mercoledì, Aprile 14

Migranti, l'Austria minaccia di chiudere il Brennero field_506ffbaa4a8d4

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L’Austria torna a minacciare l’Italia: «In caso estremo l’Austria potrebbe chiudere completamente il Brennero», dice il ministro della Difesa Hans Peter Doskozil durante una riunione del suo partito, lo Spö, confermando che «potremmo essere costretti a chiedere alle autorità italiane di fare noi controlli anche sul suo territorio» nel caso in cui la situazione dovesse sfuggire di mano a Roma. «Se l’Italia farà come ci aspettiamo e la Germania farà come ci aspettiamo, avremmo un grande problema. Perché se l’Italia lascerà passare i migranti e la Germania comincerà a respingerne sempre di più ai suoi confini, l’Austria rischierebbe di trasformarsi in una sorta di sala d’attesa. Per questo dobbiamo andare in offensiva». Ma il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal Salone del Mobile di Milano, parla in merito alla barriera austriaca al Brennero di atto «molto grave. Negativo per l’economia e brutto segnale per l’Europa. Vedremo di che cosa si tratta, se si tratta di parole, non ci saranno conseguenze sul terreno. Se, invece, ci saranno muri significherà aver dimenticato che i problemi vanno affrontati insieme».

E dopo l’appello di ieri contro le barriere ai confini del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalle pagine di Repubblica oggi gli fa eco l’ex presidente Giorgio Napolitano: «Abbandonarsi a previsioni catastrofiche non porta da nessuna parte. Guai se ci si lascia andare sempre più alla demagogia populista e alla ricerca di false soluzioni per problemi complessi come quello dei migranti. Passi indietro come la barriera al Brennero non sono degni della nostra storia comune».

Nel frattempo al Brennero continuano i lavori per la costruzione della barriera lunga 250 metri, ma a mobilitarsi sulla rete, grazie all’hashtag su Twitter openbrenner, sono Progressi, ARCI, Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani (UFTDU) e Associazione Diritti e Frontiere (Adif), che hanno lanciato un appello al cancelliere austriaco Werner Faymann affinché interrompa i lavori e si cerchi in sede europea la soluzione politica alla questione dei rifugiati e minacciano manifestazioni per il 25 aprile. «La nuova barriera austriaca rievoca i momenti più bui della storia europea e richiama tutti quei tentativi fallimentari di blindare i confini, come tra Grecia e Macedonia, Spagna e Marocco, Stati Uniti e Messico», il messaggio lanciato da Vittorio Longhi, direttore di Progressi. «Anziché abbandonarsi all’isteria populista dettata dalle urgenze elettorali, i governi europei dovrebbero lavorare seriamente alla gestione comune dei flussi migratori e alla protezione dei rifugiati, concentrandosi sulle cause». Ma gli austriaci non si fermano: infatti i controlli potrebbero estendersi anche al valico del Tarvisio, visto che una delegazione del ministero dell’Interno austriaco ha compiuto un sopralluogo nel confinante comune di Arnoldstein per verificare dove realizzare un centro di identificazione ed un presidio di polizia lungo la statale e nei pressi dell’autostrada.

Passando alla Siria invece, dopo la ripresa dei colloqui di pace a Ginevra, nei territori sotto controllo del regime si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Da una parte l’inviato speciale dell’Onu Staffan De Mistura ha incontrato la delegazione delle opposizioni in esilio, alla quale ha ribadito la necessità di proseguire secondo l’agenda fissata e confermato la transizione politica, oltre ad una tregua che sin qui ha retto, nonostante qualche violazione. Ma l’opposizione parla di ‘massacri’ del regime ancora in corso, denunciando ben 2.000 violazioni della tregua e la morte di 40 bambini. Dall’altra Bashar Al Assad, che si è recato alle urne in mattinata, torna ad accusare: «Da cinque anni la Siria è vittima di una guerra fomentata da chi sostiene il terrorismo. L’obiettivo di questi signori è minare le fondamenta della società, ma hanno fallito come dimostra il fatto che oggi c’è una vasta partecipazione elettorale di tutti i settori della società». Mentre diversi osservatori internazionali e le opposizioni in esilio parlano di ‘elezioni farsa’. Sul campo invece ancora scontri a sud di Damasco tra miliziani dell’Isis e Al Nusra. Ma si combatte anche nel nord, a sud di Aleppo, dove si fronteggiano forze lealiste, sostenute da Iran e Russia, e le opposizioni armate filo-saudite e filo-turche appoggiate da Al Nusra. Mentre la stampa Usa torna a ribadire l’esistenza di un piano B della Cia per sostenere gli insorti anti-Damasco nel caso in cui i colloqui svizzeri non dovessero decollare.

Nuovi sviluppi sul caso di Giulio Regeni. Come già anticipato nei giorni scorsi, la Procura di Roma ha inviato al Cairo una nuova rogatoria per entrare in possesso degli atti relativi all’inchiesta sulla morte del giovane ricercatore. L’atto ora sarà valutato dal procuratore generale della repubblica araba d’Egitto Ahmed Nabil Sadeq. Ma intanto il presidente Al Sisi torna a negare ogni coinvolgimento dei servizi di sicurezza nella morte di Regeni, sostenendo invece che dietro l’omicidio c’è «gente malvagia», senza però andare oltre: «Noi egiziani abbiamo creato un problema con l’assassinio di Regeni». Poi la richiesta agli inquirenti italiani di tornare al Cairo per continuare a collaborare: «Abbiamo detto loro, venite e diciamo ancora una volta: venite, siate con noi. Noi trattiamo le questione in tutta trasparenza. Che gli inquirenti siano con noi e partecipino a tutti gli sforzi che si fanno», ha detto Al Sisi, che poi ha attaccato i media egiziani per aver detto ‘menzogne sul caso Regeni, che hanno poi innescato i problemi con l’Italia.

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