martedì, Settembre 21

Migranti, Gruppo Visegrad: ‘No al ricatto Ue’

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Nonostante la firma dell’accordo di Roma a 60 anni dai trattati costitutivi della CEE,  i Paesi del gruppo Visegrad tornano all’attacco della Ue: nessun ricatto da parte dell’Europa, che lega la politica migratoria a quella finanziaria riducendo gli aiuti a chi non accoglie i profughi. Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, riuniti a Varsavia per un mini-vertice sui migranti e sulla Brexit, hanno messo al centro delle discussioni proprio la questione dell’immigrazione. Se dovesse saltare l’accordo con la Turchia, l’Ungheria ha confermato per bocca del premier Victor Orban che fermerà i migranti, grazie al muro e alle nuove leggi sull’asilo. «Vogliamo che la Brexit avvenga in modo ordinato e senza mettere a rischio gli interessi della Polonia e di altri Paesi membri», invece la premier polacca, Beata Szydło, che è intervenuta sull’altro tema caldo.

Il cancelliere austriaco Kern invece ha annunciato che chiederà all’Ue  ‘comprensione’ in relazione all’intenzione disapplicare il piano di ricollocamento dei migranti. «Nessun Paese può ritirarsi unilateralmente dal piano europeo di ricollocamenti, che è legalmente vincolante. Se lo facessero sarebbero fuori dalla legge e questo sarebbe profondamente deplorevole e non senza conseguenze», la replica immediata della portavoce della Commissione europea per la Migrazione Natasha Bertaud.

Domani sarà intanto il grande giorno per la Gran Bretagna, che darà avvio al procedimento della Brexit. «E’ uno dei momenti più importanti nelle recente storia del Regno Unito», ha ammesso la premier Theresa May, secondo cui ora l’obiettivo è quello di creare una «relazione profonda e speciale» con l’Europa.

«Per la Gran Bretagna sarà molto costoso lasciare l’Unione europea», il commento invece del capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber. «Londra dovrà rispettare tutti gli obblighi in corso e la legislazione in corso se no sarebbe un comportamento irrispettoso che creerebbe problemi ai negoziati», ha affermato il tedesco, che si aspetta da Londra un «comportamento corretto durante i negoziati: tutti i messaggi sulla volontà di creare un paradiso fiscale non stanno creando un’atmosfera di fiducia. E’ finita la possibilità di scegliere ciò che piace di più. Abbiamo fatto tutto il possibile per aiutarli a restare, ora sarà un dibattito duro. Negli ultimi nove mesi abbiamo avuto da Londra solo messaggi su cosa non vogliono, domani speriamo di avere messaggi su cosa vogliono per il futuro della relazioni. Il tempo è dalla nostra parte ed è un vantaggio strategico per l’Unione europea». Secondo Weber il negoziato dovrebbe svolgersi in due fasi: la prima per definire il divorzio, la seconda per le relazioni future.

A lanciare un messaggio alla Ue il sindaco di Londra Sadiq Khan: «Non c’è bisogno di instillare paure di punizioni per il Regno Unito, perché una istituzione orgogliosa, ottimista e fiduciosa non si assicura il futuro tramite la paura, semmai il contrario». Ha confermato poi che Londra «resterà sempre una partner chiave per Bruxelles e per ogni altra nazione europeo nel suo ruolo di capitale commerciale e finanziaria senza rivali». Poi sul capitolo immigrati ha ribadito che «è interesse del governo e del Paese continuare ad attrarre talenti ed essere flessibile nelle politiche migratorie. A Londra lavorano trecentomila operai nei cantieri edili, il 50% di loro è nato nel Regno Unito ma di questi, la metà andrà in pensione entro cinque anni». A ha lanciato anche un appello al governo britannico, che deve cominciare il negoziato per la Brexit «assicurando i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito».

Per la Gran Bretagna poi in serata altra doccia fredda: il Parlamento della Scozia ha votato in maggioranza a favore della richiesta di un referendum bis sulla secessione da Londra in risposta alla Brexit.

Sempre rimanendo in Gran Bretagna, un uomo di 30 anni è stato arrestato a Birmingham nell’ambito delle indagini sull’attacco a Londra: è sospettato di preparare attentati terroristici. Intanto emerge che Khalid Masood ha agito da solo, secondo quanto afferma la polizia londinese, che ammette inoltre che ad oggi non sono emersi legami con il terrorismo.

Passiamo alla Siria, dove la Russia, secondo il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, potrà usare le basi militari dell’Iran per missioni contro i terroristi nel Paese, ma questo uso «sarà valutato caso per caso prima di prendere una decisione». Intanto oggi al Cremlino riunione del presidente Hassan Rohani con l’omologo russo, Vladimir Putin, per discutere di vari temi, tra cui proprio la Siria.

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