sabato, Luglio 31

Migranti: l’Islanda li cerca field_506ffbaa4a8d4

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L’emergenza profughi in l’Islanda è tutt’altro che un problema, è un’opportunità. Il Governo di Reykjavik aveva offerto ospitalità a 50 rifugiati siriani, ma alla popolazione questa proposta è risultata alquanto riduttiva.
Bryndís Björgvinsdóttir, scrittrice e folklorista islandese, ha lanciato una petizione su Facebook, per portare all’attenzione di Eygló Harðardóttir, Ministro del Welfare, la disponibilità degli islandesi a ospitare un numero ben maggiore di profughi e fare pressioni sul Governo perché la disponibilità ufficiale del Paese aumentasse.
«Cara Eygló Harðar, la Siria chiama», è questo lo slogan che compare sulla pagina Facebook creata da Bryndís Björgvinsdóttir; dodicimila cittadini hanno aderito a questa petizione. «Solo perché non sta accadendo qui non significa che non stia accadendo», si legge nella pagina.
Non tutti hanno messo a disposizione la propria casa, ma in molti si sono proposti di aiutare i migranti offrendo loro giocattoli, lavoro, cibo, vestiti e istruzione, spingendo così il Governo islandese a riformulare un piano d’accoglienza.
Con una popolazione di soli 330.000 abitanti, questo Paese può, dunque, vantare una vera e propria mobilitazione popolare. «Dobbiamo partecipare alla vita della comunità internazionale, essere più aperti e farlo in fretta perché è una situazione di emergenza», dichiara Björgvinsdóttir ai media svizzeri. «Tutti possono essere costretti a scappare dal proprio Paese. Noi, per esempio, viviamo su un’isola vulcanica e un’eruzione potrebbe trasformarci tutti in profughi».
La scrittrice islandese invita, inoltre, tutti i partecipanti all’iniziativa, a proporre idee e dare consigli riguardo all’accoglienza dei profughi. Bisogna, dice, ‘aprire le porte’, sia alle nuove proposte, sia a chi ha bisogno di aiuto. «Sono i nostri futuri sposi, i nostri migliori amici, la prossima anima gemella, un batterista per la banda dei nostri figli, la prossima collega, Miss Islanda 2022, il falegname che finalmente finisce il bagno…». Sono ‘competenze’, afferma Björgvinsdóttir.

Paul Fontaine è un giornalista del quotidiano ‘Reykjavik Grapevine’, “ciò che è accaduto è un esempio di come una piccola comunità, densamente popolata, può rapidamente ed efficacemente far cambiare rotta a decisioni già prese”, ci dice. C’è, come in qualsiasi altro luogo, un gruppo di conservatori terrorizzati dai musulmani, ma, in confronto al numero di persone a sostegno dei rifugiati, sembra essere in minoranza”.
In linea con il pensiero di Bryndís Björgvinsdóttir, i cittadini che hanno aderito ritengono che i rifugiati siano delle risorse umane importanti, che abbiano capacità ed esperienza che possano arricchire il Paese.

L’Islanda ci ha abituati a questi colpi di coda di lungimiranza e intraprendenza. La prima volta che il Paese si conquistò le prime pagine dei media internazionali è stato quando Reykjavík dovette fronteggiare, per primo in Europa, la grande crisi economica che poi avrebbe investito tutto il continente. La crisi, in Islanda, ebbe inizio nel 2008, conseguentemente al fallimento di tre grosse banche private. Il Governo lasciò fallire le banche e mise sotto processo banchieri e responsabili della crisi, chiese in seguito un prestito di 5 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale, impegnandosi ad attuare misure di austerità economica, riforme e controlli di capitale. L’FMI, proprio pochi mesi fa, ha riconosciuto che la ricetta ha funzionato, i debiti sono sotto controllo e la ripresa è iniziata, «senza compromettere il suo modello di welfare».
Scorsa primavera, poi, nuovamente balzò agli onori delle cronache, con esultanza degli euroscettici, per la decisione del Governo conservatore di ritirare la candidatura del Paese all’ingresso nell’Unione Europea, sostenendo che «gli interessi dell’Islanda sono serviti meglio fuori dall’Unione europea».

La proposta di Bryndís Björgvinsdóttir è stata presa in considerazione dal Governo islandese e il Ministro del Welfare, Eyglo Hardardottir, ha dichiarato che le autorità stanno considerando la possibilità di aumentare il numero di rifugiati da accogliere: “siamo una delle più ricche Nazioni del mondo e possiamo per questo accettare molti più rifugiati di quelli che abbiamo accettato in passato”, afferma Fontaine. Il PIL del Paese è sopra i livelli pre crisi, i consumi interni stanno riprendendo e anche alcune tra le fonti principali di ricchezza quali il turismo, i fondamentali sono buoni, e in un Paese in crescita ci si pone il problema delle ‘competenze’. Come dice Paul Fontaine, “l’Islanda è tradizionalmente molto sorvegliata quando si tratta di richiedenti asilo; in pochi vengono accettati ufficialmente. Ora, dopo la petizione di Bryndís Björgvinsdóttir, il Governo sta parlando della possibilità di ospitare di 500 migranti, anche se il Ministro del Welfare dice che non vuole fissare un limite. Si è, dunque, ancora vaghi a riguardo, ma se il numero dei migranti continuerà a crescere, questo potrebbe significare un cambiamento di rotta nelle politiche dei richiedenti asilo al nostro Paese”.

 

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