mercoledì, Dicembre 1

Migranti, i primi dubbi sull'Austria

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E’ passato ormai un anno dai primi segnali di allarme lanciati dal capo del governo ungherese Viktor Orbán, che chiedeva una politica europea comune sul tema dell’immigrazione e sono tre mesi ormai da quando la situazione ha raggiunto livelli decisamente critici, ma i dirigenti politici degli stati europei sono ancora lontani dall’aver trovato una valida risposta al problema.

E’ toccato ieri all’Austria mostrare quanto profonda sia l’incertezza in cui ancora ci si dibatte. Dopo avere per settimane provato a muoversi sulla scia della Germania, appoggiando senza esitazioni la politica delle frontiere aperte e criticando fino alle soglie dell’insulto personale i responsabili ungheresi che le avevano chiuse, il governo di Vienna dà ora segni di cedimento. Per prima ha evocato la possibilità di qualche ‘intervento strutturale’ alla frontiera con la Slovenia la ministro degli interni Johanna Mikl-Leitner, del Partito popolare. Ma temendo di pronunciare parole che possono suonare sgradite a una parte dell’opinione pubblica e, soprattutto, a quei media che vigilano sul rispetto della correttezza politica, non è riuscita a dire cosa fosse la struttura a cui pensava. Prima ha vagamente accennato a una ‘chiusura di qualche chilometro’, poi a uno ‘sbarramento tecnico’ (e qui l’aggettivo serviva solo a distogliere l’attenzione dal sostantivo) e infine si è lasciata sfuggire ‘ovvero una recinzione’, che purtroppo è la parola usata dai criticatissimi ungheresi per la loro struttura sulla frontiera. Alla ministro è allora venuto in soccorso lo stesso cancelliere Faymann, socialista, che ha fatto chiarezza, rilevando come esista una differenza ‘fra costruire uno sbarramento o una porticina (Türl) con due ante’. Resta solo da spiegare cosa altro ci possa essere ai lati di una porticina se non un muro. Se la situazione non fosse così drammatica verrebbe da pensare allo spassoso, ma non fantastico, capitolo de L’uomo senza qualità dell’austriaco Musil, in cui si racconta come l’Austria-Ungheria sia crollata precisamente a causa di un errore linguistico.

Una lucidità non maggiore dei membri del governo ha dimostrato questa settimana il capo dello stato austriaco che lunedì invitava solennemente i suoi connazionali a solidarizzare con i migranti e a immaginarsi di essere al loro posto mentre mercoledì annunciava che ‘l’Austria è arrivata al limite delle sue possibilità’. Su questo sfondo molti austriaci cominciano a nutrire dubbi sulla capacità del loro Paese di gestire la crisi. Probabilmente questi dubbi sono aumentati quando Faymann ha smentito la notizia della costruzione di una recinzione dicendo che, in ogni caso, nulla riuscirebbe a fermare i migranti. Ma ognuno vede che una cosa è accogliere i migranti per motivi umanitari, tutt’altra cosa accoglierli perché si è perso il controllo delle frontiere e non si riesce a ristabilirlo. E’ un’idea curiosa quella secondo cui mettere ordine alla frontiera è inutile perché ‘se qualcuno costruisce un muro di tre metri, qualcun altro troverà una scala di quattro’. Sono inutili le leggi perché c’è chi le infrange?

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