martedì, Aprile 13

Migranti, in crisi l’accordo con la Libia? Alfano è convinto della bontà, ma la realtà sembra di nuovo cambiare

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Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, intervistato dal ‘Corriere della Sera‘ in occasione della prima conferenza dell’Osce assieme ai Paesi del Nord Africa a Palermo, si è detto convinto del fatto che «la cooperazione tra Italia e Libia ha prodotto un crescente contenimento dei flussi migratori illegali, grazie anche alla diminuzione del transito dal confine con il Niger. Ora stiamo lavorando per rendere stabili questi risultati».

Ma la situazione migranti sta di nuovo tornando d’emergenza in Libia. «Ci sono rifugiati eritrei imprigionati nei centri di detenzione di Sabrata, senza accesso ad acqua, cibo e cure mediche da almeno cinque giorni», denuncia l’attivista eritrea Meron Estefanos. «La situazione è drammatica perché una settimana fa i carcerieri hanno abbandonato i centri a causa dei combattimenti e sono scappati, così i migranti sono fuggiti, ma sono stati arrestati da altri gruppi armati e dalle forze di sicurezza, che li hanno portati in altri centri dove si trovano da cinque giorni», afferma Estefanos. E i migranti sono in fuga perché i clan che gestivano questi centri sono stati sconfitti dal gruppo armato Sala operativa per la lotta all’Is, una coalizione di gruppi fedeli al governo di unità nazionale di Tripoli nata nel 2016 per combattere l’ISIS.

Tra questi il clan Dabbashi che, come documentato numerose inchieste giornalistiche, nel luglio scorso avrebbe concluso un accordo con il governo di Tripoli e con l’intelligence italiana per fermare le imbarcazioni dei migranti in partenza verso le coste italiane. E ora, sconfitto questo clan, ci si chiede che ne sarà dei migranti detenuti a Sabrata.

Secondo gli esperti, i segnali che stanno mandando i miliziani di Sala operativa fanno pensare che le partenze di migranti non ricominceranno da Sabrata, ma potrebbero aprirsi nuove rotte da altri porti sullo stesso tratto di costa. E le prime avvisaglie confermano questo. Tanto che ad accorgersene è anche una rete come ‘Al Jazeera‘, che ha documentato la situazione.

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