lunedì, Ottobre 25

Migranti e accuse alle Ong: la distrazione che conviene all’Ue

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Blaming the Rescuers’, questo lo studio dei ricercatori del dipartimento Forensic Oceanography della Goldsmiths University of London che denuncia una vera e propria «campagna di delegittimazione e criminalizzazione scatenata contro le Ong». Il report di Charles Heller e Lorenzo Pezzani si compone di un’analisi dettagliata delle attività di diversi organi: dall’Unione Europea, alla Guardia Costiera libica, dai trafficanti, ai fuggitivi stessi, fino alle Ong. Le navi umanitarie che soccorrono i rifugiati nel Mar Mediterraneo «non sono il vero ‘fattore di richiamo’», non sarebbero loro, cioè, a favorire gli attraversamenti in mare e, quindi, a fiancheggiare economicamente i trafficanti. Questo si evidenzia nella ricerca. Viene rifiutata quella che loro stessi chiamano «narrativa tossica» cioè quella che cerca di incolpare le Organizzazioni Non Governative per la crisi migratoria sempre più buia.

Il report, nello specifico, analizza le dinamiche della migrazione nel Mediterraneo tra il 2015 ed il 2016 per verificare ciò che c’è dietro le accuse mosse alle Ong. Nonostante il loro ruolo cruciale, le operazioni Save And Rescue (SAR) negli ultimi mesi sarebbero diventate l’oggetto di una campagna di delegittimazione e di criminalizzazione che ha coinvolto non solo voci di Frontex, politici, i media ma che hanno anche innescato una serie di indagini processuali nei tribunali italiani. L’accusa mossa sarebbe quella di incoraggiare i trafficanti ad usare strategie pericolose di attraversamento del mare dalla Libia all’Italia. Uno degli autori della ricerca, Lorenzo Pezzani, ha dichiarato: «le prove semplicemente non supportano l’idea che i soccorritori delle organizzazioni siano responsabili per la crescita del traffico di migranti. Le argomentazioni contro le ONG ignorano deliberatamente il peggioramento delleconomia e la crisi politica che sta attraversando diversi Paesi in Africa e che ha fatto salire il numero degli attraversamenti nel 2016. La violenza sui migranti in Libia è così estrema che loro stessi affrontano il mare con o senza la possibilità di venire salvati».

Ad aggravare l’emergenza, l’assenza di forze governative o gruppi militari a presidiare la situazione nel Mediterraneo e la conseguenza è che l’intervento delle Ong è divenuto sempre più cospicuo. Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, ha parlato di una possibile connessione a fini di lucro tra queste organizzazioni e i trafficanti di migranti i quali finanzierebbero le ONG in cambio di libertà di movimento nel Mediterraneo. Anche da Frontex, l’Agenzia europea della Guardia di Frontiera e Costiera, arrivano le insinuazioni: credono che ci possa essere un collegamento tra l’attività di salvataggio e il fatto che più migranti vogliano partire con un maggior rischio di aumento dei morti in mare. Le Ong sarebbero attori inconsapevoli della vicenda ed un aiuto per i trafficanti che, sapendo della loro presenza, utilizzerebbero imbarcazioni tutt’altro che sicure, e quindi, più pericolose.

La ricerca, partita proprio dall’interesse di comprendere se le Ong fossero responsabili di un favoreggiamento della situazione o meno, ha portato ad evidenziare che le accuse rivolte alle operazioni Save and Rescue si basano, in realtà, su delle analisi di parte e su collegamenti di «‘false casualità’». In altre parole, l’aumento della migrazione e, quindi, delle tragedie connesse ad essa, non sarebbe attribuibile affatto alle operazioni messe in atto dai gruppi di salvataggio accusati. Il dito lo dovremmo puntare, piuttosto, contro lUnione Europea: dicono nel report. Nessun nesso tra le Ong e gli scafisti ma un’assoluta mancanza da parte delle istituzioni europee, le vere colpevoli.

La denuncia della Goldsmith non si ferma qui: la campagna denigratoria causa un più grave ed ulteriore peggioramento dell’emergenza. Il fatto che l’attenzione dei media e delle autorità sia stata spostatavolontariamentesulle presunte scorrettezze delle Ong, allontana dal vero problema: l’inadeguatezza di una strategia politica che riesca ad affrontare seriamente il problema, causa reale del picco di morti.

