sabato, Settembre 18

Migranti, il nuovo 'muro' austriaco

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Spielfeld ovvero, secondo la minoranza slovena che qui abita, Spilje è la località della Stiria austriaca il cui posto di frontiera nei mesi scorsi ha costituito la maggior porta d’ingresso dei migranti provenienti dai Balcani e diretti, per la quasi totalità, in Germania.

A Spielfeld il 26 Novembre scorso sono iniziati lavori per la costruzione di un’imponente struttura d’accoglienza. Questi lavori comprendono anche la costruzione di una recinzione di fili d’acciaio alta quattro metri e lunga per diversi chilometri a est e a ovest del passaggio di frontiera. Il costo dell’opera si aggira sui dieci milioni di euro. L’obiettivo immediato è prendere finalmente sotto controllo il flusso di migranti in entrata perché la recinzione costringerebbe, secondo il Ministero degli Interni austriaco, a seguire il percorso che porta all’adiacente centro di registrazione.

A prima vista non pare una soluzione molto diversa da quella adottata mesi fa dalla vicina Ungheria, ma in realtà, sempre secondo il Governo austriaco, ne è agli antipodi. Vienna ha fatto sapere che quando saranno ultimati i lavori, il che dovrebbe avvenire già a fine Dicembre, da Spiefeld potranno entrare in Austria con una regolare registrazione, che in sostanza consiste nella presa delle impronte digitali e nell’assegnazione di un numero personale, anche 11 mila profughi al giorno. Attualmente arrivano poche centinaia di profughi al giorno, ma il calo degli arrivi è dovuto più che altro alle cattive condizioni climatiche. Il Governo austriaco già calcola che col ritorno della primavera e del bel tempo gli arrivi torneranno ad essere molti di più. Insomma mentre la recinzione ungherese, che alcuni Politici austriaci spregiativamente chiamane ‘muro‘, ha un fine deterrente e vuole scoraggiare l’ingresso di migranti, la recinzione austriaca rappresenta quasi un invito a presentarsi lì dove si sa che viene garantita l’accoglienza di più di dieci mila persone al giorno.

Certo, tutta l’organizzazione austriaca si basa su una condizione senza la quale crollerebbe all’istante e cioè che la Germania sia disposta anche l’anno prossimo ad accogliere un numero illimitato di profughi dall’Asia e dall’Africa. L’Austria infatti si concepisce sostanzialmente come un Paese di transito e Spielfeld alla frontiera con la Slovenia può funzionare e ha senso solo se Salisburgo alla frontiera con la Germana lavora pressoché allo stesso ritmo in uscita.

Il numero di coloro che hanno finora chiesto asilo in Austria non è insignificante: da Gennaio a fine Settembre sono stati 56 mila (nello stesso periodo del 2014 erano stati 18 mila, con un incremento dunque superiore al 100%). Resta però il fatto che quella cifra corrisponde ad appena una settimana di lavoro a pieno ritmo del centro di Spielfeld, il quale dunque lavorerà in sostanza per la Germania. In questo modo il Cancelliere socialdemocratico Werner Faymann si è legato irrevocabilmente alla politica migratoria di Angela Merkel, come del resto si era impegnato a fare in una recente visita a Berlino.

Tuttavia non solo nel Paese, ma anche nel Governo austriaco si moltiplicano i segnali di disagio. Nelle recenti elezioni regionali nel Burgenland, in Alta Austria e nella stessa Vienna, dove il Partito socialista da decenni controlla gli ambenti sociali che contano, si è registrato un netto avanzamento del Partito liberale (FPÖ), l’unico che si dichiara in favore di un’accoglienza più selettiva.

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