idea non è piaciuta per niente al ministro dell’interno Bernard Cazeneuve. «Il Front National dovrebbe guardare ciò che succede al confine: ci sono pochissimi rifugiati che passano dalla Germania alla Francia. É dunque una proposta del tutto inappropriata» ha detto il ministro francese difendendo, però, la decisione della Markel  ribadendo che Berlino non chiude la porta ai migranti. Per il governo di Francois Hollande, tuttavia, è necessaria la creazione di centri di accoglienza dei rifugiati e di rimpatrio per i migranti economici irregolari, così come è diventato importante  discutere anche con il governo di Recep Tayyp Erdogan.  La gendarmeria turca, infatti, ha fermato oggi 637 migranti nel distretto di Ayvacik, nella provincia occidentale di Cannakale, pronti a imbarcarsi per l’isola di Lesbo in Grecia. Nell’operazione sono stati fermati 7 sospetti scafisti e sono stati sequestrati anche 5 gommoni con a bordo numerosi giubbotti di salvataggio e armi da fuoco. Proprio la questione dei trafficanti di uomini è stata affrontata molto attentamente dell’Ue. Oggi, per la prima volta, è stato deciso di autorizzare l’uso della forza militare nelle missioni contro gli scafisti, con la possibilità di sequestrare e distruggere i barconi per smantellare le organizzazioni che portano i migranti fuori dalla Libia. Il via libera dovrebbe scattare a inizio ottobre e permetterà alle navi della forza Ue di fermare, perquisire e dirottare le imbarcazioni sospettate di trasportare migranti. Si potrà anche procedere ad arresti, a patto di non entrare nelle acque territoriali libiche. Inoltre, i ventotto hanno convenuto che ci sono le condizioni per passare alla seconda fase dell’operazione Navfor Med lanciata a fine giugno nel Mediterraneo, con quattro navi e un migliaio di uomini, per soccorrere i migranti e contrastare gli scafisti.

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