sabato, Aprile 10

Migranti: è rischio guerra contro l'Ungheria? Le migrazioni di massa manovrate a fini geopolitici: rischio seconda guerra nell’Europa centro-orientale

0
1 2


Più passano i giorni, le settimane e i mesi, e più la grande idiozia dell’invasione dell’Europa come di un fenomeno inarrestabile mostra la corda. Certo, non si può sperare che capiscano come stanno le cose i buonisti incalliti, gli eterocentrici e eterofili che sacrificano se stessi e i propri figli alla demenziale accoglienza universale di chiunque, ‘altro’ e ‘diverso’, bussi alle frontiere europee. Ma i fatti sono fatti.
Prima l’attacco dal sud, preceduto dalla guerra della Nato che -grazie ai falchi Nicolas Sarkozy e Giorgio Napolitanoha distrutto un Paese (la Libia) un tempo unito, con un alto livello di reddito, e guidato sì da un dittatore musulmano, ma laicheggiante e capace di tenere a bada i tribalismi e le rivalità regionali del suo Paese. Poi l’attacco da Est, con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, Paese membro della NATO, che fa passare tutti, e un console francese che vende i gommoni a chiunque voglia entrare in Grecia, e in particolare ai siriani in fuga dalla ‘guerra civile’ che da anni, con il contributo determinante dei servizi segreti occidentali e oggi dell’ISIS, stanno distruggendo un Paese colpevole di non aver mai ceduto all’arroganza israeliana, tanto da rivendicare ancora -secondo diritto internazionale- il Golan occupato da Tel Aviv nel 1967.

 

Le migrazioni di massa manovrate a fini geopolitici

Soltanto un cinico business privato, quello della console parigina? Solo gli ingenui possono pensare a uno scenario del genere. La verità che emerge quando il flusso dei migranti mette piede nei territori europei è ben altra: teoricamente, ci si sarebbe potuto aspettare che di fronte al vento migratorio dell’Est, insorgesse un alto là fermo e deciso da parte della Germania e degli altri big europei, Gran Bretagna e Francia. Invece, dopo un primo allarme, si è assistito a uno stop and go, o per meglio dire un go e stop i cui effetti (e fini?) sono chiari.

Il ‘go’ (o il ‘come in’, se si vuole) è servito a Bonn e Londra per accogliere decine di migliaia di siriani, e non solo per motivi di migliore professionalità rispetto ai migranti provenienti dalla frontiera meridionale dell’Unione, ma anche perché essi possano diventare la base di massa di un cambio di regime a Damasco. ‘Ceto medio-alto’ in salsa mediorientale, istruito nelle capitali europee come le elites afroasiatiche ai tempi del colonialismo del secolo scorso. Sullo sfondo, la solita ambiguità euroamericana, che dice di voler bloccare l’ISIS, ma operando al di fuori di una concertazione con gli alleati di Assad, perché vuole allo stesso tempo rovesciare il Governo di Damasco, inseguendo la chimera di una terza via che la fine della Libia dovrebbe aver dimostrato essere tale a tutti. Una volta deciso l’intervento -al di fuori dell’egida ONU, e dunque senza alcuna concertazione con la Russia, l’Iran, o Paesi come il Venezuela (che forse non a caso ha ‘risposto’ agli anglo-tedeschi offrendosi anch’esso come ospite, ma lontanissimo, dei profughi siriani)- si sa come possono andare le cose: si bombarda un po’ l’ISIS, secondo gli umori dei comandanti militari in loco o di chi controlla direttamente il Pentagono, e poi, se qualche bomba fa strage anche di soldati governativi, fa niente, anzi un simile doppio binario favorisce la ‘terza via’. Libia docet.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->