venerdì, Maggio 14

Migranti: l'Austria annuncia controlli alle frontiere con l'Italia

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Si torna a parlare di frontiere in Europa. L’Austria ha infatti annunciato la creazione di un sistema di controlli e recinzioni per limitare il flusso dei migranti sui valichi con l’Italia di Tarvisio, Brennero e Resia. A confermarlo il ministro degli Interni Johanna Mikl Leitner ed il ministro della Difesa Hans Peter Doskozil, che hanno spiegato come, oltre al presidio classico delle frontiere, con punti di osservazione, si controllerà il traffico dei veicoli, dei treni e delle persone. Pronti gruppi di intervento per impedire l’accesso di estranei al Paese, anche con l’uso della forza, mentre controlli avverranno anche a ridosso della frontiera. Un sistema già visto al confine con l’Ungheria. «In virtù della particolare storia legata al confine del Brennero la cooperazione sarà molto intensa ma resta chiaro che, se necessarie da parte del management, saranno installate anche recinzioni», il commento della Mikl-Leitner in occasione dell’incontro odierno sull’emergenza migranti con i governatori Ugo Rossi (Trentino), Arno Kompatscher (Alto Adige) e Guenther Platter (Tirolo). In particolare Kompatscher ha affermato che la reintroduzione dei controlli alle frontiere è «sgradevole ma necessaria come misura temporanea in una situazione di crisi». Una decisione quella austriaca che non ha fatto altro che creare un effetto domino: anche la Croazia infatti ha deciso di rafforzare i controlli al confine con Serbia, annunciando inoltre che i capi della polizia di Serbia, Croazia, Macedonia, Slovenia e Austria si incontreranno a Zagabria il 18 febbraio per discutere della crisi dei migranti e trovare nuove soluzioni. Ad intervenire sulla questione anche il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker: «Non sono a favore della chiusura delle frontiere in Unione europea, la trovo aberrante, o siamo un continente vero o siamo un insieme che si chiude in categorie nazionali».

Ma sono giorni particolari in Europa anche per gli accordi tra Gran Bretagna e UE. Sulla Brexit «non c’è nessun piano B», ha detto Juncker. «Se io dicessi che abbiamo un piano B, in qualche modo lascerei intendere la volontà della Commissione di considerare seriamente la possibilità che ciò avvenga. Abbiamo solo un piano A»David Cameron è pronto nel frattempo ad annunciare la data del referendum già venerdì dopo la chiusura del vertice europeo.  Ad intervenire, dalle colonne de ‘La Repubblica’, anche l’ex premier Tony Blair: «L’interesse del Regno Unito a rimanere nella Ue dovrebbe essere evidente a tutti. Le conseguenze di un Brexit sarebbero molto gravi. In un mondo globalizzato, tra giganti come Cina, India, Stati Uniti, è irragionevole restare soli. L’Europa dev’essere unita, se vuole proteggere i propri interessi e valori. Lo fanno altri paesi associandosi fra loro per contare di più, dall’Asia all’America Latina. Dall’economia alla sicurezza: solo stando insieme possiamo difenderci». E appoggia le idee di Matteo Renzi: «È necessario un cambio di direzione. Ci sono campi in cui più integrazione sarebbe vantaggiosa, dalla sicurezza all’energia, altri in cui va celebrata la diversità. Tuttavia, invece di continuare una discussione senza fine sul tipo di istituzioni da dare alla Ue, talvolta una scusa per non agire, bisogna chiedersi cosa vogliamo veramente dall’Europa. E battersi per dare all’Europa maggiore crescita economica, meno disoccupazione e più innovazione. Concordo con Renzi sulle critiche all’austerità. Ma occorrono anche riforme per rendere più dinamica l’economia europea. Mi pare che la Bce abbia raggiunto il limite di cosa può ottenere con le sue manovre. Ora ci vorrebbe un grande patto: per stimolare l’economia e per riformarla».

Passando alla Siria è stata confermata la notizia secondo cui le forze governative, supportate da caccia russi e miliziani libanesi di Hezbollah, hanno ripreso il controllo di una centrale elettrica a est di Aleppo. Secondo il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, questa vittoria rafforza la posizione di Bashr al Assad, appoggiato proprio da Mosca e dall’Iran, e rendono altamente improbabile una sua pacifica uscita di scena, come vorrebbero invece gli Usa e i loro alleati. Ma non è tutto, perché intanto i gruppi di opposizione si arrendono, come a Marea, a nord di Aleppo, ma alle forze curde YPG. E ad intervenire è subito la Turchia, che considera queste truppe come terroristi. Nel frattempo il quotidiano filogovernativo turco ‘Yeni Safak’ scrive di circa 500 miliziani siriani anti-Assad del gruppo islamista Faylaq al Sham entrati sabato in Siria passando dalla Turchia non solo con il consenso, ma anche armati e trasportati dal governo di Ankara. Il tutto per impedire alle milizie del Ypg di conquistare la fascia di territorio tra Aleppo e la frontiera turco-siriana. Ma da Ankara intanto smentiscono di un intervento sul campo in maniera unilaterale: «Ne stiamo discutendo con gli alleati. Un’azione di terra non ha senso solo con Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Se ci sarà consenso, la Turchia ci sarà. E se non si raggiunge una soluzione politica non si potrà distruggere lo Stato Islamico». A mettere in guardia la Turchia (e l’Arabia Saudita) ci pensa lo stesso Bashar Al Assad, che in caso di una incursione di terra in Siria, ci sarebbero ‘ripercussioni globali’. Ma soprattutto il presidente continua a rifiutare un cessate il fuoco con i gruppi armati ribelli che ha definito terroristi. In un discorso tenuto ieri sera all’Associazione degli avvocati e riferito dai media di Stato, Assad ha affermato che «i cessate il fuoco si fanno tra eserciti e Stati, ma mai tra uno stato e i terroristi».

Mentre sale la tensione tra Turchia e Russia dopo i bombardamenti di ieri da parte di Mosca, che ha colpito ospedali di Msf e scuole. Il governo turco ha accusato i russi di crimini di guerra, ma Mosca ha respinto categoricamente, mentre la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un’intervista al canale Russia Today ha contrattaccato: «Appena era stato stabilito il processo negoziale di Vienna, hanno abbattuto un jet russo. Ora, subito dopo la conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove è stato adottato un documento molto importante (per un graduale cessate il fuoco), il territorio siriano viene violato in modo sfacciato, il territorio siriano viene bombardato, la sua sovranità, la sua indipendenza e il diritto internazionale violati». Mentre il premier turco, Ahmet Davutoglu rincara la dose: «Quei vili, crudeli e barbari aerei russi hanno compiuto quasi 8mila raid dal 30 settembre, senza alcuna discriminazione tra civili e soldati, o bambini e anziani».

Ma la guerra all’ISIS continua anche in Europa. Dieci persone sono state arrestate a Bruxelles in una serie di raid finalizzati a scovare una rete di reclutamento dei jihadisti. Secondo l’ufficio del procuratore federale nove le operazioni, portate avanti in quattro quartieri, tra cui Molenbeek, assurto alle cronache come rifugio degli attentatori di Parigi. Sequestrato materiale informatico e telefoni cellulari. Confermato che diverse persone sono probabilmente andate in Siria per unirsi allo Stato islamico.

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