mercoledì, Settembre 29

Migranti, in Europa serve un'assistenza sanitaria Il costo dell’esclusione dalla sanità pubblica costa più dell'inclusione. Programmi di politica sanitaria

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Come già anticipato, la possibilità che i flussi migratori si accompagnino alla diffusione di malattie trasmissibili è abbastanza remota. Reagendo ai moniti lanciati da politici populisti circa i rischi di possibili epidemie, sia l’Oms che l’Ue hanno assunto una posizione chiara, affermando che il rischio di insorgenza di malattie infettive derivanti dai flussi corrente di immigrati è estremamente basso: i migranti non rappresentano, insomma, una minaccia per la salute pubblica.
Sul punto, Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l’Europa, ha sottolineato che nonostante questa percezione comune di una possibile relazioni tra migrazioni e diffusione di malattie infettive, non vi è alcuna associazione sistematica. Essendo le malattie trasmissibili associate principalmente alla povertà, si può dire che rifugiati e migranti siano esposti al rischio di patologie malattie infettive già comuni in Europa, più che esserne portatori. Martin Seychell, direttore generale aggiunto della direzione generale della Commissione per la Salute e la sicurezza alimentare, ha sottolineato che le misure sanitarie adottate in favore dei rifugiati non sono conseguenza del fatto che sia la loro salute ad essere a rischio, non quella dei cittadini europei.

Sul piano giuridico, il diritto di accesso all’assistenza sanitaria, o ‘diritto alla salute’, è sancito in diversi accordi internazionali sui diritti umani. Ad esempio, La Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali dell’Onu riconosce «il diritto di ogni individuo a godere del miglior stato di salute fisica e mentale», mentre la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea afferma che «tutti ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e il diritto di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali», almeno in teoria.
In pratica, invece, lo status giuridico rappresenta uno dei principali ostacoli di fatto all’assistenza sanitaria in molti Stati Ue. Ad esempio, spesso i migranti irregolari possono accedere alle sole cure d’emergenza, peraltro non sempre concesse gratuitamente. L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (European Union Agency for Fundamental Rights, Fra) e le parti interessate, come la Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti irregolari (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants, Picum) sostengono la necessità di un accesso indifferenziato all’assistenza sanitaria primaria e preventiva. Nei loro rapporti annuali del 2014 e 2015, i due enti denunciano la mancanza di un accesso immediato e tempestivo agli esami medici e al trattamento, riservati solo quando lo stato di salute di un singolo degrada in situazione emergenza con tutti i rischi del caso. Questo assunto fa eco ad una ricerca sui richiedenti asilo e rifugiati recentemente pubblicata in Germania, che suggerisce come il costo dell’esclusione di questi gruppi dalla sanità pubblica sia in definitiva superiore alla loro inclusione.

In termini di una risposta immediata di sanità pubblica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda una prima selezione dei migranti su base medico-sanitaria, seguita poi da una diagnosi specifici e da trattamenti mirati in riferimento a gruppi omogenei. Sostiene, inoltre, la necessità di garantire un pieno accesso a cure di qualità a tutti i migranti, indipendentemente dal loro status. L’Oms sottolinea il proprio auspicio che, nel lungo termine, i sistemi sanitari nazionali siano adeguatamente preparati per questa sfida.
Il Parlamento europeo ha più volte sottolineato l’importanza di fornire assistenza sanitaria nei di soggetti ‘deboli’ come i migranti, indipendentemente dal loro status giuridico. La Commissione europea ha già stanziato fondi di emergenza e sostiene progetti nell’ambito dei programmi di politica sanitaria dell’Unione europea. Inoltre, ha recentemente introdotto l’uso della cartella clinica personale (
personal health record o phr, una cartella clinica dove i dati clinici e le informazioni correlate alla cura del paziente è gestita dal paziente stesso e in grado di fornire un completo e accurato resoconto della storia medica dell’individuo accessibile via internet) per stabilire le esigenze mediche dei migranti, da mettere a disposizione in tutti luoghi interessati da massicci afflussi di migranti.

Sulla stessa linea dell’Oms, infine, il parere specifico emesso dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cepcm). Per quanto riguarda i migranti, urgono sistemi di accoglienza che prevedano valutazioni della salute effettuate immediatamente dopo l’arrivo, rifugi adeguati per garantire l’igiene personale e il cibo e una corretta alimentazione e la riduzione degli affollamenti nei singoli locali.
In termini di azione da parte della sanità pubblica, occorre un primo esame per le malattie trasmissibili in base al Paese d’origine dei migranti e dei Paesi transitati, un programma di vaccinazione per le patologie più comuni e un sistema di tracciabilità per monitorare i flussi migratori dal punto di vista medico-sanitario, dal Paese di primo arrivo alla loro destinazione finale.

 

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