venerdì, Settembre 17

Migranti, Consiglio UE di svolta? field_506ffbaa4a8d4

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Dopo le tre riunioni del Consiglio Europeo che si sono susseguite dall’aprile scorso, i 28 dell’UE si rivedono oggi per un Consiglio che si spera determinante per la questione migranti. Il vertice dovrebbe mettere in chiaro i punti fondamentali della vicenda e raggiungere un accordo di massima sintesi dell’insieme dei provvedimenti assunti dall’Unione nel corso degli ultimi mesi. Si parlerà di cooperazione con i Paesi terzi, delle frontiere esterne e dell’attuazione di tutte le azioni concordate finora, compresa la ricollocazione e impegni finanziari presi dall’Unione.

Dopo l’ultimo incontro di settembre, il Consiglio europeo dovrebbe dare l’ok per un Piano d’azione congiunto con la Turchia come parte di un programma di cooperazione globale sulla base degli impegni già presi, oltre a discutere sulle nuove modalità di rafforzamento delle frontiere esterne all’UE, come un rafforzamento di Frontex ma non solo. Infatti, i temi sul tappeto sono diversi. Di sicuro c’è solo una cosa: che il Regolamento di Dublino, nei fatti, è stato già superato. Ora serve prenderne atto e agire di conseguenza, passando ai fatti. Ma prima di darlo per morto, come dicono più fonti da Bruxelles, serve creare una valida alternativa.

«A distanza di 6 mesi dal Consiglio Ue possiamo dire con chiarezza e senza troppi giri di parole che sull’immigrazione l’Italia aveva ragione, il resto dell’Ue no», è il commento ieri in Parlamento del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi. «L’accordo di Dublino è finito, restando alla politica, Dublino è finito. Non rivendico una scelta del Governo, ma dico che l’Italia aveva colto la complessità del problema immigrazione e un approccio non legato all’isteria del momento ma a una visione strategica. Tanti nostri amici e alleati hanno cambiato posizione sulla base di singoli eventi, momenti anche emozionanti, circostanze destinate per loro natura a produrre un effetto sull’immediato, ma non una strategia sul lungo periodo. Noi abbiamo detto che era il momento di cambiare la politica dell’Ue».

Il Presidente Donald Tusk è ottimista e punta a creare una immagine dell’Unione unita, che ha superato le divisioni e il caos nella gestione dell’emergenza che ha avuto picchi particolarmente alti in estate. Tra i temi sui quale punta Tusk, i centri di registrazione (hotspot) e il programma di ridistribuzione dei profughi, oltre all’avvio di una politica esterna di maggiore cooperazione con i Paesi di origine e transito. Per quanto riguarda gli hotspot, però, c’è ancora da lavorare, quantomeno su cosa significhi veramente: come spiega un diplomatico all’agenzia ‘AGI‘, «si tratta del primo punto di arrivo dei rifugiati, di un luogo, ma anche di una procedura, di un meccanismo, in ogni caso dell’elemento chiave perché una politica dell’immigrazione non può essere efficace senza che sia possibile identificare i profughi all’arrivo per decidere se hanno diritto all’asilo o se devono essere rimpatriati». E la Germania su questo punto è stata chiara: gli hotspot devono essere in grado di fornire una prima accoglienza ai migranti e non possono limitarsi alla registrazione. Senza una capacità di accoglienza non si realizzerebbe lo scopo degli hotspot, che è quello di procedere alla registrazione ma anche ai rimpatri e alla distribuzione degli aventi diritto, fa sapere il Governo della Cancelliera Angela Merkelalla quale sta costando cara, in termini di consenso, la gestione della crisi dei migranti, tra i tedeschi cresce la preoccupazione, secondo  i sondaggi degli istituti Forsa e Insa pubblicati ieri, il consenso  accordato dagli elettori tedeschi alla Cdu della cancelliera e agli  alleati bavaresi della Csu è sceso al 38%, il livello più basso dalle  elezioni del 2013, con un calo del 3,5%.

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