martedì, Maggio 18

Migranti: l’Austria con il cerino in mano?

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La politica europea sull’immigrazione è, forse in maniera inevitabile, sfuggita di mano e ormai si prosegue a vista. Ancora stanno circolando, mentre scriviamo, i cinque treni giornalieri che trasportano dall’Austria in Germania i profughi (se si può estendere a tutte le persone interessate il termine) al ritmo di circa mille al giorno. Il trasporto su treno era stato concordato fra i due Paesi il 14 settembre scorso quando la Germania, dopo un periodo di sospensione, aveva reintrodotto controlli sugli ingressi. Controlli un po’ sommari, poiché la maggior parte delle persone in arrivo non ha con sé documenti.

L’accordo del 14 settembre valeva solo per due settimane. Il 27 settembre scorso è stato prolungato ma solo «per qualche giorno», si è detto. Ora le autorità austriache temono che la Germania decida improvvisamente di rivedere le sue posizioni. La dichiarazione resa il 28 scorso dal Presidente tedesco Joachim Gauck «Il nostro cuore è grande, ma le nostre possibilità sono limitate», non sembra da questo punto di vista di buon auspicio.

A loro volta i tedeschi non nascondono un certo dispetto per il fatto che gli austriaci hanno istituito dei centri di ospitalità così vicino alla frontiera con la Germania, che parecchi profughi non aspettano il loro turno per un posto in treno e passano il confine dove capita, dopo appena una breve marcia.

Se davvero la Germania si imponesse una pausa nell’accoglienza dei profughi, l’Austria si ritroverebbe in una situazione esplosiva. Ci sono, infatti, oltre 10.000 profughi che attualmente attendono di ripartire verso nord e mentre dall’Ungheria arrivano circa 8.000 profughi al giorno. Esasperata dalle critiche ricevute, non da ultimo proprio da Vienna, per aver provato a bloccare il flusso in entrata così come prescriveva il Trattato di Dublino, l’Ungheria si è praticamente rassegnata a diventare un semplice Paese di transito.

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