mercoledì, Giugno 23

Migranti: da Lesbo il Papa lancia un messaggio all'Europa La visita a una settimana dall'entrata in vigore dell'accordo sui profughi tra Europa e Turchia

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La rapidità della decisione di recarsi a Lesbo con i fratelli ortodossi, è solo l’ultima dimostrazione di quanto il tema delle migrazioni stia a cuore a Francesco e dunque al centro della sua azione pastorale. Francesco aveva stupito il mondo compiendo il primo pellegrinaggio del proprio pontificato a Lampedusa, per anni simbolo delle migrazioni e delle tragedie che essa accompagna, dove ha messo la cristianità in guardia dai pericoli della «globalizzazione del’indifferenza». A partire da quel momento, diversi sono stati i moniti lanciati sul tema: dal richiamo che «Anche Gesù e la sua famiglia» sono stati profughi, come ricordato nell’ultimo Angelus del 2013, all’ammonimento che «respingere i migranti è un atto di guerra» pronunciato lo scorso agosto, fino al’esortazione che «Tutta la Bibbia ci narra la storia di un’umanità in cammino, perché l’essere in movimento è connaturale all’uomo, con la stessa determinazione di Mosè di raggiungere una terra nella quale scorra latte e miele» nel gennaio di quest’anno. Parole di grandi forza persuasiva a cui il Pontefice ha accompagnato gesti altrettanto efficaci, come l’inaugurazione dell’Anno Santo a Bangui, capitale del Centrafrica sconvolto dalla guerra civile e tramutata per l’occasione da centro geografico del continente a centro spirituale della cristianità, al pellegrinaggio sulla rotta dei migranti latinoamericani lungo il Rio Grande, alla lavanda dei piedi dei migranti nel Castelnuovo di Porto, nei pressi di Roma, una settimana dopo gli spaventosi attentati di Bruxelles.

Francesco si colloca su una linea già tracciata nell’ultimo secolo dai suoi predecessori, da quando cioè la dimensione planetaria dei conflitti ha reso concreta l’eventualità dell’Apocalisse e i Pontefici sono stati protagonisti di una serie di celebri appelli per salvare il mondo sull’orlo del baratro: si pensi all’implorazione di Benedetto XV nel 1917 per fermare la Prima guerra mondiale, definita una ‘inutile strage’. Ma, al tempo stesso, la rinnova. Con una disinvoltura senza precedenti, che alterna ai tradizionali appelli ecumenici dei veri e propri strappi provocatori, Bergoglio ha allargato il proprio raggio d’azione dalle cancellerie dei potenti ai bassifondi delle periferie, riuscendo talvolta a riunire entrambe nello stesso luogo. È questo lo scopo ultimo del viaggio di domani.

La visita a Lesbo ha una genesi abbastanza lunga. Era nei piani di Francesco già dopo essersi recato a Lampedusa, ma all’epoca quella del Papa, per quanto autorevole, era solo una voce singola. Ora la presenza del Patriarca Bartolomeo porterà a incontrarsi sull’isola i massimi rappresentanti della Chiesa cattolica e di quella ortodossa in uno dei luoghi simbolo del martirio dei profughi. Un gesto di unità per offrire una risposta (politica?) a un’Europa che di fronte a questa sfida epocale ha palesato tutte le sue divisioni.

 

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