domenica, Maggio 16

Migranti: la Turchia non è sicura

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Si è aperta questa mattina a Parigi la riunione dei Ministri degli Esteri delle maggiori potenze volta a rilanciare il processo di pace in Medioriente cercando di portare israeliani e palestinesi al tavolo dei negoziati entro la fine dell’anno. La riunione di oggi, si legge in una nota diffusa dall’Eliseo, è «frutto dello sforzo francese per riportare la risoluzione del conflitto israelo-palestinese nell’agenda internazionale che oggi è in un pericoloso stallo». Inoltre, «permetterà ai partecipanti di ribadire il loro auspicio di una soluzione a due Stati e la loro determinazione di creare le condizioni di una ripresa delle trattative dirette tra le parti», dopo il fallimento dell’ultimo round di colloqui ad aprile 2014.
Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti del Quartetto del Medioriente (Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Nazioni Unite), della Lega Araba, del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e di altri 20 Paesi. In questa fase né Israele né i palestinesi sono stati invitati perchè, come sottolinea Parigi, obiettivo è creare le basi per la riapertura dei negoziati di pace, ribadire i testi internazionali esistenti e le risoluzioni che puntano al raggiungimento di uno Stato palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e di uno Stato israeliano.
«La soluzione dei due Stati è l’unica possibile per Israele e Palestina», ha dichiarato il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni.
Nel tardo pomeriggio è arrivato il pronunciamento, sprezzante, di Israele: la conferenza «allontana la pace» fra israeliani e palestinesi, secondo il Ministero degli Esteri israeliano. «Si tratta di una occasione perduta. Invece che insistere con il presidente palestinese Abu Mazen affinché riprenda trattative dirette senza precondizioni  la comunità internazionale gli ha permesso di continuare a sfuggire. Nella Storia questa conferenza sarà ricordata per aver contribuito ad irrigidire le posizioni palestinesi».

Intanto dall’ONG Oxfam una denuncia: a quasi 9 anni dal suo inizio, il blocco imposto da Israele su Gaza continua a distruggere la vita di 1,8 milioni di persone, privandole dei più basilari mezzi di sussistenza. Si tratta di una punizione collettiva ed una negazione dei diritti che, senza garantire maggiore sicurezza ad Israele, sta facendo piombare un intero popolo in una spirale di povertà di cui non si intravede la fine, sostiene Oxfam, nel rinnovare l’appello alla Comunità internazionale per la fine immediata del blocco israeliano su Gaza.
«Le limitatissime possibilità di circolazione per le persone e le merci ha paralizzato la crescita economica di Gaza e di conseguenza la vita dei palestinesi, che da ormai quasi un decennio non hanno praticamente accesso ai servizi essenziali e vedono negati i loro diritti fondamentali», afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone. «Il blocco sta peggiorando una situazione già gravissima». Non vi è cenno di ripresa dalla devastazione causata dalla guerra dell’estate del 2014. «75mila persone ancora non possono tornare a casa, soltanto meno del 10% delle case distrutte sono state ricostruite e l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari internazionali per sopravvivere. Il blocco deve terminare prima che si arrivi ad un vero e proprio disastro umanitario». Oxfam chiede che la comunità internazionale faccia pressione sul Governo israeliano per la fine immediata del blocco su Gaza, per facilitare la libertà di movimento delle persone e dei beni da e verso la Striscia e permettere così a quasi due milioni di palestinesi di esercitare i propri diritti fondamentali. Oxfam chiede inoltre che anche l’Egitto, che controlla il valico di Rafah e qui ha imposto rigorose restrizioni, faciliti l’accesso verso la Striscia.

 

Parigi, intanto, è in trincea, da una parte il maltempo -dopo la chiusura di Louvre di ieri, le chiusure e i blocchi sono cresciuti, insieme alle vittime, con una Senna sempre in piena- dall’altra lo stillicidio degli scioperi a una settimana dal fischio d’inizio degli Europei di Calcio 2016, per i quali è previso l’arrivo di 2,5 milioni di tifosi. Il Governo francese è ancora alla ricerca di soluzioni per porre fine all’ondata di proteste contro la riforma del lavoro ed è tornato a esortare i sindacati perché pongano fine allo sciopero delle ferrovie  -arrivato al terzo giorno e in programma ad oltranza- e ha definito ‘irresponsabile’ il programma dei piloti di Air France di incrociare le braccia la prossima settimanaProsegue il blocco delle centrali nucleari e alle raffinerie.

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