mercoledì, Maggio 12

Migranti, Italia rischia sanzioni per impronte non prese field_506ffb1d3dbe2

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La Commissione Ue ha dato il via libera a una prima registrazione di due proposte di iniziativa popolare da parte di cittadini europei sul tema della riforma dello stato di famiglia e del diritto di asilo europeo. Il Collegio dei Commissari ha quindi stabilito che queste due iniziative rientrano nelle materie di competenza della Commissione. Non si tratta di un’adesione alle due proposte, ma solo di una prima dichiarazione di ammissibilità delle stesse, perché giudicate non contrarie ai valori dell’Unione europea. La prima iniziativa, dal titolo «Mamma, papà e bambini», chiede una ridefinizione di quello che i regolamenti europei definiscono «matrimonio». La seconda chiede una riforma del sistema di asilo europeo, in modo che includa un procedimento equo, permanente e trasparente di ricollocamento dei rifugiati, quindi di richiedenti asilo, tra gli Stati membri. Le due proposte saranno registrate nelle prossime settimane: a quel punto i promotori hanno 12 mesi per poter ottenere i requisiti per poter andare avanti: si tratta di un milione di firme dai cittadini di almeno sette Stati membri. Solo dopo questo passaggio, la Commissione dovrà comunque esaminare la proposta. Sia nel casso di ammissione, sia nel caso del respingimento, dovrà spiegare per iscritto la propria decisione.
Inoltre, istituzioni Ue e Stati «devono correggere le lacune nel funzionamento degli hotspot, incluso stabilire le necessarie capacità ricettive per raggiungere gli obiettivi, e concordare rapidamente un preciso calendario affinché anche altri hotspot diventino operativi». Così la bozza di conclusioni del vertice Ue del 17 e 18 dicembre.  «Nonostante il duro lavoro degli ultimi mesi il livello di attuazione di alcune decisioni» per affrontare la crisi migratoria «è insufficiente». Così la bozza di conclusioni del vertice Ue del 17 e 18 dicembre, in cui si individuano 7 punti, da hotspot a registrazioni, su cui occorre insistere. «Schengen è sotto seria pressione», si legge.

Tuttavia la notizia di oggi è che l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto del regolamento EuroDac è sempre più vicina: il collegio dei commissari della Commissione europea, nella sua riunione odierna, non ha infatti avanzato obiezioni. Lo si apprende da qualificate fonti europee. La decisione, salvo colpi di scena, sarà però adottata formalmente solo domani al termine del consueto iter procedurale e sarà resa nota nel contesto del pacchetto mensile di infrazioni. «Continua una strage silenziosa nel Mediterraneo, con i morti che sono più che raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014: da 1600 a oltre 3200. Continuano le morti di bambini, dimenticate: oltre 700 dall’inizio dell’anno», denuncia oggi il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego. Anche oggi si registra l’ennesima tragedia nel Mar Egeo, davanti alle coste della Turchia: un barcone carico di migranti è affondato vicino all’isola greca di Farmakonissi provocando la morte di almeno 11 persone, tra cui 5 bambini. I dispersi sono 13. A bordo dell’imbarcazione, ha detto la Guardia Costiera, c’erano circa 50 persone, 26 sono state salvate.

Siria/1 – Il presidente russo Vladimir Putin si augura che non sia necessario ricorrere alle armi nucleari nella guerra contro lo Stato islamico. In un incontro al Cremlino con il ministro della Difesa Sergey Shoigu, che lo ha aggiornato degli ultimi sviluppi delle operazioni russe in Siria contro l’Is, Putin ha detto: «Dobbiamo analizzare tutto quello che avviene sul campo di battaglia, come funzionano le armi». Al momento, ha sottolineato, «i Kalibr (missili da crociera lanciati dalle navi) e i KH-101 (missili da crociera sparati dagli aerei) si sono dimostrati moderni ed altamente efficaci e adesso lo sappiamo per certo, sono armi di precisione che possono essere dotate di testate convenzionali e speciali, vale a dire nucleari. Naturalmente questo non è necessario quando si combattono i terroristi e io spero che non lo sarà mai».

I jet militari russi hanno compiuto 82 incursioni colpendo 204 obiettivi dei «terroristi» in Siria: lo ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov precisando che i raid sono stati effettuati nelle province di Aleppo, Idlib, Latakia, Hama e Homs. Putin ha anche annunciato oggi che è stata ritrovata la scatola nera dell’aereo da combattimento russo abbattuto dalla Turchia due settimane fa. «Chiedo di aprirla con esperti stranieri e documentare tutto», ha detto il capo del Cremlino in un incontro con il ministro della Difesa Sergei Shoigu, il quale ha spiegato che il registratore di volo del Su-24 è stato trovato dai militari siriani nel luogo in cui l’aereo è caduto. Putin spera ora di capire ora cosa è successo il 24 novembre al confine tra Turchia e Siria. Il governo di Ankara insiste sul fatto che il jet abbia violato lo spazio aereo turco e sia stato avvertito prima di essere abbattuto. Mosca nega entrambi i punti e accusa la Turchia di «tradimento».

Siria/2 – Anche la strategia americana nei confronti dell’Is potrebbe cambiare a breve. «La realtà è che siamo in guerra», ha dichiarato il capo del Pentagono, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso per aggiornare sulla strategia degli Stati Uniti contro l’Is. Carter ha detto di aver «personalmente contattato» 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta allo Stato islamico. «Gli Usa sono pronti all’invio di elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq» per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi. Sono d’accordo con il generale Dunford che non abbiamo contenuto l’Isis». Il capo del Pentagono, Carter sottolinea poi che dispiegare «significative» forze di terra Usa in Siria e in Iraq è una cattiva idea perché «americanizzerebbe» il conflitto. Poi un invito a Putin: «La Russia deve concentrarsi sulla parte giusta di questa guerra».

A tal proposito, il segretario di Stato americano John Kerry sarà la prossima settimana a Mosca per un incontro con Putin dedicato a Siria e Ucraina. Lo ha annunciato lo stesso Kerry, che si trova a Parigi per la conferenza sul clima, sottolineando il ruolo «costruttivo» giocato nelle ultime settimane dalla Russia sulla crisi siriana. «Andrò a Mosca tra una settimana e vedrò Putin ed il ministro degli Esteri Sergei Lavrov per parlare di Siria ed Ucraina». Si tratta della seconda visita quest’anno di Kerry in Russia, dopo un faccia a faccia con il leader del Cremlino a Sochi nel maggio scorso. L’incontro russo-americano dovrebbe precedere la nuova conferenza sulla Siria, prevista a New York per il prossimo 18 dicembre, la cui convocazione dipenderà comunque dai risultati della riunione delle forze dell’opposizione siriana che si apre oggi a Riad con l’obiettivo di unire le loro posizioni. Sempre oggi si è appreso che quattro jet militari della coalizione anti-Isis a guida Usa si trovavano nell’aerea di Deir az-Zor il 6 dicembre quando – stando a quanto denunciato da Damasco – una postazione delle truppe del governo siriano è finita sotto attacco aereo: lo sostiene il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, secondo cui non c’erano aerei militari russi nella zona ma due paia di jet di due paesi della coalizione. I ribelli siriani hanno cominciato a lasciare l’ultima area della città di Homs sotto il loro controllo dopo un accordo di cessate-il-fuoco raggiunto con il governo: lo riferisce la Bbc online, che cita l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Con questo accordo l’intera città torna sotto il controllo del governo.

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