martedì, Ottobre 26

Migranti, la Germania annuncia: '500mila ogni anno'

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La questione migranti (o per meglio dire profughi, come ha sottolineato anche il leader degli U2 Bono Vox pochi giorni fa ad Expo) continua ad animare il dibattito all’interno dell’Unione Europea. Continua a stupire il rapido cambiamento negli atteggiamenti della Germania, che dopo mesi di muro ha aperto in maniera ‘inaspettata’ le proprie porte ad una arrivo massiccio di migranti nel proprio Paese. E’ di oggi l’annuncio da parte del vicecancelliere Sigmar Gabriel che Berlino può accogliere 500 mila migranti all’anno per alcuni anni. «Penso che possiamo farcela certamente con mezzo milione di persone, per alcuni anni. Non ho dubbi, forse anche di più». Per il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, intervenuto al Bundestag, l’emergenza è una priorità e deve essere superata, ma ha aggiunto che «vogliamo farlo senza nuovi debiti». Per questo ha insistito sulla necessità di creare 150mila posti per i rifugiati in vista dell’inverno e di perseguire politiche per «l’integrazione, con prospettive di lungo periodo. Dobbiamo offrire loro un’opportunità, dare un lavoro e istruzione per i loro figli. Siamo nella condizione di poter agire in modo adeguato davanti a questa grande sfida, perché in passato abbiamo lavorato per risanare le finanze dello Stato».

Nuove aperture al piano della Commissione Ue per la ridistribuzione di 120mila richiedenti asilo in Europa arrivano anche dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, che però ha ricordato che le quote dovranno essere aggiornate in base alle circostanze: «È un primo passo importante, ma ce n’è un altro che bisogna intraprendere perché il numero di rifugiati non si può determinare nè in Germania né in Svezia, ma è il risultato di circostanze. Per questo, avremo bisogno alla fine di un sistema aperto di quote». Di sicuro per la Merkel «la soluzione politica del conflitto in corso in Siria è prioritaria per risolvere l’emergenza migranti». La cancelliera lo ha ripetuto durante un colloquio telefonico con il premier turco Ahmet Davutoglu. Rimangono però diversi i Paesi dell’Est che continuano sulla linea dura, in primis l’Ungheria con il premier Viktor Orban che ribadisce la necessità di completare al più presto la costruzione del muro al confine con la Serbia. Dopo la tensione alla frontiera di ieri, oggi alla stazione di Budapest nuovo lunghe code di migranti e profughi che cercano di prendere un treno per arrivare al confine austriaco. Secondo le forze speciali ungheresi, due terroristi arabi si erano infiltrati  nei giorni scorsi tra i migranti in arrivo nel Paese. A smascherarli alcuni profili Facebook. Anche il presidente polacco, Andrzej Duda, ha dichiarato che il Paese è contrario alle quote obbligatorie per la redistribuzione di rifugiati nell’Ue: «In Europa si parla sempre di come risolvere le conseguenze, poco di come risolvere le cause. L’Europa è in una sorta di circolo vizioso». Ma la Ue avverte: i Paesi che non intendono partecipare alla ripartizione obbligatoria dei profughi dovranno pagare una multa pari allo 0,002% del Pil. L’opt out comunque sarà possibile solo per un anno e le motivazioni saranno vagliate di volta in volta da Bruxelles.

Alla questione migranti dunque è collegata la situazione in cui versano i Paesi del Medio Oriente e non solo. In Iraq il vice ministro della Giustizia e un alto responsabile dello stesso dicastero sono stati rapiti a Baghdad da uomini armati. Secondo alcune fonti, il viceministro Abdul-Karim al-Saadi e il direttore del dipartimento ispettivo del ministero della Giustizia sono stati prelevati dall’auto sulla quale viaggiavano nel quartiere di Banuk. Ma è la situazione in Siria ad allarmare più di ogni altra. Il ministero della Difesa francese ha infatti annunciato che questa mattina sono cominciati i primi voli di ricognizione sul Paese. «Ci permetteranno di valutare la possibilità di procedere ad eventuali raid contro l’Is», aveva annunciato ieri il presidente Francois Hollande. Il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha confermato: «Questi voli permetteranno al momento opportuno di valutare a quali azioni procedere». In merito a queste operazioni è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni: «Ognuno sceglie i suoi metodi e le sue priorità, noi non discutiamo quelle di altri, ma siamo consapevoli e orgogliosi delle nostre». Mentre in Gran Bretagna continua la polemica dopo le parole del premier David Cameron in Parlamento, che ha riferito dell’uccisione mediante droni di due cittadini britannici membri dello Stato Islamico, avvenuta ad agosto a Raqqa, in Siria. Il segretario alla Difesa Michael Fallon ha dichiarato che il Regno Unito ‘non esiterebbe’ a lanciare nuovi attacchi segreti con i droni in Siria qualora ci fosse una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Per Fallon si è trattato di «un atto di auto-difesa perfettamente legale. Ci sono altri terroristi coinvolti in altri complotti che potrebbero arrivare a compimento nelle prossime settimane o mesi, non esiteremo a intraprendere di nuovo simili operazioni». Di pericoloso precedente parla invece Jeremy Corbyn, il candidato Labour, che ha chiesto al premier britannico una ‘risposta adeguata’ alle richieste sui perché di queste azioni. Il deputato dell’Snp, Humza Yousaf, ha parlato di «uccisione extra giudiziale senza processo», ma a mostrare perplessità sono gli stessi conservatori, che temono l’esistenza di una lista di jihadisti da eliminare.

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