Le stesse Nazioni Unite hanno documentato la drammatica situazione nei Paesi da cui questa gente fugge: vendite all’asta di schiavi, posti dilaniati dalla guerra, alti tassi di rapimenti, violenze, abusi e lavoro forzato. Nonostante la consapevolezza della situazione e la denuncia della violazione di diritti umani, quello che l’Unione Europea sta facendo è dare fondi e strumenti alla Guarda Costiera libica, affinché possa far tornare indietro le barche ormai in mare e prevenire le partenze. Il tutto ignorando il grido d’allarme dei gruppi umanitari che continuano a denunciare gli abusi della stessa Guardia Costiera sui migranti, nonché, i numerosi attacchi proprio a quelle imbarcazioni precarie; forzare i rifugiati a tornare indietro, costituirebbe una chiara violazione del diritto internazionale, dicono gli stessi.

Per giunta, cooperare con l’instabile Governo libico, coincide non per caso, secondo i ricercatori, con il tragico aumento dei viaggi della speranza e non solo: circa 1800 rifugiati hanno già perso la vita in mare questanno. Nella ricerca si aggiunge che non c’è alcuna prova che questa impennata delle cifre (181,500 migranti sono stati salvati e portati in Italia nel 2016), sia stata causata dalle missioni umanitarie di ricerca e salvataggio SAS. «Come ha riconosciuto anche Frontex, l’aumento dei viaggi era in linea con i trend degli anni passati circa gli attraversamenti di migranti africani che, quindi, non possono essere attribuiti alla presenza delle missioni delle Ong», riportano.

Il report ha anche portato alla luce che le tattiche usate dai criminali per profittare dal commercio umano sono peggiorate di molto da quando è scoppiata la guerra civile libica. «Il peggioramento della crisi economica e politica che colpisce diverse regioni in tutto il continente africano, a partire dai disordini in Libia, ha giocato un ruolo fondamentale nell’aumento del numero di partenze», scrivono. Danno, inoltre, una colpa parziale all’operazione europea ‘Sophia mission’ che ha avuto il «maggior impatto sulle tattiche dei trafficanti» intercettando e distruggendo le imbarcazioni più grandi e più sicure. «L’uso della violenza da parte della Guarda Costiera libica quando intercetta le barche, conduce al rovesciamento delle barche mettendo in pericolo chiunque si trovi a bordo», aggiungono.

Conclude lo studio che quelle accuse alle Ong stanno scegliendo di ignorare il ruolo di quegli attori, incluse le agenzie e i Governi nazionali dell’UE, che stanno giocando nel rendere più pericoloso lattraversamento di questi migranti. «Colpevolizzare la situazione, è parte della tendenza preoccupante di criminalizzare le iniziative di solidarietà verso i migranti», afferma Pezzani. «E’, inoltre, una distrazione conveniente, perché svia lattenzione dai fallimenti degli Stati coinvolti nell’affronto del reale problema». «Uno dovrebbe chiedersi: perché c’è un vuoto così grande nelle attività di ricerca e salvataggio che rende i salvataggi delle Ong così essenziali? Charles Heller, ha affermato che, se la pressione crescente e le campagne di estrema destra dovessero fermare le operazioni umanitarie nel Mediterraneo, molti più rifugiati perderebbero la vita in mare.

Uno studio recente della Università di Oxford ha rivelato che i salvataggi hanno un minimo o, addirittura, nessun effetto sul numero di coloro che arrivano sulle coste dopo essersi imbarcati, mentre una ricerca del progetto Unravelling the Mediterranean Migration Crisis ha scoperto che la politica europea sulla crisi dei rifugiati è stata un «assoluto fallimento». Sophie Beau, cofondatrice di SOS Mediterranee ha detto che le ONG sono state forzate a comportarsi così per «il fallimento degli Stati europei.

«Le Ong sono prese di mira per la nostra presenza, quando le autorità dovrebbero incolpare loro stesse per la loro assenza. C’è una tragedia umanitaria che si sta consumando di fronte ai nostri occhi ed alle porte dell’Europa e noi non possiamo rimanere ciechi».

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